Gio. Giu 20th, 2019

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I banchieri incassano 134 milioni e si lamentano pure

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L'asticella dei compensi per consiglieri e dirigenti di banca si aggira sotto i 130 milioni

Se la crisi fosse per tutti così non ci sarebbe di che lamentarsi. Nonostante la revisione delle politiche di remunerazione, il taglio dei bonus e l’addio alle buonuscite a sette zeri viste nel recente passato, memorabile quella da 40 milioni di euro staccata da Unicredit ad Alessandro Profumo, nel 2011 la sobrietà del sistema bancario italiano non è riuscita ad abbassare l’asticella dei compensi per i propri consiglieri e dirigenti sotto i 130 milioni. La cifra è largamente difettosa perché considera solo le principali banche italiane, quelle quotate sul Ftse Mib, il listino delle blue chip di Piazza Affari. Dall’analisi delle relazioni sulle remunerazioni degli otto istituti emerge infatti che l’assegno corrisposto a favore di amministratori, dirigenti strategici e sindaci è ammontato a 134 milioni di euro. Intesa Sanpaolo ha speso circa 28,3 milioni, Mediobanca 20,8 milioni, Unicredit 18,7 milioni, il Banco Popolare 18,2 milioni, Ubi Banca 13,4 milioni, Mps 13,2 milioni, la Bpm 11,1 e la Popolare dell’Emilia 10,7 milioni. E questo nonostante lo scorso esercizio non sia stato dei più entusiasmanti per le banche italiane, in perdita, secondo i dati Consob, per 26,1 miliardi a causa della svalutazione degli avviamenti accumulati negli anni delle grandi acquisizioni. Il dato paradossale è che, rispetto al passato, le retribuzioni sono effettivamente più contenute. Lo ha certificato anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, parlando di un calo “mediamente del 25%” per i vertici dei primi cinque gruppi sul 2010 e “del 20 per i primi quindici gruppi quotati”. Eppure, come dimostrano i 134 milioni dello scorso anno, ci sono ancora ampi spazi di manovra, specialmente in un periodo di grandi sacrifici per tutti, a partire dai circa 20 mila esuberi allo sportello. Non a caso Visco, in linea con il suo predecessore Mario Draghi, ha invitato a contenere i costi anche “agendo sui compensi” dei dirigenti e ha ricordato che Bankitalia sta monitorando attentamente chi non lo ha fatto. I banchieri più pagati del 2011 sono, come succede spesso, quelli in uscita, grazie ai trattamenti di fine rapporto che però, complice la crisi, restano lontani dai livelli stellari a cui ci avevano abituati Profumo, Matteo Arpe (circa 31 milioni per l’addio da Capitalia) e Cesare Geronzi (20 da Capitalia, con un bis da 16 milioni alle Generali). In testa alla classifica si colloca Antonio Vigni, ex direttore generale di Mps, che ha percepito 5,4 milioni (4 milioni a titolo di trattamento di fine rapporto), appaiati a 3,5 milioni ci sono il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera (nella foto), ex ad di Intesa Sanpaolo (che ha rinunciato alla buonuscita, incassando solo il tfr) e l’ex dg della Bpm Fiorenzo Dalu. Appena dietro si colloca Mimmo Guidotti, ex direttore della Bper (3,3 milioni). Al netto delle buonuscite, il podio dei banchieri d’oro del 2011 vede una doppietta di Mediobanca, con Renato Pagliaro (2,6 milioni) e Alberto Nagel (2,47 milioni). Oltre a Passera hanno goduto di uno stipendio da consigliere di banca – impegno non sempre totalizzante come dimostra il presidente di Gemina, di Assaeroporti, dell’Aiscat (e per una breve fase di Impregilo) nonché vicepresidente di Unicredit ed ex consigliere di Mediobanca, Fabrizio Palenzona – altri tre ministri del governo Monti: si tratta di Elsa Fornero (332 mila euro da Intesa), Piero Giarda (101 mila euro dal Banco Popolare) e Piero Gnudi (117 mila euro da Unicredit).

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