Gli yes-teacher del futuro

Gli yes-teacher del futuro
di Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Presidi-manager, presidenti-manager, rettori-manager, professori-manager, allenatori-manager, la solfa potrebbe continuare a lungo. È la nouvelle vague della politica e di moltissimi comparti della nostra società, il nuovo credo dell’efficienza a tutti i costi, cui è collegata la massima estensione dei processi manageriali. Le nuove parole d’ordine, di conseguenza, sono diventate: impresa, gestione, responsabilità dirigenziali, organizzazione, funzionalità, efficacia, potere decisionale, ecc.

Anche il disegno di legge di riforma del sistema scolastico, approvato ieri in Consiglio dei Ministri, si regge su questo schema culturale e politico che oramai viene applicato ovunque, mettendo decisamente in crisi il concetto stesso di democrazia, a beneficio degli uomini soli al comando.

Entro nello specifico, omettendo di esaminare, per il momento, quest’ultimo pur importante aspetto e le altre dabbenaggini previste, quali la detrazione fiscale per coloro che manderanno i figli nelle scuole paritarie, o le positività (ogni pacchetto normativo, per quanto scadente o non condivisibile, contiene sempre delle cose positive) quali uno spazio maggiore per l’inglese, la musica e  l’arte, l’interessante introduzione di elementi di educazione ambientale o ancora l’assunzione di 100.000 vincitori di concorso, ora mestamente precari.

Voglio occuparmi, invece, dei presidi, ai quali verrà data ulteriore ed ampia facoltà di scegliere i docenti per la propria scuola, mediante chiamata diretta da un albo in cui saranno inseriti i curriculum vitae dei professori stessi.

Un potere di assunzione enorme e, se permettete, davvero smisurato.

Naturalmente, vi saranno presidi-manager che agiranno in piena scienza e coscienza, che faranno di tutto per prediligere le migliori soluzioni, che non si faranno condizionare dai nomi, dalle  pressioni clientelari che si attiveranno, dalle chiamate del politico di turno a beneficio di questo o quel docente, ma, pur senza voler fare un anticipato processo alle intenzioni, sulla base dei contatti diretti con insegnanti che seguono i nostri corsi universitari per PAS, TFA e diavolerie simili, dunque, avendo una consolidata conoscenza di determinate procedure che vengono adottate nel mondo della scuola, mi vien facile pensare che questo meccanismo si tradurrà proprio in un esorbitante potere decisionale. Del quale, francamente, non avvertivamo proprio l’esigenza.

Quanti docenti, soprattutto donne, saranno soggetti ad un subdolo ricatto, quanti dovranno mostrarsi servizievoli avendo sul proprio capo la spada di Damocle di essere soggetti al potere di controllo, supervisione e bocciatura (o promozione) dei presidi, non solo (e forse non tanto) sulla base delle proprie capacità didattiche e culturali, ma anche per altri meno nobili parametri? Quale potere contrattuale avrà un docente nei consigli di classe nel difendere le proprie idee su questo o quello studente, su questo o quel progetto?

Ci avviamo a creare una pletorica presenza di yes-teacher, diciamolo con chiarezza, e, di questo passo, smembrando ogni giorno pezzi di democrazia finiranno per avere ragione anche coloro che, ora sommessamente e nostalgicamente, dicono “Aridatece er Re”.

Il passo mi pare proprio breve.

 

redazioneIconfronti

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