Grillo, “figlio” di Robespierre, simbolo di un’improbabile primavera

Grillo, “figlio” di Robespierre, simbolo di un’improbabile primavera
di Silvia Siniscalchi

Robespierre_GrilloCon la rivoluzione civile promossa dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e il trionfale ingresso del “Terzo Stato” all’interno del Parlamento italiano, tra le potenze europee sembra serpeggiare un inconfessabile sentimento di paura. L’Italia delle barzellette e della crisi economica improvvisamente sembra avere assunto contorni inquietanti e, più che somigliare alla Roma decadente di Trimalcione, ricorda la Parigi di fine Settecento alla vigilia della Rivoluzione.
Per rassicurare i tedeschi Giorgio Napolitano, dopo l’incontro a Berlino con il presidente federale Joachim Gauck, ha risposto indirettamente al ministro delle Finanze Schaeuble, dichiarando in conferenza stampa che l’Italia non è senza governo in questo momento» e che «non c’è nessun rischio contagio» perché non c’è nessuna malattia.
Ma in Europa la vittoria dei grillini sembra per l’appunto preludere alla propagazione di un “virus”, così come avvenuto in Medio Oriente durante la “primavera araba”: nell’Italia della crisi, dell’indebitamento statale, della perdita di prestigio della classe politica, delle tasse insostenibili, delle resistenze delle caste ad accettare una riduzione dei loro privilegi, nel diffuso malcontento dell’opinione pubblica, si mette in discussione il sistema sociale dell’ancien régime  e si avanzano richieste di rappresentanza politica diretta.
Tutto fa pensare a una fase rivoluzionaria, ma se Berlusconi era il rassicurante aspirante alla carica di Napoleone, Beppe Grillo sembra invece piuttosto essere l’inflessibile figlio di Robespierre, animato da un profondo bisogno di giustizia sociale e di distruzione del potere oligarchico, non solo in Italia ma nell’intera Europa. Ma stavolta i rivoluzionari non stanno in piazza a lanciare petardi, né davanti ai cancelli ad aspettare il Re per portarlo alla Bastiglia: sono invece entrati direttamente nel palazzo per mettersi al lavoro. Grazie alla rete e alle sue enormi potenzialità, le regole della democrazia sono così state portate alle loro estreme conseguenze, dando voce ai rappresentati, oggi divenuti anche rappresentanti. Adesso ci sarà solo da aspettare per sapere se questa iniezione di vitalità riuscirà davvero a trasformare il parlamento italiano in una “ecclesia” capace di esprimere e tradurre in azione concreta le istanze di tutte le categorie sociali, facendo dell’Italia il “motore primo” di un sovvertimento profondo delle regole democratiche così come sinora interpretate dai paesi europei. Ma all’orizzonte si profila altrettanto concreto il rischio di vedere in atto di qui a qualche tempo dei processi di progressivo stemperamento delle istanze del movimento grillino o, come già avvenuto in passato, delle vere e proprie azioni di contrasto agite dall’esterno per porre fine sul nascere alla “primavera italiana”. A meno che la storia, almeno per una volta, non decida di cambiare per davvero direzione.

Silvia Siniscalchi

Un pensiero su “Grillo, “figlio” di Robespierre, simbolo di un’improbabile primavera

  1. in genere il potere riesce a prevedere e pianificare tutto, tranne, regolarmente, quella variabile, che lo frega. 🙂

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