Gramsci siamo noi

Gramsci siamo noi
di Alfonso Amendola*
Il prof. Alfonso Amendola
Il prof. Alfonso Amendola

Quando Ugo Piscopo ha sottolineato “Antonio Gramsci siamo noi” ho capito che quella lunga, densa, bella, articolata e gioiosamente contradditoria “maratona gramsciana” – guidata da Pasquale De Cristofaro e da chi scrive in questo momento – aveva avuto un senso ben oltre qualsiasi aspettativa. Quell’introiettare Gramsci – che con saggia immediatezza Piscopo aveva proposto al foltissimo pubblico che per 5 ore (helas!) ha abitato lo Studio Apollonia seguendo “la traccia incancellabile”- sintetizza alla perfezione il perché di questo seminario promosso da “corponovecento” in collaborazione con “openclass” (Università & Territorio). Perché grazie a quel “noi” si è sottolineato il sentirsi parte di un racconto collettivo (da quanto tempo non sentivo la febbrile bellezza di questa sensazione). Con quell’accorato “noi” ognuno dei relatori presenti ha potuto capire il nevralgico passaggio dall’esser governato al governare (tema questo centrale per cogliere fino in fondo il senso dell’egemonia). Con quel “noi” le tante voci alternatesi sono state potentemente compattate in un’unica e magistrale forza analitica. Con quel “noi”, veramente trans-generazionale, le riflessioni sul pensiero e la prassi di Antonio Gramsci (tra teatro, futurismo, meridionalismo, linguistica, politica, giornalismo…) si sono compattate in un unico, straordinario racconto. Ad un certo punto nella sala di Studio Apollonia, non c’erano più rigorosi accademici, giovani critici, giornalisti d’acclarata fama e studiosi nella genuinità degli esordi. Non c’erano differenze di “status”. No! C’era un’unica voce. Un unico sentire. Una dimensione “ricostitutivamente plurale del pensiero” (per dirla con Gilles Deleuze). Un pensiero dinamico, dirompente, aggiornato e bellamente passionale. Quello che si è realizzato sabato scorso nello Studio Apollonia è stato un qualcosa che può davvero rappresentare un inizio. Perché, diciamocelo chiaramente, c’è una fortissima necessità d’incontro/confronto. C’è un desiderio di ritrovarsi e riflettere assieme (anche con piglio duro e per differenti motivazioni). Ma soprattutto c’è la voglia di riflessioni che nascano per vocazione formativa, didattica, emozionale e, ripeto, per necessità dell’incontro/confronto (e non per mero calcolo politico o “relazionale” o bassamente narcisistico). Grazie ad un Gramsci “condiviso” si è creato un “modello” organizzativo che porteremo avanti. Un’ultima riflessione voglio interamente dedicarla a Pasquale De Cristofaro che più di tutti ha creduto nella forza progettuale di questo “modello” così trasversale. Conosco Pasquale dal 1986 (quando con atroce velleità mi sentivo molto “giovin attore”) e dal primo incontro ci trovammo amici. Un’amicizia che poi si è rafforzata nelle numerose collaborazioni con il Teatro Nuovo di cui Pasquale fu tra i fondatori e dove negli anni Novanta vide generosa luce “corponovecento”: prima magnifica rassegna (di teatro, arti visive, musica e letteratura) e poi raffinata collana delle Edizioni Plectica. Insomma una progettualità, condivisa e plurale, che procede da oltre venticinque anni.

(I Confronti-Cronache del Salernitano)

redazioneIconfronti

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