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Ho letto Vespa su Berlusconi: ma quando tornano gli opinionisti veri?

Ho letto Vespa su Berlusconi: ma quando tornano gli opinionisti veri?
di Aniello Manganiello
don Manganiello

don Manganiello

Ho letto ieri con incredulità e, via via che la lettura procedeva, addirittura con raccapriccio l’articolo di Bruno Vespa sulla prima pagina del Mattino relativo alla vicenda di Silvio Berlusconi. Dall’incipit alla fine dello scritto emergeva un senso di “mancanza”, di apocalittico disagio, determinati dall’allontanamento imminente di Berlusconi dalla vita politica. Sotto le parole ho avvertito, a tratti, il vuoto abissale che si starebbe spalancando sotto i piedi di milioni di italiani. Una mancanza che l’abile commentatore identificava, senza mai dirlo espressamente ma lasciandolo intendere come filo di fondo dei giorni e delle ore che ci attendono, con una mutilazione politica dagli esiti insanabili abbattutasi sugli italiani moderati. L’articolo, disteso su una trama di lacero fideismo forzitaliota, mi è apparso poi imbastito con argomentazioni illogiche oltre che a-morali. Da una chiamata in campo assai fuori luogo del presidente Giorgio Napolitano con affermazioni ipotetiche insinuanti (“Non sappiamo se sia vero che ben prima della sentenza, Napolitano avrebbe detto: “Non può andare in galera chi ha dominato la scena politica per vent’anni”. Se non è vero è verosimile”) ad uno sciorinamento di sondaggi in base ai quali una fetta consistente del popolo italiano non sarebbe d’accordo con la sentenza, come se le sentenze definitive dovessero ottenere anche il sigillo di un plebiscito. Il mancato consenso popolare, chiosava Vespa, non deve influenzare la legge (ci mancherebbe!) ma la politica sì. Insomma, un’arrampicata sugli specchi con sofismi e associazioni incongrue tesi ad affermare il grande dramma d’Italia originato da una condanna inappellabile per un reato grave e infamante (lo stesso di Al Capone, ma Vespa ha rinunciato a questa nota di colore).

Un tempo i commentatori di prima pagina dei giornali erano, chi più chi meno, maitre à penser: potevano divergere dalle nostre abituali riflessioni, collidere con le convinzioni da noi maturate, ma si riconosceva loro, per coerenze e fede nelle idee che difendevano e amplificavano, il ruolo di guide morali o intellettuali di vaste schiere di cittadini e di lettori. L’attuale decadenza dell’informazione (non si è letto mai così poco come oggi, il che qualche riflessione dovrebbe indurla) ha fatto scadere il ruolo dell’opinionista un tempo libero e affidabile nell’altro dell’uomo-cinghia di trasmissione in servizio permanente effettivo: oggi si diventa megafono, tifoso, fiancheggiatore e, quel che più appare inaccettabile nel caso specifico di Vespa, tale ruolo lo si esercita fingendo terzietà e servendosi di mezzi di comunicazioni definiti pubblici, ma privatizzati di fatto da un uomo, oggi pregiudicato, impunito per vent’anni grazie prevalentemente alle prescrizioni inanellate. Che il giornalismo scada a tal punto dispiace molto. Non una parola, ha speso Vespa, sul valore delle sentenza, sulla intangibilità del giudizio, sul ruolo fondamentale che i magistrati stanno avendo in un’Italia politica scaduta al livello della repubblica delle banane. Non so quale insegnamento questi opinionisti possano dare ai giovani.

L’auspicio, a questo punto, è che l’uscita di scena di Berlusconi non archivi soltanto una stagione politica contraddistinta da signore disponibili, faccendieri di ogni risma e yes man a volontà, ma che lascino il campo, per esaurimento del loro ruolo e sfinimento degli italiani liberi, anche fiancheggiatori e doppiatori di questo regime immondo che ha travolto la speranza per vent’anni, lasciandoci assistere, giorno dopo giorno, a storie surreali.

L’unica consolazione alla quale mi sono aggrappato leggendo Il Mattino di ieri è stata che sulla stessa prima pagina c’era un commento di Aldo Masullo, maestro di vita e di pensiero, coscienza lucida della nostra contemporaneità. Allora mi sono detto, per suscitare in me un po’ di ottimismo, che in un giornale vi sono articoli (veri) e poi, di qua e di là, qualche dmura (l’espressione è di Primo Levi), vale a dire cosucce non serie, balocchi, trastulli, paroline che s’inanellano per “gingillarsi”.

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