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Governo al capolinea

di Gigi Casciello

Governo e partiti al capolinea in questo Paese stremato

l43-mario-monti-121225170019_mediumIl pensiero di essere finito nel cono d’ombra degli intrighi di Palazzo e dell’Italia che non riparte e per di più sempre più intristita da una crisi che continua a far emergere nuove povertà, ha accompagnato Mario Monti per qualche mese.
Le gaffe del ministro Fornero, per ultima quella sul lavoro che non sarebbe un diritto, aveva poi dato vigore persino a chi come Fabrizio Cicchitto del Pdl si sentiva ormai ad un passo dalla pensione e per di più con l’angoscia che nessuno lo avrebbe rimpianto.
Ma alla fine, più o meno inconsapevolmente, anche stavolta una mano a Monti l’ha tesa Angela Merkel. Eh sì, perché se la cancelliera non avesse fatto tanto la preziosa sullo scudo anti-spread, Monti non sarebbe uscito come il vincente della lunga notte di Bruxelles, come l’uomo, anche più del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, capace di garantire 120 miliardi di euro per far ripartire l’economia europea.
A rivitalizzare il sopito orgoglio nazionale ci ha pensato poi Prandelli con la sua nazionale e così Monti ha incassato oltre al successo di Bruxelles anche la tradizionale distrazione dell’Italia pallonara. Ma è evidente che non possa bastare perché si tratta di capire quanti di quei 120 miliardi toccheranno all’Italia, come verranno utilizzati e se serviranno davvero per rimettere in moto il circolo virtuoso delle grandi opere pubbliche, senza tra l’altro dimenticare un sostegno autentico alle piccole e medie imprese. E poiché Monti è già passato al contrattacco chiedendo il sostegno di Pdl, Pd ed Udc per altri tagli rigorosi e vigorosi, ce ne è abbastanza per dubitare che quella che verrà sia vera ripresa.
La debolezza dei partiti che sostengono il Governo fa poi il resto. In un Paese normale, proprio per la caduta verticale della credibilità della politica, la maggioranza che sostiene l’esecutivo avrebbe messo subito mano alla riforma elettorale ed alla legge per il finanziamento pubblico dei partiti. Invece nulla, persino per la legge sulle provvidenze all’editoria (un modo per far rientrare dalla finestra un altro po’ di soldi ai partiti con giornali inesistenti che non legge nessuno) hanno trovato il modo di prevedere altri 240 milioni di euro per i prossimi due anni. Mica bruscolini. Quindi il problema non è se e quando Monti ed i suo governo autoreferenziale, sostenuto da un Parlamento di nominati, quando e se devono andarsene ma cosa resterà di tutto questo tra meno di un anno quando al voto si andrà comunque. Praticamente niente, il resto di niente.
Verranno spazzati via da quell’antipolitica che gli stessi partiti hanno alimentato con la propria ignavia ed inefficienza. Certo, potrebbe arrivare anche una versione riveduta e corretta del Berlusconi del ’94 con le sembianze di Luca Cordero di Montezemolo ma una cosa è decidere, attraverso i soliti poteri forti e più o meno oscuri, di consegnare il Paese a consegnarsi ad un governo di presunti tecnici, ed una cosa è indirizzare il consenso in questa
Italia stremata. Ed oggi con la gente esasperata ed impoverita è con il consenso che si vince, con i voti, non con le chiacchiere di salotto, le strategie di palazzo ed i soliti agguati giudiziari.

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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