I cristiani diventino lievito per far crescere la vita

I cristiani diventino lievito per far crescere la vita
di Michele Santangelo

unzionemessaImmagino che il Santo Padre, papa Francesco, in questa XI domenica del tempo ordinario si sentirà particolarmente toccato nel leggere e meditare sui testi della liturgia che si muovono tutti lungo una traiettoria, quella della misericordia e del perdono e della pazienza, che egli sembra avere scelto come linea programmatica del suo pontificato e del suo impegno apostolico. È il frutto, questo atteggiamento, del suo confronto diuturno con la Parola di Dio che trasmette agli uomini l’immagine di un Dio misericordioso e “lento  all’ira e ricco nell’amore”. Ed è l’immagine che trasmette anche la prima lettura che viene proposta ai fedeli oggi e tratta dal libro della Sapienza, in cui lo scrittore sacro si rivolge al Signore dicendogli: “Il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti.  Tu padrone della forza, giudichi con mitezza”. Quelli che sono accompagnati nella propria esistenza da questa convinzione, sperimentano fin da subito una condizione interiore che apre l’animo alla fiducia e alla speranza: “hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza, perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi”. Vale a dire che il Signore, anche quando nella vita non si è capaci di produrre frutti buoni, anche quando, a fronte delle continue sollecitazioni a camminare sulla via del bene, non giungono da parte dell’uomo le giuste risposte, anziché condannarlo immediatamente e definitivamente preferisce aspettare che egli si penta e si converta. Ma ciò vale come insegnamento. Con questo suo modo di agire, Dio vuole insegnare al suo popolo “che il giusto deve amare gli uomini”. Ancora più emblematica, a questo riguardo, risulta la parabola che viene proposta nella lettura del vangelo.  È la parabola della zizzania, un’erba infestante che cresce insieme al grano e rischia di soffocarlo. Continua il “discorso in parabole” di Gesù, iniziato la scorsa domenica e riportato secondo lo schema dell’evangelista Matteo. Il riferimento è sempre a scene di vita quotidiana, con le quali il Signore persegue lo scopo di agganciare il suo discorso alla vita reale dei suoi ascoltatori, per renderlo più incarnato e coinvolgente. Il seminatore sparge sul terreno un buon seme, ma arriva anche il cattivo, il malintenzionato che, nottetempo, sparge anche la zizzania, giusto per fare del male, perché allora, come oggi del resto, esistono anche i cultori del male. Non nascerà solo il grano, al momento opportuno, ma con esso verrà fuori anche l’erbaccia. Che fare allora? Correre subito ad estirparla, appena nata, come una logica elementare e a prima vista ovvia sembrerebbe suggerire? Il padrone non è d’accordo. Il rischio è di buttare via, con l’erba cattiva, anche il grano, vista la stretta somiglianza tra l’uno e l’altra. Bisogna aspettare, avere pazienza fino a quando non arriveranno i frutti per operare una scelta oculata. A pensarci bene, l’istinto immediato dei servi è anche quello di tanti che, alla costatazione del male già fatto si indignano immediatamente e vorrebbero subito eliminarlo, anche con gesti inconsulti, facendo, come si suole dire, piazza pulita. E dov’erano, costoro, mentre la zizzania veniva seminata? Dormivano, forse?  Si sa, la denuncia del male è compito abbastanza facile. Più difficile è prevenirlo. E poi ci sono i denunciatori di professione, quelli, si potrebbe dire, che sulla zizzania “ci campano”. E poi, da dove viene la zizzania? E se venisse anche da noi? Come persone singole ed anche come cristiani. La zizzania cresce anche in campi insospettati, come ci insegnano le cronache di questi nostri tempi. Essa non è solo nel campo dell’avversario, così come il bene non è solo nel nostro campo. E allora l’atteggiamento giusto può essere quello dell’intransigenza, dell’indignazione, che non costa nulla e basta? D’altra parte non sta a noi estirpare la zizzania. Se mai dobbiamo cercare di renderle la vita difficile, riducendole il terreno di coltura, seminando dovunque il grano buono delle buone azioni, promuovendo il bene prima di tutto in noi stessi e poi intorno a noi. Compito dei cristiani e di tutti gli uomini di buona volontà è essere lievito il cui compito è far crescere la pasta dall’interno di essa. Per ottenere ciò, bisogna essere longanimi, pazienti, misericordiosi e, soprattutto, amare gli altri, anche quando, o meglio, specialmente quando ci sembrano in preda all’errore, sull’esempio del Maestro di Nazareth che si faceva amico dei pubblicani, dei peccatori, di quelli che erano derisi e disprezzati.

Michele Santangelo

redazioneIconfronti

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