Dom. Set 15th, 2019

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Grillo ridicolizza Renzi, de Magistris e Pisapia: sindaci multicolor

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«E' facile stare in una casa lussuosa, mettersi davanti a un blog, scrivere contro questo o quello e voler cambiare il paese con un 'vaff...».

«È facile stare in una casa lussuosa, mettersi davanti a un blog, scrivere contro questo o quello e voler cambiare il paese con un ‘vaff…». Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris nel corso della trasmissione “Fuori dal Comune” su Radio Kiss Kiss Napoli, commentando le critiche di Beppe Grillo nei confronti dello stesso de Magistris e dei sindaci di Firenze Matteo Renzi e di Milano Giuliano Pisapia. «Grillo polemizza con tutti – ha detto de Magistris – ma ha visto male perché non sto facendo nessun partito. Poi, che si dispiaccia del fatto che il sindaco di una delle più importanti città del mondo apra un dibattito nazionale per rafforzare l’immagine della città e farla amare ancora di più nel mondo, francamente non me ne frega proprio». «Il Paese si cambia rimboccandosi le maniche – ha aggiunto – e sinceramente preferisco le persone che sanno come si vive nella miseria, senza avere nulla di personale contro Grillo».
«Chi amministra città complesse come Firenze, non dovrebbe avere il tempo nemmeno di andare al cesso», aveva tuonato così Beppe Grillo contro i cosiddetti “Sindaci Multicolor”, ovvero amministratori locali con ambizioni da premier. Grillo ritiene, infatti, una vera e propria “presa per il culo” il fatto che una persona si faccia eleggere a sindaco della propria città per poi iniziare il giorno dopo a pensare alla propria carriera politica e candidarsi al Parlamento. I comuni diventano così trampolini di lancio per sindaci aspiranti premier. I sindaci, invece, dovrebbero occuparsi della città fino alla fine del mandato. Il riferimento principale è a Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ma Grillo ha tirato in ballo anche de Magistris (sindaco di Napoli) e Pisapia (sindaco di Milano). Parlando di sindaci, Grillo ha lasciato fuori Vendola (governatore della Puglia), da molto tempo impegnato più a preparare la sua discesa in campo nazionale che a occuparsi della sua regione (che per giunta descrive come un Eden e tempo fa parlava di grandi miglioramenti nella qualità dell’aria di Taranto…). Grillo spiega che alla fine del 2011 la classifica delle città più indebitate vedeva al primo posto Milano con 3.931 milioni di euro, quindi Torino con 3.200, Napoli 1.589, Genova 1.328, Roma 1.149, Catania 522, Firenze 495, Verona 409 e Palermo 338. Un qualunque sindaco sotto il peso di questi debiti, come un buon padre di famiglia, non dovrebbe dormire di notte. Quando il debito di un’amministrazione cresce, aumentano le tasse comunali e le tariffe delle municipalizzate, come i trasporti pubblici a Milano, e diminuiscono i servizi ai cittadini. Un Comune può avvitarsi, finire in bancarotta e commissariato come Parma e recentemente Alessandria. Potrebbe succedere nel 2013 alle città più indebitate. L’unica risorsa prima del crack è vendere i beni del Comune (o meglio dei cittadini) all’asta, come avviene a Torino. Eletto lo sindaco, gabbato lo santo. Se un’azienda va in bancarotta, il titolare finisce in galera. Se un Comune va in bancarotta, il sindaco finisce in Parlamento e, magari, diventa pure ministro».

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