Grillo, le brioches e gli inganni della storia

Grillo, le brioches e gli inganni della storia
di Carmelo Currò
Ritratto di Maria Antonietta con la rosa,di Élisabeth Vigée-Le Brun (1783).
Ritratto di Maria Antonietta con la rosa,
di Élisabeth Vigée-Le Brun (1783).

Nel dibattito politico di oggi, improvvisamente, Beppe Grillo ha affermato: “Nel secondo Paese, quello immaginario, vive il Governo che si occupa di problemi che nulla hanno a che fare con la realtà. Se Maria Antonietta voleva distribuire delle brioches al popolo che chiedeva pane, il Governo al popolo vuole dare riforme che, a differenza delle brioches, sfamano solo la fame di potere del Pd e del suo conducator”.
Devo dire che condivido in pieno quanto considerato da Grillo a proposito del Governo; ma è indispensabile precisare che il ricordo storico è ancora una volta sbagliato. Sia perché mai pronunciato, sia perché è ora che in Italia si operi una completa revisione storica che ripristini le verità scomode abbondantemente dimenticate fin dall’epoca risorgimentale.
La rivoluzione francese e la presa della Bastiglia enormi fregature; la terra ritenuta quadrata dai nostri antenati che invece fin dai tempi di Cicerone e degli Egizi si sapeva rotonda; i delitti dell’Inquisizione cui sono attribuiti tanti sfaceli commessi dai fanatici protestanti: sono argomenti su cui mi sono soffermato ma ancora troppo poco.
Ho già avuto modo di sottolineare più volte che Maria Antonietta e suo marito Luigi XVI erano persone di altissima levatura spirituale e intellettuale, ben diverse da quelle che le pagine dei sussidiari scolastici hanno voluto disegnare tra la credulità di professori e maestri che ingoiavano qualsiasi bugia fosse imposta dal regime. È passata una vita da che la storiografia estera, e in parte anche quella italiana, ha fatto giustizia delle stupidaggini che abbiamo letto e riletto a scuola; ma sarebbe ora che anche chi parla in pubblico si dedichi a qualche lettura straordinaria.
Non dico che dobbiamo arrivare ai vertici di Felice Vinci che finalmente ha messo in luce invenzioni come quella della localizzazione della Troia omerica e delle false geografie correlate. Ma almeno sarebbe il caso di approfondire eventi ancora così richiamati, con libri facilissimamente reperibili in ogni libreria.
Desidero almeno ricordare, allora, qualche episodio della vita di Maria Antonietta. Come l’ultimo tentativo per salvarla, messo in atto da tanti Monarchici, non nobili o ricchi; ma parte proprio di quel popolo che si crede affamato e che invece l’amava con continuo slancio. «A testa della cospirazione – scrive André Castelot – si trova una ex operaia, che ha sciupato l’esistenza smerlettando: è una avergnate, gobba, di nome Caterina Urgon, moglie di un certo Fournier» .

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Maria Antonietta condotta al patibolo

Desidero ricordare i nomi di questi amici della Regina perché significa ricordare nomi di altri Martiri ed eroi, morti non nel solo in nome della Monarchia ma della stessa Fede cattolica che in quel momento si cercava di sradicare dalla Francia. «Il suo stato maggiore è composto di suo figlio, un lustrascarpe di quattordici anni e di due parrucchieri: Guglielmo Lemille e Giovan Battista Basset. Qust’ultimo, di diciott’anni e mezzo, è riuscito da solo a raccogliere quattrocentosessanta uomini. Il loro quartier generale si trova in casa d’un oste di rue de la Vannerie, all’insegna della Cantina dei Carbonai. I loro principali luogotenenti? Due fabbri, tre pasticcieri, due vinai, due droghieri, due salumai, due commissionari, due muratori, due arrotini, un verniciatore, un giardiniere, un rigattiere, un acquaiuolo… e quattro parrucchieri (…). Hanno come segno di riconoscimento un dischetto di carta con al centro un cuore e con intorno le parole : Viva Luigi XVI, re di Francia» (A. CASTELOT, Maria Antonietta, Milano 1954, p.424).
E faccio menzione di poche righe tratte dalla sua ultima lettera alla cognata, anch’essa dimostrazione della santità della Regina e del suo defunto marito: «Questa è l’ultima volta che scrivo, sorella mia, e scrivo a voi. Sono stata or ora condannata non a una morte vergognosa, ché tale essa non è che per i delinquenti, ma ad andare a raggiungere vostro fratello; innocente al pari di lui, spero di mostrare la medesima sua fermezza negli ultimi istanti. Sono calma come si è calmi quando la coscienza non ha nulla da rimproverarsi; ho un profondo rammarico di abbandonare i miei poveri figliuoli (…). Ricevete per loro due, qui, la mia benedizione; spero che un giorno, quando saranno più grandi, potranno ricongiungersi a voi e fruire in pieno delle vostre tenere cure: pensino entrambi a ciò ch’io non ho mai smesso di ispirar loro: che i principi e i compimenti dei propri doveri sono la prima base della vita (…). Che mio figlio non dimentichi mai le ultime parole di suo padre, che espressamente gli ripeto: non cerchi mai di vendicare la nostra morte»(id., pp. 420-421).
Non dimentichiamo questa Martire, non abbassiamo più la sua figura a leggende da regime. Affidiamoci invece alla sua protezione per la nostra Italia in una così grande crisi sociale.

redazioneIconfronti

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