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Grillo rilancia il comizio e strappa alla politica la “telemaschera”

Grillo rilancia il comizio e strappa alla politica la “telemaschera”
di Andrea Manzi

movimento 5 stelle incontro con grilloGrillo vince nella piazza, Bersani gli sta dietro e rilancia: ventimila per il comico in Piazza Castello a Torino, trentamila in Piazza Duomo a Milano per il segretario del Pd. Ventimila più trentamila in carne ed ossa; teste, braccia, occhi, non i numeretti di Mannheimer. Ventimila più trentamila fanno cinquantamila signore e signori esposti al freddo, alla pioggia, al trambusto, alla voce e agli inni che gracchiano o “sparano” nelle casse. È il popolo dei comizi, sono i figli, i nipoti (talvolta i pronipoti) degli italiani che si spellarono le mani per Palmiro Togliatti e per Alcide De Gasperi quando le piazze, in assenza dei sondaggi, misuravano la forza dei partiti. E se una piazza si riempiva e l’altra di segno opposto mostrava imbarazzanti vuoti gli osservatori già coglievano il segnale anticipatore di una tendenza, il preannuncio di un esito, il vento di opinioni nascenti. La piazza era una doxa, la somma dei pareri, l’opinione dell’individuo nell’atto dell’approccio comunitario con i problemi collettivi e con i temi pubblici. La piazza alla quale è oggi tornato Grillo era, dopo la guerra, un po’ salotto e un po’ officina, pensatoio e stadio, percorso logico e arena emotiva. Perché un comico salta fuori dalla comoda scatola domestica che tutto annulla e nasconde e scende per strada, abbassa il sipario del palcoscenico e ripropone il comizio finito da circa vent’anni in soffitta? Evidentemente, ha compreso che non è più vero l’assioma secondo il quale l’occhio crede in ciò che vede. L’uomo vuole toccare, avrà pensato Grillo, perché è il tatto che dà la certezza del risveglio. Le immagini invece hanno la stessa radice del sogno e, con la loro presunta verità, hanno fatto a lungo strame della reale pubblica opinione, per più di due secoli faro di orientamento ed oggi declassata a variabile della consapevolezza civile.
Finalmente, un comico serio ha riportato la politica al centro delle città, nel foro di una luminosa tradizione dismessa. È molto strano (e perciò fa un po’ moda) che sia stato un uomo di spettacolo a lanciare la sfida della riappropriazione del confronto reale, attraverso il più estremo e tragico dei suoi show, quello che nega (o finge di farlo) la rappresentazione, annulla la performance e propone un ritorno alla dialettica dell’uno che comunica verità all’altro, delle coscienze che lucidamente si scambiano il nutrimento del reciproco, virile pensiero. Bersani ha compreso e non poteva far finta di niente: ora rincorre il comico-leader per le piazze d’Italia, nel più clownesco dei recuperi anti-spettacolari d’immagine. Berlusconi, paladino della sua simil-democrazia diretta di derivazione sondaggistica e dalla struttura volatile, sa che la piazza non gli si addice per il minaccioso calo di popolarità che accusa e, impotente, versa lacrime amare sull’occasione perduta.
Il segnale, che umanizza i confronti e riporta la politica nei luoghi di incontro, va colto e valorizzato. Dalla tv negli ultimi decenni sono state orientate le opinioni, creati miti di cartapesta, originati leaderini e soubrette (formato pubblico) francamente intollerabili per la loro insostenibile leggerezza: il tutto grazie alla mediazione di un mezzo che “crea” nell’altrove di abili studi digitali il mascheramento per il mercato della politica. Sono nate così le opinioni etero-dirette in quella scatola maledetta che solo apparentemente ha rinforzato il confronto delle idee. In effetti, “la televisione si esibisce come portavoce di una pubblica opinione che è l’eco di ritorno della propria voce”, osservava il professor Giovanni Sartori in un suo saggio sulla involuzione politica contemporanea. Siamo così piombati per un tempo lungo nell’era dei sondaggi, sulla quale ha speculato, inventandosi partiti di plastica e di scorie, il principe dei guitti. Ma che cosa è il sondaggio, se non l’interpello quotidiano di poche persone, l’amplificazione del cui pensiero serve per pilotare abilmente il consenso di tutti? Purtroppo, al mefistofelico Cavaliere mal gliene è incolto, perché un comico sbracato e irriverente gli ha chiuso il magazzino delle illusioni, ricordando agli italiani che la tv non riflette i cambiamenti, ma in gran parte li determina, forse li ispira.
La piazza, pertanto, assume in questa drammatica congiuntura storica la funzione di un correttore visivo, restituendoci la sapienza della percrzione diretta in luogo di un tele-vedere al quale ci eravamo troppo docilmente piegati. E un grazie a Grillo è doveroso, perché ci ha restituito la facoltà di non subire la funzione sostitutiva dei media che, spesso, anziché informare liberando energia democratica, hanno appiattito le nostre conoscenze, creando massa e non identità.

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Commenti (1)

  • diego ferra

    mi complimento con l’aticolista andrea manzi, bravissimo ad interpretare il nuovo che avanza, nulla si crea e nulla si distrugge, l’uno vale uno è entrato nell’era digitale elevando l’io e svuotando la massa

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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