Ven. Ago 23rd, 2019

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Gli editori meridionali si salveranno soltanto facendo rete. E da subito

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“Oggi è fondamentale parlare di cultura meridionale”. Diego Guida (foto), amministratore delegato della Guida Editrice, presidente della commissione cultura dell'Unione degli industriali di Napoli, rappresenta, assieme agli altri eredi della famiglia Guida, una delle più grosse case editrici del Mezzogiorno. Alfredo Guida, suo nonno, ha dato vita nella prima metà del Novecento alla casa editrice che si è avvalsa, negli anni, della preziosa collaborazione di letterati del calibro di Benedetto Croce, Francesco D'Ovidio e Fausto Nicolini. Assieme a lui abbiamo provato a delineare un quadro della condizione attuale dell'editoria nel Mezzogiorno d'Italia.
di Barbara Ruggiero
Fonte:www.almalaurea.it

“Oggi è fondamentale parlare di cultura meridionale”. Diego Guida (foto), amministratore delegato della Guida Editrice, presidente della commissione cultura dell’Unione degli industriali di Napoli, rappresenta, assieme agli altri eredi della famiglia Guida, una delle più grosse case editrici del Mezzogiorno. Alfredo Guida, suo nonno, ha dato vita nella prima metà del Novecento alla casa editrice che si è avvalsa, negli anni, della preziosa collaborazione di letterati del calibro di Benedetto Croce, Francesco D’Ovidio e Fausto Nicolini. Assieme a lui abbiamo provato a delineare un quadro della condizione attuale dell’editoria nel Mezzogiorno d’Italia.
Perché, oggi più che mai, diventa fondamentale parlare di cultura meridionale?
La globalizzazione tende a far sparire il sentimento e il problema del territorio. Oggi, più che mai, una maggiore attenzione alla località potrebbe essere la chiave della rinascita o di una maggiore attenzione verso le piccole realtà editrici. Andare in controtendenza rispetto alla globalizzazione: credo potrebbe essere proprio questa la chiave del successo. Significherebbe poter essere una bandiera, un vessillo, verso temi che riguardano realtà piccole. Io credo che valga molto più la pena continuare su questa strada per non cedere il passo ai grandi colossi.
Facciamo un quadro della attuale situazione dell’editoria meridionale?
Il quadro dell’economia meridionale è abbastanza depresso. Ci sono diverse realtà imprenditoriali sul territorio che difficilmente riescono a trovare quel mercato che meriterebbero. Ci sono alcuni editori, anche piuttosto antichi, che non riescono a trovare quel mercato nazionale che meriterebbero. Il problema non è semplice: se consideriamo anche gli indici di lettura che ci sono nel Sud Italia, isole comprese, si capisce molto chiaramente quali siano le difficoltà dei piccoli editori locali meridionali. E il problema è legato anche all’alta concentrazione delle imprese editoriali presente nel mercato: pochi player, alta concentrazione. C’è una difficoltà oggettiva dei piccoli editori a far sì che la propria produzione sia disponibile su tutto il territorio nazionale.
A determinare un quadro negativo dell’editoria meridionale, dunque, non è solo la crisi economica?
C’è senza dubbio un problema strutturale a cui si aggiunge anche la difficoltà temporanea che colpisce il mercato editoriale, così come tutta l’economia. Il quadro generale, con l’attuale situazione economica, è di certo più grave del solito in quanto alla difficoltà strutturale si è aggiunta anche la crisi. Attraversiamo un momento certamente poco felice per l’editoria meridionale.
Quale potrebbe essere la soluzione per tirare fuori le imprese editoriali dalla crisi?
Io diffido delle ricette: se esistessero soluzioni sarebbero state già attuate. Secondo me il sistema migliore sarebbe quello di fare rete. Il problema delle piccole case editrici è che i grandi gruppi hanno allargato i propri interessi anche sulla distribuzione. Pensiamo, per esempio, che la Feltrinelli ha acquisito recentemente Pde, che è il secondo player della distribuzione in Italia. Nel momento in cui il mercato viene coperto dal distributore che è parte di un’azienda editoriale, è chiaro che gli interessi sono quelli di vendere prima la propria produzione e poi quella di terzi. A questo punto, la piccola editoria ha serie difficoltà. Il primo segnale che potrebbero dare i piccoli editori è quello di consorziarsi per avere il proprio mercato. E’ un ragionamento, questo, che abbiamo avviato anche con l’associazione degli editori. Pensiamo a un sistema di questo genere, non necessariamente un vero e proprio consorzio, per usare, come forza vendite, librerie non di catene ma di famiglie, affinché queste possano promuovere i piccoli editori. Potrebbe essere questo uno dei modi per affrontare la crisi; anche se non è certo una soluzione complessiva.
Nella lunga e gloriosa storia della Guida Editrice, c’è una pubblicazione di cui va particolarmente orgoglioso?
Siamo stati i primi a pubblicare in Italia il “Manifesto di Ventotene”, manifesto dell’Europa unita. E’ un quadro di ciò che noi oggi viviamo, scritto da alcuni intellettuali che erano stati confinati a Ventotene in epoca fascista. Lì cominciarono a ragionare su vari temi e a immaginare cosa sarebbe accaduto dopo la guerra. Il frutto di quelle discussioni è in questa pubblicazione. E poi siamo stati i primi traduttori delle opere di Hegel e di Heidegger. Abbiamo delle edizioni dei volumi di Vico che rinnoviamo ogni volta appena c’è una interpretazione della contemporaneità… Insomma, prestiamo attenzione alla politica, alla storia ma anche alla cultura e alla realtà filosofiche europee tradotte in italiano.
Lei, nell’ultima giunta Iervolino, è stato assessore a biblioteche civiche, archivi storici della città, riordino degli archivi comunali, memoria storica della città, tempo libero, decoro e arredo urbano. Che ricordo conserva di quell’esperienza?
Mi sono prestato alla politica con quella esperienza per dimostrare che “volere è potere”, che con scarsità di mezzi è possibile portare dei risultati a casa. Dal 2009 al 2011 ho gestito l’assessorato partendo da un budget di zero euro: dissi chiaramente di non voler amministrare soldi. La mia esperienza si è conclusa per scadenza naturale di mandato e ho lasciato un bel po’ di soldi rendicontati.
Alla luce della sua esperienza in giunta, allora, come giudica l’operato di De Magistris fino a questo momento?
Non do giudizi; è una cosa che non mi appartiene. Dico che saranno i risultati a dire se la giunta De Magistris avrà fatto o meno ciò che aveva promesso di fare.
Giudizio rinviato alla scadenza del mandato allora?
Sì, aspettiamo la fine. Poi saranno i risultati a parlare.

 

1 thought on “Gli editori meridionali si salveranno soltanto facendo rete. E da subito

  1. Vorrei chiedere agli editori meridionali (e non solo) perché, quando gli autori non valgono o non hanno mercato (è la maggior parte dei casi), non vengono rispediti alle loro case magari con un bel libro in omaggio per avvicinarli alla lettura, ma si chiedono loro soldi per poterli stampare? Accade così che si editino libri non perché è giusto proporre qualcosa al mercato ma prevalentemente per il diritto (sacrosanto) degli editori di vivere? Ma se si inventano autori per tenere in piedi gli editori probabilmente non esistono nemmeno questi ultimi. A causa di questo gigantesco equivoco probabilmente non esiste più mercato editoriale. L’editore non rischia, l’autore paga (e regala libri) e l’acquirente è scomparso. Una pena…..

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