Docente morto in attesa di una cattedra, non dimentichiamolo

Docente morto in attesa di una cattedra, non dimentichiamolo

Centinaia di persone hanno preso parte nella basilica di San Tammaro, a Grumo Nevano, ai funerali del docente senza cattedra di 48 anni, Carmine Cerbera, che si è suicidato nella sua abitazione a Casandirno, un comune della provincia di Napoli, venerdì scorso. Il mondo della scuola si è mobilitato per ricordarlo anche sul web. Per i precari l’uomo è stato spinto a suicidarsi dalla mancanza di un lavoro stabile. La famiglia del docente viveva da alcuni a Casandrino anche se originaria di Grumo Nevano, dove appunto oggi si sono svolti i funerali. Tra i presenti alla cerimonia religiosa tanti colleghi del docente, visibilmente commossi, che con lui hanno prestato servizio nelle scuole del circondario. Durante l’omelia il parroco della basilica di San Tammaro, don Alfonso D’Errico, ha detto che il loro caro «continuerà ad essere ancora e sempre accanto a voi». I familiari sono straziati da dolore. «Una persona a modo – ha aggiunto don Alfonso – e la sua morte ci rattrista e ci fa interrogare».
Il mondo dei precari della scuola, intanto, si è già mobilitato, anche sul web, per ricordare Carmine Cerbera, 48 anni. L’uomo non ha lasciato messaggi d’addio, ma i precari non hanno dubbi: a spingerlo al gesto estremo è stata la mancanza di un lavoro stabile, e c’è chi ricorda un messaggio da lui scritto nei giorni scorsi su Facebook, nel quale accusava il ministero dell’Istruzione di «distruggere il futuro» suo e di tanti altri come lui: «Se saremo fortunati, resteremo precari a vita». Di «suicidio di Stato» parlano siti e blog, in sintonia con la protesta svoltasi stamane all’esterno della sede del ministero, a Roma. Cerbera, sposato e con due figlie, docente di storia dell’arte, quest’anno non aveva ancora ricevuto incarichi. Si è tolto la vita con il coltellino che adoperava per tagliare le tele dei quadri che dipingeva.

m.amelia

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