Lun. Giu 17th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

I dibattiti / Politici meridionali (poveri e inermi) al tempo della crisi

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Se, come ormai molti pensano, dalla crisi che stiamo attraversando si uscirà solo a condizione di risolvere contraddizioni profonde che hanno caratterizzato gli ultimi decenni della vita pubblica italiana, innanzitutto riducendo l’esorbitante debito pubblico, inevitabilmente i politici saranno costretti ad operare in uno scenario divenuto anche per loro molto complicato: non più ingenti risorse pubbliche da distribuire, ma tagli ai bilanci, ai servizi erogati e, si spera, anche a sprechi e prebende. E, si sa, mentre è facile ricevere applausi quando si distribuiscono appalti ed incarichi, nomine e consulenze, più difficile diventa raccogliere consensi annunciando razionalizzazione delle risorse, accorpamento delle strutture, ridimensionamento degli organici.
di Alfonso Conte

Se, come ormai molti pensano, dalla crisi che stiamo attraversando si uscirà solo a condizione di risolvere contraddizioni profonde che hanno caratterizzato gli ultimi decenni della vita pubblica italiana, innanzitutto riducendo l’esorbitante debito pubblico, inevitabilmente i politici saranno costretti ad operare in uno scenario divenuto anche per loro molto complicato: non più ingenti risorse pubbliche da distribuire, ma tagli ai bilanci, ai servizi erogati e, si spera, anche a sprechi e prebende. E, si sa, mentre è facile ricevere applausi quando si distribuiscono appalti ed incarichi, nomine e consulenze, più difficile diventa raccogliere consensi annunciando razionalizzazione delle risorse, accorpamento delle strutture, ridimensionamento degli organici.
Tale prospettiva appare ancor più gravida di conseguenze nel Mezzogiorno, dove la radicata attitudine al clientelismo e la scarsa propensione al rischio dei ceti imprenditoriali hanno trasformato la spesa pubblica nello strumento privilegiato per animare l’asfittica vita economica e garantire sufficienti livelli di reddito ai ceti più deboli, ma anche per assicurare agli amici degli amici profitti ingiustificati e rendite parassitarie. Tuttavia, succhia oggi, succhia domani, anche il seno più prosperoso finisce per rinsecchirsi, sicché o trovi altre mammelle disponibili (ma l’Unione Europea non sembra prestarsi al caso …), o decidi (come ci chiede, non senza ragioni, la cancelliera tedesca) che è arrivato il momento di svezzarlo … ’sto bambino, anche perché ormai ha una certa età’! Atterriti dall’eventualità di affrontare l’imminente campagna elettorale senza poter promettere straordinarie infrastrutture a servizio del territorio, assunzioni a iosa nelle società miste, mirabolanti successi della locale squadra di calcio, gli esponenti del partito trasversale della spesa pubblica, da sempre largamente maggioritario, da un lato approvano, sperando di non essere notati, i provvedimenti proposti dai professori, ma divenuti improcrastinabili per propria irresponsabilità. Dall’altro strepitano denunciando gli attentati alle conquiste democratiche, le amputazione del welfare, gli interventi da macelleria sociale; accorrono partecipi a difesa del piccolo ospedale paesano, da sempre inefficiente, minacciato di chiusura; condividono indignati le ragioni dei lavoratori a rischio di licenziamento; arrancano nel disperato tentativo di sostenere il blocco sociale da essi stessi generato per interessi clientelari, fingendo di ignorare che i costi della sua sopravvivenza non sono più sopportabili.
“Secondo la logica più elementare, la demolizione deve precedere la ricostruzione”, pertanto “l’intelligente piccone” non deve risparmiare le mura della “vecchia Italia” per “rimuovere ogni ulteriore pericolo e aprire l’era delle ricostruzioni”. Riferendosi agli edifici superstiti ai bombardamenti, ma soprattutto ai residui del ventennale regime che aveva condotto il paese alla rovina, Guido Dorso (foto) esprimeva tale auspicio pochi giorni dopo l’8 settembre 1943. Oggi la situazione è del tutto diversa, ma, come allora, pulsioni radicali si diffondono in un’opinione pubblica in larga parte stufa di continuare negli anni a turarsi il naso e finanche desiderosa di affrontare salti nel buio pur di mandare a casa un’intera classe politica, ormai ritenuta non più credibile, parolaia e populista. D’altronde, istanze moderate in grado di traghettare più dolcemente verso nuovi scenari non sono state manifestate, ad eccezione della proposta democristiana di rinnovare il mandato ai tecnici anche dopo le elezioni; ma, più che un progetto riformatore, esso appare piuttosto come l’atto finale della seconda repubblica, l’ammissione da parte dei suoi stessi protagonisti di un fallimento annunciato.

3 – continua

I precedenti articoli del forum aperto sulla crisi economica e politica sono di Giuseppe Fauceglia e Santolo Cannavale

 

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