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Gomorra nella casa del boss, imbarazzi e domande

Gomorra nella casa del boss, imbarazzi e domande
di Pietro Nardiello
Pietro Nardiello

Pietro Nardiello

Da qualche giorno gli organi di stampa hanno prestato attenzione alla serie televisiva di Gomorra, una fiction o qualcosa del genere ispirata dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano che sarà trasmessa da Sky. Dopo le polemiche insorte nei mesi scorsi proprio a Scampia tra chi voleva e chi si opponeva che la produzione, Cattleya e Sky, svolgesse delle riprese proprio nel quartiere delle Vele, sono venute fuori altre criticità che riguardano questa nuova serie tv che racconterà le gesta della criminalità organizzata. A Torre Annunziata, raccontano le cronache, la produzione ha utilizzato una villa di un pregiudicato con la cui famiglia ha stipulato un contratto di affitto. Proprio questa mattina, però, sulle pagine del quotidiano Il Mattino è stata pubblicata una lettera firmata dal produttore di Catteya, Riccardo Tozzi, che ha chiesto “ospitalità al direttore Barbano per chiarire alcuni punti di questa vicenda”. Il produttore ha immediatamente precisato che “quell’abitazione di Torre Annunziata era stata scelta senza conoscere nulla della persona, che poi è stata arrestata prima che iniziassero le riprese”. Che l’affitto è stato pagato e i soldi versati su “un conto corrente controllato dall’autorità giudiziaria”. Ed infine che quando si arriva a Napoli “da fuori”, non si conosce la realtà e quindi “si è indotti a rapportarsi con interlocutori estemporanei rischiando, così, di incrociare realtà con cui non si vorrebbe mai avere a che fare”. Solo successivamente, così come è accaduto a Scampia, la produzione ha capito che “a Napoli esiste una rete di associazioni che lavora per orientare lo svolgimento delle iniziative imprenditoriali”. Accetto la buona fede della produzione, comprendendo le difficoltà di movimento che una realtà imprenditoriale deve affrontare, proprio come ribadisce sempre nella lettera lo stesso Tozzi, quando ci si deve muovere in una realtà come quella napoletana. Ma proprio l’ultimo passaggio, quello dove si sottolinea che solamente in seguito i produttori hanno scoperto che a Napoli esistono tante associazioni e un nuovo modo di lavorare a Napoli, una mentalità con la quale vorrebbero ritornare ad intrecciare rapporti, rappresenta un autogol nei confronti di Roberto Saviano. La domanda  sorge spontanea. O Saviano, con il quale hanno realizzato la sceneggiatura, non è stato interpellato su alcuni passaggi importanti da compiere sul territorio, oppure lo stesso autore di Gomorra non conosce la realtà che racconta e non perché solamente adesso la sua vita è blindata per ragioni si sicurezza.

 

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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