I dibattiti / Teatro a Salerno: l’operazione Tric Trac

I dibattiti / Teatro a Salerno: l’operazione Tric Trac

Con quest’intervento apriamo il dibattito su una provocazione di Luciana Libero (http://www.iconfronti.it/teatro-operazione-tric-trac/) relativa ad iniziative imprenditoriali poco trasparenti e utili, destinate a mettere le mani su cospicui finanziamenti della Regione Campania, senza alcuna evidente finalità artistica nell’interesse dell’utenza.

 

di Nicolantonio Napoli *
Il Teatro Ghirelli destinatario di cospicui fondi pubblici
Il Teatro Ghirelli destinatario di cospicui fondi pubblici

Ho letto la notizia di questa fusione tra compagnie a Salerno con la benedizione della Regione Campania. Ho anche io il dubbio che si tratti solo di un escamotage per ottenere il riconoscimento e un cospicuo finanziamento pubblico, che sia una operazione calata dall’alto, che finisce col sottovalutare il nostro lavoro e sancisce ancora una volta il rapporto inesistente e escludente con il territorio.

Leggo che tra i requisiti che si richiedono alla nuova compagine c’è la capacità di sostenere anche finanziariamente le esperienze territoriali qualificate. Voi ci credete?

È la storia di sempre, e chi da tempo denuncia l’arretratezza e la mancanza di una politica culturale, degna e includente per il nostro territorio, ‘ha molte ragioni al suo arco ma predica nel deserto e si scontra con un muro di gomma.’

Salerno lavora per diventare città di statura europea, ma lo fa biasimando le tante belle energie che esprime la città e a discapito del territorio provinciale, in primis dell’agro nocerino sarnese, che finisce con l’autoescludersi dalla determinazione della propria storia culturale e sociale.

Ora, mi chiedo: è possibile che il nostro territorio non esprima eccellenze degne da valorizzare, che sia impossibile immaginare una politica che magari prenda spunto dai felici percorsi avviati dalla Toscana o dalla Puglia?

Il nostro è un territorio patrigno e disarmante per la pochezza delle politiche culturali. La stessa legislazione regionale è piegata allo strapotere dei grandi circuiti e delle grandi città e quella nazionale è follemente sbilanciata e sgangherata.

Come mi disse un notissimo operatore teatrale ‘chi vuole sopravvivere in questa palude di pescecani, se non ha l’attitudine all’aggressione o scompare o si deve attrezzare e sporcare le mani.’

Per questo, sempre credendo nei valori che assicuravano il mutamento e il cambiamento, ho abbandonato da tempo la mia natura ottimistica.

Deluderò per la mia posizione… ma quel che intravedo è un territorio irrimediabilmente perso.

Voglio anche dire delle responsabilità enormi che abbiamo noi operatori, culturali, del teatro e dello spettacolo; in tutti questi anni abbiamo fornito, e continuiamo a fornire a quanti dovrebbero o avrebbero dovuto puntare sul nostro lavoro, sulle nostre realtà culturali come a delle eccellenze su cui investire, alibi e argomenti grandi quanto una montagna per non farci scegliere.

Abbiamo mancato in una visione di medio e lungo periodo.

Abbiamo mancato in termini di organizzazione, di management, di programmazione.

Abbiamo mostrato scarsa propensione a confrontarci con le leggi, con la progettualità.

Abbiamo mostrato una scarsa attitudine a stare insieme, a fare rete, a ramificarci con relazioni extra regionali e territoriali, a consolidarci come strutture lavorative stabili e durature, a fare evolvere le nostre strutture societarie.

La nostra incapacità di tenere insieme dentro una stessa realtà produttiva diverse linee poetiche. Siamo più abili a dividerci che a cooperare. In nome di una esigenza personalistica all’espressione (del tutto legittima, per carità… ma perdente) sono nate sul nostro territorio miriadi di scuole di teatro, compagnie teatrali, di spazi piccoli e piccolissimi, troppo frammentati per garantire lavoro, garantire anche piccole economie che consentono di stare sul territorio, per produrre, esprimersi, crescere.

Tanti talenti sono andati via, altri proprio in queste ore partono per l’estero, (Germania, Spagna). Ci è stato sempre evidente che così non saremmo arrivati lontano, che insieme saremmo stati più forti e saremmo stati capaci di offrire più garanzie a chi doveva ‘fidarsi’ di noi. Ma la consapevolezza non è bastata.

Al netto delle differenze inconciliabili, molti micro gruppi, molte micro realtà insieme avrebbero prodotto più arte e più economia. Insieme non ci si addiziona, ci si moltiplica. E adesso calano i “barbari” e ci spazzano via come fuscelli.

La parola d’ordine è: ” Non ci sono più soldi” (e chi li ha visti mai!!!)

…ora si tende ad accorpare… e noi troppo piccoli per contare qualcosa restiamo fuori dai giochi.

I grandi apparati regionali, gli stessi che gestiscono le maggiori risorse e i maggiori teatri della regione, gli stessi che per statuto dovrebbero promuovere, incentivare e sostenere le realtà attive sui territori, i percorsi ‘altri’,  le diversità, promuovono invece incessantemente rassegne a cartellone indifferenziato e premono perché i ‘piccoli’ non vengano più sostenuti. A cosa servono??? Dicono.

E l’indirizzo generale sta andando sempre più in quella direzione, senza nessuna obiezione, nessuna resistenza, implacabilmente e ineluttabilmente.

Voi riuscite a vedere uno spiraglio ottimistico?

In ogni caso tutto questo non giustifica la pochezza e l’esclusione di cui molti, anche meritevoli, sono oggetto.

* Casa Babylon, Scenari Pagani

 

 

 

redazioneIconfronti

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