Hotel Europe, metafora di una nuova vita

Hotel Europe, metafora di una nuova vita
di Luigi Zampoli

imageLa rivoluzione culturale in Europa, come antidoto alla guerra burocratica ed alle ritorsioni delle politiche dell’austerità sulla vita dei suoi cittadini. È la proposta messa in scena da Bernard Henri Levy (nella foto), con la sua ultima pièce teatrale ”Hotel Europe” allestita in anteprima l’11 luglio alla Fenice di Venezia, per la regia del bosniaco Dino Mustafic e l’interpretazione dell’attore francese Jacques Weber. Una delle ultime icone dell’intellighenzia della “rive gauche” francese irrompe, con tutta la forza simbolica della parola in scena, nel dibattito attuale sul futuro dell’Europa.
Un uomo, intimamente europeo in ogni sua fibra, in una stanza d’albergo riflette sull’identità, la sua e quella collettiva, del singolo e di una comunità, nel tentativo di scrivere un discorso in occasione dei cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale. Siamo a Sarajevo, crocevia tragico di svolte epocali nel corso dell’ultimo secolo europeo, dove tante storie hanno avuto un inizio ed una fine e da dove si può e si deve ripartire. Il personaggio dà vita ad un monologo di riflessioni che fluiscono vorticose, ma che non riescono a diventare un discorso su carta. La narrazione di una condizione di smarrimento che si presenta quando le certezze irrimediabili consegnate dal passato e irretite dal presente non consentono di sciogliere i dubbi sul futuro.
L’impossibilità di dire le cose che andrebbero dette degrada a difficoltà per poi svanire quando riemergono i tesori dal passato, lo spirito dei grandi testimoni della cultura, il loro lascito, il tessuto connettivo di qualcosa che esiste da molto tempo prima del “giogo comune” di burocrati e banchieri centrali: la cultura, da Dante a Goethe, ha unito ciò che le imposizioni delle tecnostrutture comunitarie e gli egoismi dei singoli Stati stanno, ora, lacerando.
La rabbia lascia il posto alla speranza, l’uomo riesce a scrivere il suo discorso, adesso Sarajevo è l’ala e l’alma benigna di una nuova storia comune che può iniziare da luoghi al tempo stesso “fisici” e dello “spirito” come la Bosnia, come Lampedusa e non più dall’asettica Bruxelles.
“Il contrario dell’Europa è l’inferno” BHL.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *