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Giù la maschera!

Giù la maschera!
di Nicoletta Tancredi

Appena ho detto di voler prenotare una settimana al mare con le bambine, i miei si sono fatti avanti.
Non perché, lavorando mio marito, io non sapessi badare da sola alle pargolette. No, credo proprio che l’abbiano fatto per regalarsi una vacanza.
E quale periodo migliore di fine giugno? C’è meno gente e si risparmia pure!
Un bel villaggio non molto lontano. Io ho una bella auto confortevole, 7 posti, e una guida rilassante.
Trattamento di pensione completa, dunque, niente spesa, cucina e lava i piatti. E le dolcissime nipotine full-time. E così siamo partiti.
Auto bella zeppa. Secchielli, palette, un canotto. Tv da viaggio, per rilassare le bambine, con tanto di sigle di film Disney a tutto volume che, sotto il sole non cocentissimo di giugno, sono molto piacevoli.
Certo, a turno, qualche motivo per frignare, durante il tragitto, l’hanno trovato.
“Sandra, mi spinge”.
“Ho sete”.
“Ho fame”.
Mai che dicessero: “ho sonno”.
“Ma sì, sono bambine” – commentava mia mamma, che si era portata ogni genere di merenda e bevanda (saremmo potuti arrivare a Palermo, sfamando un esercito) – “e sono brave, anzi sono bravissime!”
A ogni modo, siamo arrivati, accolti dall’équipe di animazione. E qui è iniziata la vera vacanza.
Con tanto di mare cristallino e le osservazioni delle bambine, che cambiavano come soffiava il vento: “però le onde sono troppo alte, fermale!”. “Però non voglio uscire dall’acqua”. “Però non voglio entrare in acqua”.
“Però i sassolini mi fanno male ai piedini”. “Però voglio passeggiare sul bagnasciuga”. “Però la sabbia è troppo calda”. “Voglio stare con mamma, no, voglio stare con i nonni”, etc…etc…
“Ma sì, sono bambine” – commentava mia mamma, che aveva sempre pronta un’opzione che piacesse alle nipotine – “e sono brave, anzi sono bravissime!”
La cosa positiva è che l’animazione teneva impegnati i bambini in spiaggia, salvo considerazioni che potevano essere di Paola, di Camilla o di Sandra, del tipo “però io preferisco fare il castello di sabbia, per fatti miei”. “Però, nonno, mi prendi l’acqua?”. “Però ora sono stanca”.
Ma, anche qui, mia mamma commentava “Ma sì, sono bambine, cosa vuoi che facciano? È normale che si comportino così. Sono brave, anzi sono bravissime!”
Altra comodità è che il bar fosse quasi in spiaggia. Così non è mancato un gelato al giorno o anche più di uno, perché “il gelato mi cola”, “mi è caduto il gelato!”, “voglio un altro gelato”.
“Ma certo che si sporcano, è normale” – commentava mia mamma – “sono bambine e sono brave, anzi sono bravissime!”
Ed effettivamente bambine sono, quindi non sono mancate scene invereconde di pianti disperati sulla spiaggia, al bar, al ristorante, sbattendo i piedi a terra, alzando la sabbia, ficcandosi sotto il tavolo, contorcendosi sul passeggino, spalancando la bocca nell’emissione di suoni acutissimi, con tanto di lacrime, muco colante …etc…etc…
Ma anche qui mia mamma, prendendo per mano la piagnona di turno e portandosela via, a capo basso, commentava “Ma sì, sono bambine, sono brave, anzi sono bravissime!”
Così anche a pranzo o a cena, sotto lo sguardo cupo della vacanziera del tavolo accanto, la quale, pur non essendo abbronzata, sembrava nera nel suo aspetto, forse perché era solita puntare le mie figlie con i suoi occhi malvagi e avevo l’impressione che volesse esplodere in un moto di rabbia da un momento all’altro … Eppure io le vestivo tutte carine e sarebbe dovuto venire spontaneo rivolgersi a loro con un sorriso, una parola dolce. E invece niente.
E più la signora si infastidiva per la nostra presenza, più si sentivano frasi del tipo “mi è finito il pane, mi è finito il pane, voglio altro pane”. “Ho sete, ho sete, voglio l’acqua, in quest’altro bicchiere, no, ho cambiato idea, il mio bicchiere è questo qui”. “Mamma, si è rotto il bicchiere!” e “Sandra ha preso il mio tovagliolooooo!!!”. Ma, spostandoci dall’area semantica propria del pranzo, risuonavano allarmanti anche esternazioni del tipo: “devo fare la pipì!”… “devo fare la cacca!”…
“Ma è normale che le bambine si comportino così” – diceva sempre mia mamma – “altrimenti non sarebbero bambine. Sono brave, anzi sono bravissime!”
E poi la baby dance. “No, non voglio andare”. “Sì, voglio andare”. “Io voglio stare in braccio”, “io col passeggino”, etc… etc…
“Ma sono bambine, di cosa ci meravigliamo?” – diceva mia madre, placida.
Effettivamente l’ultima serata ho dovuto darle ragione.
A cena, ognuna se ne stava seduta composta, con le proprie posate, il proprio bicchiere, mangiando e bevendo.
Tre principesse.
Il vocio veniva tutto dagli altri tavoli. E anche i pianti e i capricci.
Purtroppo la nostra vicina proprio quella sera non c’era, ma Paola, Camilla e Sandra erano tre bambole.
Mi aspettavo che in questo silenzio mia mamma mi facesse notare il comportamento delle mie figlie, dicendomi “guarda, che brave che sono, anzi sono bravissime!”
E invece si è rivolta a mio padre, con tono gagliardo e propositivo: “Domenico, vogliamo farci una bella vacanza?”
Mio padre, che stava tagliando la carne a una delle tre nipoti, ha alzato uno sguardo allarmato che lasciava intendere “… un’altra vacanza?”, e ha aspettato che mia mamma continuasse la frase.
“In Australia, Domenico!” – ha subito chiarito mia madre – “io e te vogliamo andare in Australia!”.

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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