Gli artisti e il potere: Napoli e Salerno realtà disomogenee

Gli artisti e il potere: Napoli e Salerno realtà disomogenee
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Qualche giorno fa su un giornale napoletano alcuni artisti e scrittori hanno detto chiaramente quale candidato sindaco avrebbero appoggiato nelle prossime elezioni comunali della città. Non solo, ma hanno anche motivato la loro scelta. Ho trovato la cosa molto seria. In genere, si considera gli scrittori e gli artisti, persone molto prudenti visti i tempi che corrono. La loro prudenza proviene, innanzitutto, dal fatto che, venuta meno quasi completamente la committenza privata, essi pendono letteralmente dalle volontà dei politici che attraverso promozioni e prebende permettono loro d’operare. E, “se il fine giustifica i mezzi”, potremmo pure chiudere un occhio. Eppure, da Napoli, come dicevo, ci viene, finalmente, un nuovo segnale. A Salerno, invece, non accade nulla di tutto questo; vuoi, perché non ci sono artisti della caratura, forza e visibilità di Erri De Luca, Capuano e Lanzetta (sono loro, appunto, quelli cui sopra facevo riferimento), vuoi perché se venisse a mancare il finanziamento o il piccolo contributo, molti operatori salernitani sarebbero spacciati, tanto poco è il loro valore in un borsino artistico appena appena più largo dei confini cittadini. Dico questo non per puro spirito denigrante né per sminuire i tanti sforzi che pure in questi anni si sono prodotti in città, ma perché bisogna, in tempi di bilanci, non truccare le carte e far posto alla verità. Una verità cruda, amara ma doverosa. Altrimenti continuiamo a prenderci in giro. Per restare ai fatti: la Prosa dei maggiori teatri cittadini fa capo al Circuito Teatrale Campano (programmazione dei teatri, Verdi, dell’Arti e Nuovo, e nel momento in cui il Circuito avrà problemi non si capisce chi sarà in grado di sostituirli); la Sperimentazione, è appannaggio del nuovo organismo nato sulle ceneri dell’esperienza molto discussa della Fondazione Salerno Contemporanea che diventa, con la fusione con la Compagnia di Moscato e le “Nuvole”, “Casa del Contemporaneo”; la Lirica, da decenni è nelle mani del maestro Daniel Oren che sarà pure uno tra i più grandi direttori in circolazione in Italia ma che dopo tanti anni potrebbe pure cedere la mano a qualcun altro con altre idee e programmi. Oltre questo, ben poco; essendo Salerno una piccola città che non può permettersi in questi settori di avere voci di spesa più alte. Insomma, il bilancio in apparenza roseo, in realtà è abbastanza fallimentare. Si è preferito non far crescere esperienze d’eccellenza locali (anzi, si è fatto di tutto per cancellarle) e delegare l’intero settore a professionisti che l’hanno di fatto sostanzialmente “colonizzato”. Per tali ragioni, con doverosa franchezza, diciamo che sarà davvero difficile votare nelle prossime consultazioni elettorali cittadine per chi ha determinato tutto questo.

In copertina, il direttore d’orchestra Daniel Oren

redazioneIconfronti

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