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Grillo adesso fa il perseguitato: vogliono eliminarmi

Grillo adesso fa il perseguitato: vogliono eliminarmi

Beppe Grillo cita Orwell di 1948 e attacca la neolingua utilizzata dai media per istigare a farlo fuori, a farlo passare da un bersaglio “metaforico” ad un bersaglio “reale”. Parafrasando un brano del celebre romanzo sul suo sito il blogger genovese spazza via con poche righe le molte critiche piovute sul movimento anche dall’interno e sostiene che il simbolo del M5S è suo e non della “Casaleggio Associati”, come sostenuto dai dissidenti che hanno accusato il Movimento di “pubblicità non trasparente’” e presentato un esposto all’Agicom. Secondo l’esposto il movimento di Grillo sarebbe in realtà una società di e-commerce (la Casaleggio Associati, appunto) e dovrebbe poter essere identificata come tale dal consumatore-lettore. Il blogger risponde con due righe: “Contrariamente a quanto riportano oggi i giornali il simbolo del MoVimento 5 Stelle è registrato a mio nome e non della Casaleggio associati (basterebbe una verifica per non fare figure di merda)”. L’attacco frontale di Grillo a media e politici fa dire al Pdl, con Osvaldo Napoli, che Bersani ha sbagliato a definire Grillo un fascista perchè‚ si tratta solo di “un teppistello in cerca di notorietà. Un teppistello di quartiere che solo la cecità della politica può elevare agli onori della cronaca”. Napoli dice che Grillo “chiagn’e fotte” e vorrebbe solo “tacitare i suoi avversari”. Ma a colpire e far discutere è soprattutto un passaggio del post titolato “Due minuti d’odio”: «L’informazione – scrive Grillo – sta sconfinando in molti casi in istigazione a delinquere come avvenne negli anni di piombo», un richiamo non da poco che fa dire al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino:«Ho memoria viva di quegli anni e delle predicazioni d’odio che facevano i cattivi maestri e quanti lutti con le loro parole hanno determinato: se Grillo vuole imboccare questa strada se ne assumerà le responsabilità morali prima che giuridiche». Grillo cita dunque un passo di 1984 nel quale si ricostruisce il clima d’odio utile a costruire, identificare, l’obiettivo da colpire, l’avversario da abbattere. Grillo scrive che «il rito quotidiano dell’odio da parte di aizzatori di professione nei miei confronti, nei confronti degli aderenti al Movimento e dei miei collaboratori è diventato fragoroso, insopportabile, indecente. Lo scopo è quello, chiaro, di creare dei mostri da abbattere per mantenere lo status quo. Non discutono mai (i media, ndr) del merito (ad esempio del programma), insultano, fomentano con l’obiettivo di isolare, infamare, distruggere. E Dopo? Dal tiro al bersaglio metaforico si passerà a quello reale? L’informazione sta sconfinando in molti casi in istigazione a delinquere, come avvenne negli anni di piombo». A Grillo replica a stretto giro il pidiellino Ginefra: «Il dispensatore di insulti H24 gioca a far la vittima per continuare a far parlare di se contestando i media. Siamo alle prese con un chiaro disturbo galoppante e narcisistico della personalità». L’attacco ai media «è tipico dei leader autoritari e antidemocratici; solo l’ultimo atto di una campagna di discredito delle istituzioni da parte di un uomo prigioniero del suo personaggio».

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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