Grazie prego scusi perdonerò

Grazie prego scusi perdonerò

E anche il segretario di Papa Benedetto XVI ha chiesto perdono alla sua vittima: Sua Santità stessa. E c’è da giurare che, essendo questi l’emissario di Dio sulla terra, avrà contezza delle reali intenzioni del suo sottoposto e dello stato d’animo nel quale egli ha domandato indulgenza. In casi assai più gravi, non si contano gli assassini, i rapitori, gli attentatori, stupratori e torturatori che, una volta al gabbio, hanno invocato il perdono delle vittime – maturando questa scelta, non sempre del tutto spontaneamente e disinteressatamente, sollecitati dal proprio avvocato alle strette sulla direzione da imprimere alla linea di difesa. Per la verità, del tutto autonomamente, qualcuno di questi efferati criminali ha persino goffamente provato a chiedere “scusa” alla sua vittima, manco che l’aver segnato a vita l’esistenza di un essere umano si ponesse sullo stesso piano della marachella di un adolescente. Sul perdono mi permetto una mia personale riflessione. Non è qualcosa che possa essere regalato (per…dono), chiesto o elargito con leggerezza, altrimenti se ne perde il senso profondo (e basta un accento: perdòno, pèrdono). Insomma, se lo si domanda a Dio, tutto bene, perché Egli solo può vedere con chiarezza nel nostro animo (anzi, nell’anima, che è tutt’altra cosa) e scrutare le nostre intenzioni e la profondità del nostro pentimento. Ma assai diversa è la questione se il perdono lo si domanda agli uomini. Da uomo a uomo, secondo me, il perdono lo si può solo accettare, una volta che venga concesso. Ed è prova assai ardua, per l’uomo, accettare il perdono che non si è domandato.

Roberto Lombardi

 

errelombardi

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