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Grillo va a Parma e trova la piazza vuota, il mito già finito?

Grillo va a Parma e trova la piazza vuota, il mito già finito?

Dopo mesi di assenza, dopo una meritata vacanza per riprendersi dalla fatica di una campagna elettorale per le amministrative guidata pancia a terra da condottiero e finita trionfalmente, Beppe Grillo è tornato in piazza. Per lanciare, di fatto, una nuova campagna elettorale: quella che dovrà far sbarcare i grillini in Parlamento per quella che il comico genovese ha definito una “rivoluzione di civiltà”. Per farlo ha scelto Parma, città simbolo, governata del Movimento 5 Stelle, per una manifestazione contro l’inceneritore che dovrebbe partire a mesi e su cui il sindaco grillino Federico Pizzarotti ha fondato il proprio successo elettorale. I sondaggi accreditano il movimento di percentuali stabilmente a due cifre, eppure qualcosa, rispetto a quelle trionfali piazze di maggio, sembra essersi rotto. Colpa, forse, del disincanto delle prime esperienze di governo, ma anche delle polemiche interne al Movimento dovute all’ormai famigerato fuorionda del consigliere regionale emiliano-romagnolo Giovanni Favia, grillino della prima ora, che ha denunciato la mancanza di democrazia interna. Grillo gli ha tolto la sua “fiducia”, nel mondo a 5 stelle una specie di marchio d’infamia. Alla manifestazione contro l’inceneritore Favia c’era, ma stavolta non sul palco come gli altri “eletti”, bensì fra il pubblico, , con un afflusso che è stato di gran lunga inferiore alle attese degli organizzatori. Rincorso per tutto il giorno dalle telecamere, Favia ha cercato di smorzare le polemiche: «Io sono parte del movimento e spero di riconquistare la fiducia di Grillo». Tuttavia ha sviato un po’ l’attenzione, solitamente incentrata tutta su Grillo. Per lui tante strette di mano da parte dei militanti e qualche contestazione. Con il suo ex mentore, invece, nemmeno un saluto. Sul tema della democrazia interna al movimento, Beppe Grillo ha tagliato corto: «Ci accusano di non applicare la democrazia tradizionale, noi vogliamo la democrazia senza aggettivi. Dietro di me ci sono solo io e dietro Casaleggio c’è solamente Casaleggio». Il problema, semmai, secondo Grillo, «è il sistema dell’informazione che si occupa di queste cose» per non pensare a quelli che a suo avviso sono i reali problemi. I giornalisti vengono via via definiti “carogne, servi”, anche se, poi precisa, «so che molti di voi sono pagati pochi euro ad articolo mentre i vostri editori ricevono finanziamenti milionari. Ma se c’è una classe politica di questo tipo la colpa è dell’informazione». Nonostante tutto, però, Grillo traguarda con fiducia alla prossima primavera, ed allo sbarco dei suoi in parlamento. «La legge elettorale non m’interessa – precisa – li spazzeremo via comunque». «Se falliamo noi – ha detto – arriveranno movimenti come Alba dorata in Grecia. Noi riempiamo uno spazio che altrimenti occuperebbero gli estremisti». E per tacitare le polemiche sulla democrazia interna annuncia il varo di una piattaforma via web, grazie alla quale gli attivisti potranno scegliere i candidati. La “agenda Grillo” è comunque pronta: le battaglie con le quali i grillini daranno l’assalto a Montecitorio riguarderanno i costi della politica, l’ambiente, il referendum per decidere se restare nell’euro. Ma su questa idea esplode una nuova polemica. Stavolta con la Lega che lo accusa di aver “scopiazzato” la proposta lanciata dal Carroccio: «Grillo – dice su Facebook Roberto Maroni – vuole un referendum sull’euro. Anche lui copia le idee della Lega: la proposta di referendum sull’euro l’ho fatta io in agosto».

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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