Hoffman, l’ultimo ciak

Hoffman, l’ultimo ciak
di Luigi Zampoli

PSK1391366293PS52ee9095823e6

Un artista, un attore, di cinema e teatro, famoso, premio Oscar, più tutta una serie di riconoscimenti provenienti dai festival della cinema e della cultura indipendente.
Philip Seymour Hoffman frequentava con pari disinvoltura il “mainstream” ed il “borderline”, mega produzioni hollywoodiane e “chicche” da cinema indipendente dove poteva esprimere appieno il suo stile di recitazione elegantemente “sdrucito” ed intellettualistico.
I giornali, i social, il popolo della rete osannano in queste ore il protagonista di “The Master”, “Capote”, nonché caratterista in tante altre pellicole di culto come “Magnolia“ e “Il grande Lebowski”, eppure non si può fare a meno d’immaginare l’ultima scena della sua vita.
Da solo, appesantito e probabilmente sfatto, in quell’appartamento newyorkese con un laccio emostatico stretto attorno al braccio e la siringa con la dose di eroina pronta per essere iniettata nelle vene.
Siamo nel pieno cliché dell’artista dannato e maledetto, ma i cliché diventano tali perché si ripetono con sconcertante regolarità.
La litania sui comportamenti autodistruttivi la lasciamo volentieri ai “campioni” della morale che non aspettano altro che queste “morti“ eccellenti per risalire sui loro amati piedistalli; no, rimaniamo sulla “scena”, quella scena che forse non abbandona mai chi è destinato a calcarla nella vita, senza un attimo di respiro, senza separazione tra realtà e finzione.
pegasus_LARGE_t_1581_105542205Forse è vero che quando si muore si è sempre soli perché nessuno può essere partecipe della tua fine e vogliamo immaginare che la possente ispirazione d’attore di Hoffman non l’abbia abbandonato neanche nell’ultimo, apotropaico tentativo di esorcizzare il male di vivere con una siringa; il grande interprete, eroinomane vuole restare al mondo, solo, alienato, nel suo piccolo, elegante appartamento bohemienne, ma vuole esserci.
Hoffmann avrà mantenuto quella sua espressione sorniona, distaccata, solo apparentemente bonaria, mentre il suo ultimo giro di giostra stava per finire, oppure era semplicemente un uomo solo, avvilito, che stava perdendo la battaglia decisiva contro il suo terribile vizio?
Sia nell’uno che nell’altro caso la scena era tutta per lui.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *