I buoni esempi

I buoni esempi
di Giuseppe Foscari *
Giuseppe Foscari
Giuseppe Foscari

La nostra vita, le relazioni umane dirette che costruiamo e anche quelle virtuali sui social (le seconde molto più che le prime) sono costellate da ottimi predicatori, che, sia perché ci credono davvero e hanno un buon bagaglio di esperienze come pedigree, sia perché risulta sempre più facile insegnare che imparare, dispensano consigli, norme comportamentali di vita, suggerimenti di varia natura, richiesti o meno che siano.
Ma dietro ciascuna di queste preziose e gratuite elargizioni, autentici pezzi di saggezza popolare ma anche boutade meno giudiziose, si celano i comportamenti, gli atti pratici, di chi propina il proprio pensiero o i propri insegnamenti. Nel senso che, per chiarire ancora meglio, ai consigli che ci vengono dati devono corrispondere azioni appropriate e in sintonia con quei consigli. È come se un tifoso dichiarasse la fede sportiva per la squadra della propria città e poi andasse clamorosamente in un altro stadio a seguire e a tifare per una squadra avversaria. Il controsenso sarebbe evidentissimo. Diciamo che nello sport accade raramente, anche perché se ti scoprono o ti fotografano o ti filmano e quelle immagini si diffondono sul web la tua carriera di tifoso infedele sarebbe compromessa con non pochi rischi per l’incolumità fisica!
Ma, fuor di ironia, appare evidente che non servono solo le buone parole, ma queste devono essere suffragate dalle buone pratiche. Ciò è richiesto anche ai genitori, che non possono limitarsi ad ammonire i figli per qualche loro scortesia o maleducazione quando poi sono i primi a comportarsi in quel modo. Qualcuno avranno pur osservato, no?
Questo discorso vale tanto ma tanto di più se si tratta di un personaggio pubblico. Segnatamente, se sei un politico, sul quale, e mi pare del tutto giusto e naturale, si concentra l’attenzione della gente, che si aspetta da quel determinato governante comportamenti virtuosi e che vi sia uno strettissimo collegamento tra ciò che egli dice e ciò che fa. Clamoroso l’esempio di quei politici che inneggiano ai precetti religiosi (e non entro nel merito) quando sono i primi a non seguirli, divenendo, di fatto, non credibili, permettendosi comunque di fare i guru e pontificare.
Di esempi ingannevoli potrei fornirne a iosa, ma sarebbe una litania che produrrebbe come effetto un nuovo motivo per disprezzare la classe politica. In realtà, l’amara considerazione è che da un pezzo è caduto il senso etico della funzione pubblica e della politica, che resta la più nobile delle discipline, se supportata, appunto, da coerenza di comportamenti. E invece, il politico diventa il peggior esempio quando mette in campo un ginepraio di parole vuote e di condotte false e del tutto inappropriate.
La credibilità si conquista con i buoni esempi, che certamente sono più faticosi delle buone parole, perché comportano delle rinunce, dei sacrifici, delle privazioni, in nome di un’irreprensibilità che dovrebbe essere il primo livello di affidabilità del politico.
La continua delegittimazione dei partiti e il distacco verso i politici sono dovuti anche all’assenza di modelli di comportamento credibili. Su questo dovrebbe lavorare la classe politica. E lavorare per me significa innanzitutto meditare…

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

redazioneIconfronti

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