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Gli “invisibili” beneficiari delle minacce coreane

Gli “invisibili” beneficiari delle minacce coreane
di Carmelo Currò

Kim Jong UnCorea minacciosa, a chi giova? Alla Corea stessa, in primo luogo, per tirare i conti sui nuovi aiuti alimentari e finanziari che può ricevere, in cambio del calo della tensione che ha messo in moto ancora una volta con satelliti e navi dell’area Pacifico. Ma anche a tanti altri che potrebbero essere burattinai o spettatori compiaciuti. L’Iran occupa un ruolo importante in questa strategia, poiché da anni si muove in contemporanea con il Governo di Pyongynag e approfitta di tutte le crisi anti-americane per rilanciare le proprie attività rimanendo per qualche settimana defilato nell’attenzione delle diplomazie e degli analisti politici.
In secondo luogo, esiste un protagonista che in queste ore appare appena sugli scenari internazionali, se non come uno fra gli Stati preoccupati per quanto si profila in un’area cruciale. Mi riferisco alla Russia, il cui viceministro degli Esteri qualche giorno fa ha dichiarato che “non ci tranquillizza affatto una situazione così esplosiva nelle immediate vicinanze dei nostri confini in Estremo Oriente”. Ma è davvero così?
Solo poche settimane fa il ministro delle Difesa statunitense Chuck Hagel, infatti, ha annunciato la decisione del suo Governo di destinare un altro miliardo di dollari per aumentare il numero dei missili intercettori da 30 a 47 entro il 2017. E di dislocare tutti i nuovi vettori in silos costruiti nella base di Fort Greely in Alaska: di fronte alle temibili coste coreane.
Che cosa significano queste decisioni? Mosca teme e contesta da anni la collocazione in Europa di batterie per gli intercettori di eventuali missili lanciati da basi russe. Al Cremlino si è sempre sostenuto che la Russia non ha mire espansionistiche in Europa centrale e orientale e che le rampe e i radar da situare in Polonia, Romania o Repubblica ceca non hanno ragione di essere. Che anzi, costituiscono dimostrazione di aperta ostilità nei confronti della Russia. La diplomazia si è attorcigliata per molto tempo intorno a questi progetti, minacciando i buoni rapporti russo-americani, già resi difficili dalle prospettive di un rilancio imperialistico di Mosca, teso a riconquistare almeno una certa influenza negli Stati che facevano parte dell’impero sovietico e a recuperare l’immagine di grande Potenza, grazie alle immense riserve di gas e minerali conservate nel suo sottosuolo.
Il fatto che le minacce nord-coreane inducano a destinare i nuovi vettori americani lontano dallo scacchiere europeo, costituisce per la Russia un successo che fino a questo momento la sua diplomazia stentava a conseguire.
C’è poi da credere che l’eventuale successo russo possa andare ancora più lontano. Da qualche anno, infatti, l’attenzione della grande politica planetaria si sta concentrando sul Pacifico dove si affacciano grandi Potenze in antica o nuova espansione, come il Giappone, la Corea del Sud, l’India, il Vietnam e l’Indonesia. Le prospettive di sfruttare le risorse petrolifere anche su questi sconfinati fondali attira l’attività della Cina la cui industria ha continuo bisogno di rifornimenti e di minerali. Fino a questo momento Pechino acquista in tutto il mondo, dall’Africa al Canada, accumulando anche enormi riserve e pozzi offshore per gli anni futuri. Ma ora sta impegnandosi in prima persona per acquisire il controllo diretto di alcune isole poco più che scogli, finora dimenticati se non da pochi pescatori. Con il loro controllo, infatti, si acquisirebbe anche il diritto sui fondali territoriali entro diverse miglia, oltre a diritti esclusivi sulle acque circostanti e la protezione per le rotte delle grandi navi petroliere.
A questa espansione “territoriale” si stanno opponendo India, Filippine, Taiwan, Giappone, gli Stati Uniti stessi che hanno aumentato anche la loro pressione militare nell’area. Pressione espressa da recenti manovre navali congiunte indo-nipponiche che hanno dimostrato la nuova strategie di collaborazione nel Pacifico. Ma se gli Stati Uniti premono per isolare Pechino sull’oceano del Sol levante, la Cina rischierebbe di sentirsi a sua volta isolata e minacciata.
A questo punto, si dovrebbe cercare un alleato sicuro e potente su cui contare. E quest’alleato non potrebbe che essere la Russia, il cui Governo sarebbe ben lieto di avere i propri confini orientali garantiti da un nuovo alleato di importanza primaria come la Cina.
Esiste questo grande progetto? La Corea del Nord ne è elemento di rilievo? Tutto lascia pensare che l’Orso russo stia attirando il cacciatore nella trappola da lui stesso posizionata.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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