Dom. Lug 21st, 2019

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I “Figli delle Chiancarelle” sventano il golpe del Lungomare

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Scoop del Corriere: sulla Carta dei vincoli zona indicata con un colore diverso, il che avrebbe consentito di costruire 90 box interrati

Foto: turismoinsalerno.it

Foto: turismoinsalerno.it

Quando dici lo scoop! Esistono ancora, eccome… e condiscono dell’antico, inebriante sapore di primizia il giornalismo sterilizzato dei nostri giorni. Ti fa conoscere, il Signor Scoop, cose che non sapresti senza il suo fulmineo e inatteso apporto, cose che spesso non immagineresti nemmeno attivando la più fervida fantasia. È accaduto di emozionarci incrociandone uno (gli scoop sono, a differenza delle censure, sempre più rari): lo abbiamo scorto tra le pagine salernitane del Corriere del Mezzogiorno, coordinate con cura e arguzia da Gabriele Bojano.
Titolo: “Lungomare Trieste, / il pasticcio dei vincoli / combinato al Comune”.
Siamo a Salerno, anno di grazia 2012, prossimi al primo compiuto ventennio dell’era De Luca, (siamo) nella città giardino, nel laboratorio delle archistar, nell’Eden terrestre creato e tarato dall’uomo solo al comando, siamo nella pura regalità post-comunista talvolta insidiata dalla “cafonaggine” greve dei non allineati alla neo-modernità di conio realpolitik. Ebbene, in questa città dove architetti e urbanisti celebrano i fasti di una perenne stagione felice, illuminata dai raggi tiepidi di un Re Solo/e sorto in Lucania e calante esausto ai piedi nobili di Arechi; ebbene, in questa umanissima “civitate dei”, accade che si stia per sforacchiare il lungomare più bello d’Italia a causa di un inusitato “daltonismo” tecnico-ingegneristico. E sì. Infatti, all’altezza di Piazza Cavour, proprio di fronte alla Provincia, sono previsti 90 box interrati e 240 posti auto in rotazione, cosa resa possibile dal fatto che sulla Carta dei vincoli allegata al Puc il Lungomare risulta colorato di verde. Il verde indica le aree adibite a “villa, giardini e parchi non tutelati”. Chi è che ha sventato la calata sotterranea del cemento diventato simbolo di quest’era politico-istituzionale? Un gruppo (facebook) di non allineati, i “Figli delle Chiancarelle”, odiatissimo dal Regno anti-Cafonal, un gruppo che sta dimostrando con esuberanza verbale, ma incontenibile passione, una nascente e clamorosa cittadinanza attiva, post-regale e gustosamente casereccia (oltreché efficacissima). Incalzati da loro (FdC) che avevano fiutato l’arcano, l’attento soprintendente Gennaro Miccio ha accertato che sulla Carta dei vincoli allegata al Puc era stato modificato il colore. Confrontando gli atti con le delibere relative alla redazione della Carta, si legge sul Corriere del Mezzogiorno, è venuta fuori la verità, che cioè “il Lungomare è colorato di rosa”, cioè è sottoposto pienamente al vincolo della legge Galasso. Fu vero “daltonismo” o altro? Di questi tempi la tentazione di pensare ad “altro”, cioè a male, viene eccome, ma l’ardua sentenza sia riservata a chi di dovere. Il soprintendente ringrazia per “la sollecitazione pubblica”, perché ora ha titolo pieno per esercitare la “tutela”, che certamente non farà mancare. Uno scempio in meno, forse. E questa volta, anche dalla cortina del silenzio, arriverà qualche sussurro di gratitudine per le “chiancarelle benedette”.
Probabilmente i parcheggi torneranno nel mondo delle idee, dove secondo il Re Solo/e Calante vive, come idolo statistico, quel salernitano medio da poter imbonire. Quella però è soltanto un’innocua e comoda astrazione, come ben sanno i veri, autentici re. Qui in terra, a Salerno, Gea ha per figli dei piccoli Titani: sono 7000 salernitani realissimi, veraci e talvolta un po’ rumorosi, chiamati “Chiancarelli”, capaci però, con la concretezza del critico buon senso, di oscurare finanche Mitra.

(a. m.)

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