Home
Tu sei qui: Home » Archivio » Grandi manovre nei partiti, il Pd tenta di sbarrare la strada a Renzi

Grandi manovre nei partiti, il Pd tenta di sbarrare la strada a Renzi

Grandi manovre nei partiti, il Pd tenta di sbarrare la strada a Renzi

Il Pdl fa finta di pressare Berlusconi perché si candidi, il Pd è invece alle prese con il nodo alleanze (Sel o Udc) e primarie interne. Sullo sfondo rimane “immutata” la legge elettorale che tutti dicono di voler modificare ma che non cambia. Anche se il Foglio e Repubblica svelano retroscena importanti, soprattutto per i democratici: una spartizione di poltrone dei “vecchi” del Pd, all’ombra delle manovre del sindaco di Firenze Matteo Renzi, Pier Luigi Bersani diventerebbe premier, Rosy Bindi nominata vicepremier, Walter Veltroni presidente della Camera, Massimo D’Alema ministro degli Esteri o commissario europeo, Dario Franceschini segretario del Pd, Fioroni ministro. Schemi oggi smentiti dagli interni al partito. «Leggo retroscena e organigrammi sulle primarie del Pd totalmente fuorvianti e surreali. Il Pd è l’unico partito nazionale che può costruire una piattaforma e una alleanza riformista per governare l’Italia dopo il voto del 2013. Per fare questo, seriamente e responsabilmente, è necessario parlare ai lavoratori, agli imprenditori, ai giovani di questo Paese e indicare le proposte e le riforme che intendiamo realizzare. Vedo invece rappresentato sui media un dibattito che ruota tutto sui destini personali di questo o quel dirigente». Così il vicepresidente del Pd Marina Serena sulla tensione dentro il partito in vista delle primarie. «Tutte le aspirazioni personali – sostiene Sereni – sono legittime, c’è una domanda giusta di rinnovamento della politica e delle classi dirigenti che il Pd deve saper raccogliere ma non possiamo trasformare le primarie nel centrosinistra in una lotta senza regole e senza contenuti. Non possiamo prestare il fianco e favorire il disegno di quanti forse vorrebbero impedire al Pd e alle forze progressiste di guidare una stagione di innovazione e di crescita». Domande, dubbi, timori. Sulle indiscrezioni, sullo scontro generazionale, sulle insinuazioni di cui “l’organigramma” fa parte a pieno titolo perché tira in ballo nomi molto conosciuti, Bersani rischia di vedere spaccarsi il partito. Il patto di potere tra i big a cui più volte in queste settimane si è riferito Matteo Renzi, potrebbe essere comunque anche l’organigramma dell’ultimo giro per una generazione di politici democratici. Qualcosa, anzi molto meno di un patto blindato che sarebbe comunque sottoposto a un numero infinito di variabili, la prima della quale non è irrilevante: vincere le elezioni e gestire il ricambio di governo. Questo tipo di intesa – per i bene informati spiegherebbe anche l’insolita assenza di litigiosità tra le correnti democratiche. E sta alla base, per esempio, dell’equidistanza di Veltroni sulle primarie mentre gran parte dei veltroniani riconoscono nel sindaco di Firenze il vero erede del programma illustrato al Lingotto nel 2007. E se tutti nel Pd – da Renzi a Bersani – parlano di rinnovamento, scoprono giovani, lanciano proclami, il vero rinnovamento potrebbe essere dettato invece dall’esterno. Dalle liste di Grillo, dai giovani che sceglierà Nichi Vendola per il suo partito, dalle mosse di Berlusconi.
Intanto, sempre ferma ad un punto di non ritorno la riforma della legge elettorale: al Senato riflettori nuovamente puntati sulla riforma elettorale. Alle 12 Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari costituzionali, incontrerà Renato Schifani, presidente di Palazzo Madama, per informarlo sullo stato del confronto tra i partiti. Poi alle 14 ci sarà la riunione dell’Ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali. Poi ancora Vizzini, che non ha nascosto di ritenere la situazione ferma in un pericoloso “stallo”, riferirà alla commissione in seduta plenaria le decisioni procedurali. Infine, si riunirà intorno alle 16 il Comitato ristretto che da tempo si confronta sul merito della riforma. Dopo aver sparso ottimismo nelle settimane agostane sulla possibilità di un’intesa, ora la situazione tra Pdl e Pd sembra tornata improvvisamente al punto di partenza. Ognuno dei due contendenti attende un segnale di disponibilità dall’altro. Il partito di Angelino Alfano non vuole rinunciare alle preferenze, mentre quello di Pier Luigi Bersani punta i piedi sulla richiesta che l’eventuale premio di maggioranza vada alla coalizione vincente e non al partito che prende più voti. Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, avverte intanto che «se non c’è un accordo preventivo si deve andare in Aula comunque perché deve finire questo giochetto allo scaricabarile, per bloccare il pericolo Grillo bisogna fare le cose e non rinviare».

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 1291

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto