I clan a Napoli volevano colpire don Merola, ma lui non si arrende

I clan a Napoli volevano colpire don Merola, ma lui non si arrende

Don Luigi Merola (foto), l’ex parroco anti-camorra di Forcella, è sfuggito a un attentato qualche giorno fa. Si è dovuto allontanare da una Napoli tornata violenta e aggressiva. Si è rifugiato in un paesino del Salernitano, dove matura, attimo per attimo, il fermo proposito di rafforzare sempre di più l’impegno contro la violenza e le mafie. Luigi ha voluto scrivere per I Confronti la sua professione di fede laica nelle ragioni di una convivenza regolata dalla libertà e dalla legalità. I coordinatori e la redazione del nostro blog gli esprimono una fraterna vicinanza.
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di Luigi Merola

Oggi assieme al cappellano dell’Arma, don Franco abbiamo ricordato il carabiniere Salvatore Nuvoletta, ammazzato sotto la sua casa il 2 luglio 1982. Avevo 9 anni e sento ancora forte il rimbombo delle armi nelle orecchie. Salvatore non si era opposto alla camorra di Casal di Principe. Sul suo esempio anch’io voglio continuare ad essere un prete contro un sistema criminale che ha impoverito la regione più giovane d’Italia. Continuo il lavoro iniziato a Forcella nel quartiere Arenaccia attraverso la Fondazione “A voce de creature” voluta con forza da me circa 5 anni fa, nella villa di Bambù, che ha come obiettivo di educare i ragazzi fin da piccoli alla responsabilità della cosa comune e alla legalità. La lotta alla camorra deve continuare; essa continua ad insanguinare le nostre strade facendo ancora altre vittime innocenti come è successo, in settimana, a Casoria con la morte di un barista, Andrea Nollino, ucciso per caso mentre si apprestava a lavorare quando fuori al suo bar era in atto un agguato camorristico. Lo studio dell’analisi della devianza mi ha portato ad affermare che l’amministrazione comunale come tutta la politica è chiamata a fare meglio nel dare sicurezza ai cittadini. Solo la repressione non basta. Non bastano più le fiaccole organizzate da associazioni perché il giorno dopo ognuno ritorna a fare la stessa cosa. Bisogna cambiare i comportamenti, formare i cittadini e bisogna partire dai bambini. Continuerò nelle viscere di questa città a combattere la camorra. Mi aiuteranno i miei bambini e i miei educatori a continuare a sognare una città libera dai soprusi quotidiani. Non mi fermerò anche se la camorra continua a minacciarmi. Proprio l’altro ieri, una giovane coppia, mi ha riferito che, sotto casa mia, c’erano due giovani incappucciati e armati, pronti a sparare. I carabinieri ne sono a conoscenza e stanno provvedendo a capire la dinamica. Oggi sono stato costretto ad allontanarmi un po’ e a stare fuori dalla mia città e dai miei bambini. Non mi arrenderò. Ritornerò presto per continuare il lavoro già fatto da altri. Chiedo alle Istituzioni di fare meglio e alla politica di non abbassare mai la guardia perché la camorra gode ancora di ottima salute.

redazioneIconfronti

2 pensieri su “I clan a Napoli volevano colpire don Merola, ma lui non si arrende

  1. Caro don Luigi,
    bisogna uscire allo scoperto.
    Non c’è più spazio per le posizioni tiepide contro le mafie. Il problema è il mascheramento della criminalità: i killer che ti hanno atteso fanno paura, ma senza i colletti bianchi che li proteggono e consentono loro di fare affari quelli sarebbero soltanto poveri disperati. Perciò bisogna lottare contro la mafia smascherandola ogni qualvolta la incontriamo.
    Per quanto riguarda l’attentato, caro Luigi, vorrei chiederti: ma si sta indagando sui mandanti?
    La chiave è quella. Ma lì, te lo posso garantire, difficilmente si va a scavare.

  2. Don Luigi, non mollare.
    Senza i punti di riferimento saldi, non c’è lotta credibile contro i clan
    Siamo tutti con te

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