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Giuliano Amato al Quirinale? Al peggio non ci sarebbe fine

Giuliano Amato al Quirinale? Al peggio non ci sarebbe fine
di Pasquale De Cristofaro

Sono sorprendenti le ultime dichiarazioni di Giuliano Amato. In una recente intervista rilasciata a Vittorio Zincone per il supplemento “Sette” del venerdì del Corriere della Sera, Amato, ad un certo punto, dice a proposito dei giovani deputati (cito testualmente): “ Tutti si sono indignati per i vitalizi e pretendono che vengano elargiti solo al compimento dei sessantacinque anni di età, giusto? (…) Un trentenne eletto in Parlamento, dopo due mandati, cioè a quarant’anni, che cosa dovrebbe fare mentre aspetta di compiere i sessantacinque? L’esodato di Stato? Che cos’è un nemico da punire solo perché ha fatto politica?” Trovo questa affermazione, francamente, inaccettabile. E aggiungo, che trovare tutto ciò inaccettabile non è dovuto ad un mio personale sentimento di antipolitica, ma dettato solo da sano buon senso. Avrei voluto che questo “padre della Patria” avesse fatto questa dichiarazione non in un comodo e ricco salotto ma tra la gente che non ne può più, che perde il proprio posto di lavoro e, soprattutto, non riesce a immaginarsi un’uscita dalla crisi a breve in cui siamo precipitati. In una situazione del genere avrebbe, certamente, usato modi e forme diverse per evitare la giusta reazione della gente. A questo punto è necessario però dire chi è stato Giuliano Amato. Il dottor Sottile, Eta Beta, il Richelieu italiano (questi i soprannomi che via via gli sono stati attribuiti), è stato un protagonista della vita politica del nostro paese in uno dei momenti peggiori della sua storia recente. Più volte ministro, capo del governo e professore universitario. Una testa pensante, insomma. Tra i suoi provvedimenti più famosi però, chissà perché, ricordiamo un odiosissimo prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani per fare cassa nel lontano 1992. Giustificò tale anomala procedura col fatto che se l’avesse annunziato i capitali sarebbero scappati all’estero. Posso pure ammettere che c’è del vero in questo, ma, francamente a me sembra un atto poco consono alla lealtà tra Stato e cittadino che sempre dovrebbe essere presupposta in una democrazia che voglia dirsi tale. In più, lo ricordiamo come un pensionato d’oro, che cumulando più pensioni e vitalizi, non se la passa poi troppo male. Ora noi italiani che, sappiamo così bene farci del male, che cosa ce ne facciamo di uno così? Gli riconosciamo un grande posto tra i maestri del pensiero, gli concediamo enormi spazi televisivi per farci spiegare il gravissimo momento che stiamo attraversando e gli concediamo interviste sui maggiori quotidiani nazionali. Dirò di più, qualcuno lo vorrebbe al Quirinale. Della serie: “al peggio non c’è mai fine”. Povera Italia e poveri italiani. Credo, proprio, che se continuiamo ad essere così masochisti per noi non ci sarà alcuna speranza.

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Ricercatore UniversitĂ  degli Studi di Salerno

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