Mer. Set 18th, 2019

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I disoccupati italiani secondo l’Istat? Dati imprecisi (e bugiardi)

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Possiamo definire "inquietanti" gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione nel nostro Paese? A guardare i numeri, evidentemente no.
di Alfonso Liguori

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[one_half_last] Sempre più spesso siamo costretti ad assistere ad una sorta di “resa delle parole”.
È sufficiente, ad esempio, definire “inquietanti” gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione nel nostro Paese? A guardare i numeri, evidentemente no.
Agghiaccianti, deprimenti, folli? Scegliete voi l’aggettivo, perché gli aggettivi servono, sono necessari alla definizione dei fatti, fatti che sembrerebbero essere chiari: secondo trimestre 2012, 10,5% di persone senza lavoro, aggiungendovi poi il 33,9% di under 25 in cerca di un impiego, ovviamente non fisso, il 50% di donne non occupate solo nel meridione d’Italia, ecc. Insomma, tra dipendenti a tempo e collaboratori, pare si arrivi a 3 milioni. E in un dato del genere, per esempio, non saranno certo ancora conteggiati i lavoratori dell’Alcoa e quelli di tante altre realtà che già volano all’interno del baratro verso lo sfracello.[/one_half_last]
Eppure un aggettivo mi sento di proporlo: impreciso.
Innanzi tutto non rilevo dagli articoli un’informazione: le percentuali sono da riferire alla sola forza lavoro presente nel nostro Paese o alla intera popolazione? Perché una cosa è tre milioni su sessanta, altra sui soli lavoratori “abili all’arruolamento”. E poi: considerando che i bambini non lavorano e che c’è un esercito di pensionati, quanti sono coloro che realmente tengono in piedi la Nazione?
Ma il dato oscuro è un altro: all’interno dei dati Istat sono compresi i liberi professionisti, avvocati, ingegneri, architetti, commercianti, lavoratori dello spettacolo, piccoli imprenditori, ecc. tutti coloro, insomma, che per scelta lavorativa non hanno mai percepito stipendio fisso, ma sentono ugualmente il peso della crisi sulle loro spalle, peso segnato dal calo o crollo del volume di affari? Qualche notizia la potremmo rilevare dai dati che tempo fa fornì la Corte dei Conti sul calo dei versamenti Iva, ma anche così fissare un numero pare non possibile.
Dunque, “impreciso!” è l’aggettivo che scelgo. Non per esser sempre bastian contrario, ma perché mi pare che anche in questo caso i dati ufficiali indichino soltanto quella che la politica definirebbe “una tendenza” nello stesso momento in cui i cittadini percepiscono “una realtà”.
Si naviga su due navi diverse, troppi sono sul Titanic, altri hanno già raggiunto una spiaggia caraibica.

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