Grillo a Salerno: attenti alla schizofrenia della politica!

Grillo a Salerno: attenti alla schizofrenia della politica!

grillo-a-salernoPiove su piazza Portanova a Salerno, piove sulle luci sparse, piove sugli addobbi natalizi, piove sui sampietrini scivolosi ed irti, piove sulle nostre mani più ignude che mai, piove sulle favole belle che ieri, oggi e domani sempre qualcuno ci racconterà.
Siamo in piazza Portanova in attesa dell’intervento di Beppe Grillo. Aspettando che egli salga sul palco, un quartetto suona cover degli anni sessanta, molto beatlesiane; del resto in attesa di Grillo, meglio delle dannunziane cicale, solo degli scarafaggi. Poi, rincara la pioggia e Grillo irrompe dal microfono (per via degli ombrelli sparsi, riusciamo solo a sentirlo, non a vederlo). E qui, scambiati inizialmente per dei fan, si sentono indistinguibili – forse intercambiabili – frasi e slogan gridati da qualcuno che ha preparato ai piedi del palco una protesta. Non sappiamo chi siano, neppure li vediamo, a stento se ne ode il roboante brusio, ma è senza dubbio uno dei numerosi drappelli di una delle tante assemblee che in Italia crescono a pane e antifascismo, crescono più che altro a formule, o “a mazza e panelle”. Sì, perché in Italia è necessità essere antifascisti a priori o fascisti, ovviamente, a posteriori (col gesto della mano che per quanto tesa in avanti, tende sempre alle “fronde – o ronde – più rade, men rade”). Grillo cede il microfono a questi signori, ma la folla fischia, urla al loro indirizzo “scemi, scemi”, e la più accanita è una bionda signora dal bel volto sciupato dal tempo, alla quale non sembra vero di poter usare modi spogli di ogni ideologia, rivestiti di “vestimenti leggieri e freschi pensieri che l’anima schiude novella”. La voce di Grillo è roca, è arrabbiata, ma suona avvolgente: non l’adopera per infliggerci parole, ma per suscitare azione ancora più che reazione. Il suo primo commento è:”Piove: Governo tecnico”, una battuta che ripeterà spesso in questa prima parte del suo intervento. Un po’ ci fa piacere; chi scrive l’aveva pubblicata su queste pagine il 3 Settembre dello scorso anno. E una certa comunanza con le idee di Grillo la troviamo pure in un sollecito che lui fa alla nostra città: e cioè di passare dalla semplice raccolta differenziata, a un più solido riciclaggio. Ne avevamo accennato, sempre lo scorso anno, sempre su queste pagine, a proposito del marchio, dell’immagine da dare a Salerno. Per il nostro Primo Cittadino ha frasi sbrigative; più che altro ne ha per noi; ci dice:“Contenti voi, se ve lo votate un’elezione dietro l’altra”. E che fra i salernitani e il loro sindaco ci sia grande passione è pura verità. Un po’ come in quei rapporti che vanno avanti da troppo tempo per cambiarli; come quelli che, fidanzati da vent’anni, non trovano di meglio che finire per sposarsi. Poi ne ha per tutti, per tutto il Paese, ma sotto c’è il calore di chi ‘sto Paese lo ama, lo considera anche nostro, oltre che suo. Grillo sembra dirci:”Sono uno di noi”, che suona diversa dall’ipocrisia di chi, affermando “Sono uno di voi”, rincara la distanza fra lui e noi. Descrive la schizofrenia della politica italiana, la schizofrenia di chi ieri ha detto nero e oggi promette bianco, dopo essere passato per ben più di “50 sfumature di grigio, di rosso o di blu”. A intervalli ci invita, invita la folla, parecchie migliaia di persone (ma moltissime collegate in streaming sulla Rete), a canzonarlo con cori di “Populista” e poi “Demagogo” e infine “Megalomane”. Non ha perduto affatto il suo mestiere di comico: “Al quale ritornerò”, annuncia. “Non faccio promesse”, ci dice, “Vi dico solo quello che abbiamo già fatto”; e cita il caso Parma, emblematico: dopo l’arrivo in Consiglio Comunale del Movimento 5 Stelle, in questi giorni piovono a raffica arresti e denunce sulle passate malversazioni pubbliche; oppure il caso Sicilia, dove gli assessori hanno destinato il 70% del loro stipendio per creare un fondo che servirà a finanziare, alla fine di quest’anno, la piccola impresa dell’isola. Se i politici, e a proposito di Grillo nessuno parla più di “antipolitica”, se i politici usano slogan e formule, beh, quelle di Beppe suonano meno da marketing e anche meno facili di quelle di altri: ”Utopie concrete”, un bell’ossimoro di cui noi, la gente, sembriamo davvero avere bisogno. Ma qualche promessa gli scappa: riguardano le Provincie, i Vitalizi e le Pensioni dopo 35 mesi in Parlamento trascorsi a premere bottoni. Beh, se non ne possiamo più di come s’è ridotto il Paese, il 24 e 25 Febbraio bisognerà dimostrarlo.

errelombardi

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