Gio. Ago 22nd, 2019

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Gli esperti: incidente impensabile. I consigli per evitare tragedie

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«Un incidente del genere in quella grotta è qualcosa di impensabile». Bruno D'Addio, istruttore sub e speleologo che da vent’anni pratica immersioni a Palinuro, commenta così quanto accaduto ai quattro sub dispersi dopo essersi inoltrati all'interno della Grotta del sangue. D’Addio, 66 anni, titolare del diving Blue Star di Napoli e nei mesi estivi master instructor nei villaggi Marbella e Il Rifugio di Palinuro, spiega all'Adnkrons che la

«Un incidente del genere in quella grotta è qualcosa di impensabile». Bruno D’Addio, istruttore sub e speleologo che da vent’anni pratica immersioni a Palinuro, commenta così quanto accaduto ai quattro sub dispersi dopo essersi inoltrati all’interno della Grotta del sangue. D’Addio, 66 anni, titolare del diving Blue Star di Napoli e nei mesi estivi master instructor nei villaggi Marbella e Il Rifugio di Palinuro, spiega all’Adnkrons che la grotta «è posizionata alla base di una parete, una delle tante disseminate lungo il promontorio di Palinuro. E’ una grotta semplice, si può pensare a un grande triangolo la cui base all’ingresso è profonda sei metri. Ci si trova davanti a un corridoio largo dai 6 ai 7 metri e si procede per circa 22 metri in avanti fino ad arrivare a una sorgente sulfurea che esce dalla terra e dà un effetto di cotone idrofilo, essendo tutti solfobatteri. Viene definita Grotta del sangue perchè a fine estate con la sedimentazione delle alghe restano tracce rosse sulle pareti». D’Addio sottolinea come la grotta «faccia parte del giretto turistico che fanno anche i marinai di Palinuro» per la sua semplicità: «Si parla di acqua torbida ma sul tragitto il fondo è sabbioso e non crea particolari problemi, basta un colpo di pinna per ridare visibilità. Tra l’altro arriva anche la luce esterna». L’impressione che D’Addio e i suoi colleghi hanno è che i quattro sub tornando indietro dopo essere arrivati alla sorgente «si siano infilati in un piccolo passaggio a circa quattro metri dall’entrata, sulla sinistra». In questa ‘variante’, così la definiscono gli esperti, «il fondo è ciottoloso e non è un ramo dritto, c’è una specie di saliscendi che va dai sei ai quatto metri fino ad arrivare a una bolla d’aria interna. Ma anche questa variante non rappresenta particolare pericolo proprio grazie alla bolla d’aria: per capirci, togliendosi l’attrezzatura si può addirittura uscire a nuoto». «Evidentemente – prosegue D’Addio – qualcuno che era già andato lì con la guida ricordava la variante e si è infilato, seguito dagli altri tre. Nella strettoia qualcuno potrebbe aver avuto un problema o il corridoio largo solo due metri può aver creato panico in qualcuno di loro. Quando c’è panico la situazione diventa incontrollabile, basta un piccolo sorso d’acqua, qualcuno si strappa via l’erogatore o dà una testata contro la parete«. Da settembre a giugno D’Addio opera sul sito archeologico di Baia, nei Campi Flegrei, praticando immersioni per chi vuole visitare la città romana sommersa. Dall’estate del 1990 è a Palinuro e ha iniziato con la Pesciolino Sub acquisendo grande esperienza sui fondali di quell’area. Nonostante la Grotta del sangue a suo parere non presentasse particolari difficoltà D’Addio spiega che «non esiste grotta facile o difficile, tutte vanno affrontate al massimo della sicurezza e dell’attenzione. Quanto accaduto oggi dev’essere da lezione». «Impegno e responsabilità devono essere elevati perché la subacquea, contrariamente a quello che si vuol far credere, non è per tutti ma per tutti coloro in grado di insegnarla e praticarla correttamente». Scrive così, infatti, sulla pagina web del diving center di Palinuro, il responsabile Fabio Barbieri, che oltre ad immergersi con le bombole dal 1974 ed essere istruttore 3 stelle Fipsas/Cmas, è un vero punto di riferimento nella zona. Barbieri nel settore sicurezza del suo sito sottolinea: «Non dimentichiamo che è in gioco la salvaguardia della propria ed altrui persona. Purtroppo c’è una curiosa disarmante tendenza che favorisce il proliferare e l’operare dei venditori di fumo e degli improvvisati».
Fissando poi l’attenzione sulla zona va detto che a parere degli esperti le grotte di Palinuro rappresentano un’area «particolarmente difficile, dove le immersioni possono risultare estremamente pericolose non solo per la complessità dei percorsi, ma anche perché nella zona sono presenti fenomeni di esalazione di idrogeno solforato, un gas dagli effetti mortali se inalato». Ad affermarlo è Francesco Cinelli, sub professionista e ordinario di Ecologia marina all’Università di Pisa. «Le grotte di Palinuro – spiega Cinelli, anche presidente dell’Accademia internazionale di scienze tecniche subacquee – sono state oggetto di un progetto europeo di ricerca durato 5 anni, ed al quale ha collaborato l’Università di Pisa, proprio per le loro caratteristiche del tutto particolari; in queste grotte, infatti, si verificano esalazioni di idrogeno solforato, un gas letale se inalato, più tossico addirittura del cianuro. Il fenomeno riguarda gran parte delle grotte di Palinuro, e dunque – rileva – non escludo possa verificarsi anche nella ‘grotta del sangue’». A ciò si aggiunge il fatto che queste grotte, prosegue l’esperto, «sono caratterizzate da percorsi molto tortuosi, lunghi e spesso con vicoli ciechi». Per questo, ammonisce Cinelli «le immersioni in questa area non dovrebbero essere fatte a cuor leggero, ma sempre e solo accompagnati da una guida locale esperta che conosca nel dettaglio percorsi e rischi». D’altronde non è la prima volta che queste grotte si trasformano in luogo di morte: 1Altri sub sono morti qui – afferma Cinelli – e quasi sempre la causa è stata l’imprudenza o la scarsa conoscenza dei luoghi». Quanto all’incidente che ha portato alla morte di altri quattro sub, varie, secondo l’esperto, potrebbero essere le possibili cause: «Potrebbe essersi verificata un’esalazione, ed i sub potrebbero essere riemersi ed aver tolto il boccaglio di respirazione inalando così il gas letale. Ma non è da escludersi neppure un eventuale crollo all’interno della grotta, data la difficoltà dei luoghi«. Ma c’è anche una terza ipotesi, quella che Cinelli definisce del ‘muro bianco’: «Sul fondale delle grotte – spiega – si forma un sedimento sottilissimo, simile a borotalco; basta un colpo di pinna e il sedimento si solleva, creando così una nuvola bianca, una sorta di muro che non consente più di vedere, neanche con le lampade, nè di orientarsi1. Eppure, nonostante la pericolosità di queste grotte, ben nota tra gli ‘addetti ai lavori’, l’accesso è praticamente libero: 1Ci sono delle ordinanza per una maggiore sicurezza, che prevedono ad esempio l’ingresso accompagnati da esperti, tuttavia – afferma il sub – non sempre sono rispettate, soprattutto nel periodo di affollamento estivo». Più in generale, afferma Cinelli, «va detto che le immersioni in grotta sono comunque più complesse delle immersioni in mare, innanzitutto per la maggiore difficoltà a ritrovare la via d’uscita e perchè è più difficile riuscire a calcolare la quantità di ossigeno necessaria per le bombole data, appunto, la maggiore imprevedibilità dei percorsi». Per queste ragioni, conclude il sub-biologo, il consiglio fondamentale è «mai avventurarsi o improvvisarsi professionisti: per non mettere a rischio la vita, le immersioni in grotta richiedono una preparazione accurata e specifica».

I CONSIGLI. Andare sott’acqua con le bombole è sicuramente affascinante, ma gli esperti non si stancano mai di ricordare le norme di sicurezza. In particolare, ecco i consigli delle Capitanerie di Porto, partendo da un principio fondamentale: elemento primario per la sicurezza del sub va considerato soprattutto il suo addestramento psicofisico all’attività subacquea e il rispetto delle regole. 1. Effettuare un corso di immersione con autorespiratore presso una scuola qualificata e un controllo medico specialistico periodico (almeno una volta all’anno). 2. Programmare sempre l’immersione e controllare accuratamente le attrezzature e la pressione delle bombole prima di ogni immersione. 3. Indossare sempre il profondimetro, l’orologio, il regolo di decompressione, il coltello, il giubbetto ad assetto variabile. 4. Adottare in immersione le corrette tecniche di respirazione (respirazione profonda e continua, non trattenere mai il respiro, specialmente in risalita). 5. Non superare mai i 30 metri di profondità se non con l’assistenza di esperti. 5. E’ buona abitudine quando non sono previste tappe di decompressione, effettuare una sosta di 5 minuti alla profondità di 3 metri. 6. Raggiungere gradualmente, dopo lunghi periodi di inattività, la profondità a cui si è solito immergersi nella precedente stagione. 7. Non allontanarsi più di 50 metri dalla bandiera di segnalazione. 8. Immergersi sempre con un compagno, senza perdersi mai di vista. Usare il galleggiante segnasub. Se è presente un mezzo nautico di appoggio, su tale mezzo deve essere issata la bandiera di segnalazione e deve essere presente a bordo almeno una persona pronta ad intervenire.

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