Grande confusione in Italia: la situazione non è eccellente

Grande confusione in Italia: la situazione non è eccellente
foto: rembi.blogspot

Berlusconi anche questa volta è stato in grado di sorprendere: perché in un’unica occasione – la presentazione del libro di Bruno Vespa – è riuscito a dire che sarà il candidato premier, ma forse no. Che si fa da parte se Monti si mette a capo dell’unione dei moderati ma che considera difficile che il Professore rinunci al suo profilo superpartes. E ancora: che con la Lega si sta ragionando, ma se non accettano di ri-allearsi in Lombardia e a Roma sono a rischio le giunte di Piemonte e Veneto. E poi: che vorrebbe rifare Forza Italia ma probabilmente resta il Pdl e che potrebbe essere vantaggiosa una scissione degli ex An, ma forse non se ne fa nulla. E, infine, che il candidato alla presidenza del Consiglio potrebbe anche essere Angelino Alfano.
Occorre «maggiore prudenza nel dare giudizi sul fatto che le riforme attuate dal governo non hanno funzionato». Mario Monti difende l’operato del suo governo. Il presidente del Consiglio, anche oggi, ha ingaggiato un curioso duello a distanza con Silvio Berlusconi, che in serata lo ha più volte tirato in ballo anche a proposito di una candidatura alla premiership. Le riforme «hanno bisogno di tempo per dispiegare i loro benefici» e «interrompere le riforme prima che possano dare i loro frutti e’ perfino peggio che non farle», ha detto intanto il premier che come ieri ha riservato una bacchettata al suo predecessore: »Alcune riforme sono state fatte dal precedente governo, lasciando moltissimo da fare in tema di riforme e questo moltissimo si è imbattuto in quest’ultimo anno prima delle elezioni». Il presidente del Consiglio si è limitato a queste considerazioni, nel suo intervento ad un evento pubblico, lasciando ancora una volta bocca asciutta tutti quelli che si aspettavamo lumi sulle sue prossime scelte. Ma a parlare del futuro politico di Monti ci ha pensato Silvio Berlusconi: «Non credo che Monti si candiderà, non credo che accetti di diventare uomo di parte o di partito, non gli converrebbe neanche. Ma se lo ritenesse opportuno, i moderati potrebbero rivolgersi a lui, io in passato lo proposi come federatore dei moderati»; ha detto il leader del Pdl.
L’attuale inquilino di palazzo Chigi è stato più volte tirato in ballo dall’articolato discorso del cavaliere che ha compreso anche alcuni stop and go per quel che riguarda la sua candidatura alla premiership. «La mia candidatura dipende da come si sviluppano le cose: posso fare il coordinatore, il regista di uno schieramento ampio che arrivi a comprendere il centro che si sta formando con Casini, Montezemolo, Giannino -ha spiegato Berlusconi-. Un centro che mira a una adesione di Monti a questa iniziativa. Non credo che Monti accetti di diventare uomo di parte o di partito, ma ove il presidente Monti decidesse di aderire a questa richiesta, anche lo schieramento moderato aderirebbe tutto in suo supporto». Uno schieramento che, alle spalle di Monti, potrebbe arrivare a comprendere anche la Lega, ha detto tra l’altro il leader del Pdl raccontando: «Durante una visita a palazzo Chigi io stesso ho proposto a Monti di essere lui il candidato alla presidenza del Consiglio di tutto lo schieramento moderato, ma lui mi ha detto chiaramente di non essere interessato». Nella caotica situazione in cui versa il Pdl accade anche questo. Accade che Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri – dopo mesi di profonde riflessioni e laceranti dubbi – sono finalmente sul punto di rompere. Convocano per le 20 i dirigenti e i giornalisti, limano il timing dell’addio al Cavaliere e ragionano della campagna elettorale. Poi un’ora prima Silvio Berlusconi frena, rimette in discussione davanti alle telecamere il ritorno a Forza Italia, semina dubbi sulla propria candidatura, addirittura giura di vedere in “pole” per Palazzo Chigi l’amato (dagli ex An) Angelino Alfano. E’ così che nasce il primo caso di pubblica pre-scissione, o di scissione in stand by. Forse per la prima volta nella storia c’è tutto, dal nome al simbolo alla platea di parlamentari che la sostengono, ma manca la certezza appunto della scissione. Lunedì il quadro sarà più chiaro, sostiene La Russa presentando il nome, “Centrodestra italiano”, e il simbolo che tanto ricorda Alleanza nazionale. Niente fiamma, ma un nodo tricolore.
Il percorso, dall’altra parte, è assolutamente opposto: Pier Luigi Bersani, infatti, oggi ha annunciato che il Partito democratico farà le primarie per la selezione dei parlamentari. «Sappiamo di chiedere uno sforzo eccezionale ai nostri militanti ed elettori -ha spiegato il segretario democratico-. Uno sforzo ai limiti del possibile ma noi vogliamo cambiare davvero la politica in Italia e quindi lanciamo a noi stessi questa nuova sfida». Le primarie per i parlamentari del Pd saranno aperte a tutti, iscritti e non che abbiamo votato alle primarie del 25 novembre scorso e dichiarino di essere elettori del Pd. Se la data delle elezioni politiche sarà fissata per il 17 febbraio le primarie si terranno il 29 e 30 dicembre. Una Direzione convocato ad hoc per lunedì prossimo stabilirà il regolamento. La scelta del Pd ha “contagiato” tra l’altro Sel, che convocherà le primarie per la scelta dei suoi parlamentari negli stessi giorni di quelle dei democratici. «Facciamo le primarie di Pd e Sel nello stesso giorno e con lo stesso albo degli elettori», ha annunciato oggi lo stesso leader di Sel, Nichi Vendola. Chi, invece, con la composizione delle liste ha qualche problema è Beppe Grillo, che oggi ha lanciato un polemico appello con un post sul suo blog: «Per la prima volta l’Italia va a votare anticipatamente senza che il governo in carica sia stato sfiduciato dal Parlamento e ci va sotto la neve, come per centomila gavette di ghiaccio, come se fossimo in guerra. Il tempo per raccogliere le firme diventa così per il M5S quasi impossibile. Pochissime settimane per decine di migliaia di firme», ha scritto Grillo lanciando nei due prossimi fine settimana i “firma day”. Il fondatore del Movimento 5 stelle ha ribadito la sua convinzione che l’anticipo del voto sia una manovra per impedire alle sue liste di essere presenti alle elezioni perchè ha scritto sempre sul blog: «per i partiti il problema non si pone. Loro, in quanto già in Parlamento, non devono autenticarne neppure una di firma e le liste dei candidati le faranno come sempre a tavolino, in un paio d’ore, tra un marsala e un caffè. Alla faccia della democrazia». Quindi, l’appello on line: «Abbiamo il dovere di provarci. Se poi non ci riusciremo e resteremo fuori dal Parlamento, la responsabilità sarà dei partiti, del governo, delle istituzioni. Dovranno assumersi ogni responsabilità di aver impedito con un colpo di mano la partecipazione del M5s e aver fatto eleggere un Parlamento totalmente delegittimato con un’astensione superiore al 60%. Ci vediamo in Parlamento, o dentro o fuori. Sarà un piacere”. A dare una mano a Grillo, però, sono proprio i partiti e le istituzioni che lui ha tanto criticato: «L’Idv non deve raccogliere firme perchè è già in Parlamento, ma daremo una mano a Grillo e altre formazioni nuove nella raccolta firme. E’ giusto farlo anche se si tratta di forze che non si alleeranno con noi, anche se rappresentano un’alternativa, perché questa è democrazia», ha annunciato Antonio Di Pietro. Mentre il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha ricordato che, in virtù di una norma, con lo scioglimento anticipato delle Camera il numero delle firme necessario per la presentazione delle liste si dimezza.

m.amelia

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