I giochi di prestigio del comune di Salerno

I giochi di prestigio del comune di Salerno
di Enzo Carrella

casaalbergo_maxLa giunta del Comune di Salerno ha ricapitalizzato la sua partecipata Salerno Solidale attraverso un contributo straordinario sotto forma di conferimento a titolo di proprietà dell’immobile della Casa Pia di Riposo. Da una prima lettura della relativa delibera della “vendita” della Pia Casa di Ricovero Immacolata Concezione (nella foto) sembra riconoscere all’esecutivo cittadino non solo il classico uovo di colombo ma anche una procedura adottata dai suoi autori intinta di una incomprensibile superficialità e genericità.
Per spiegarlo e mettere ordine al caos generato è opportuna però una premessa.
Il Comune ha un discreto patrimonio immobiliare, stimato in centinaia di milioni di euro, che da solo risulterebbe in grado sostanzialmente di bilanciare l’ammontare del totale dei debiti verso terzi del Comune stesso e delle sue società partecipate. In tale ottica, quindi, con il passaggio di proprietà del bene immobile “disponibile” (Pia Casa di riposo) dal Comune di Salerno a Salerno Solidale ha avuto quale sostanziale scopo proprio quello che in gergo civilistico è appellato quale necessaria “ricapitalizzazione” della società destinataria a seguito dello “sgonfiamento” del suo patrimonio e ciò a tutela dei creditori”: con la ricapitalizzazione il socio/ente (Comune di Salerno), quindi, ha inteso restituire e migliorare il rapporto tra mezzi propri (capitale proprio) e mezzi di terzi (debiti verso terzi) della sua “creatura”.
Lo “strumento” del conferimento/vendita immobile (art 2254 del c.c.), formalmente, apparirebbe appropriato se non fosse però intervenuto un divieto categorico dell’Autorità del Garante che proprio nel 2013 (Comunicazione as 1029 del 20 marzo 2013) ha sottolineato e raccomandato gli enti pubblici di rispettare nelle “vendite” di immobili il solito e “sacro comandamento” e cioè quello di “celebrare” il rituale iter previsto per una gara ad evidenza pubblica (“soprattutto se l’acquirente fosse una società partecipata”, si specifica nella nota).
Ma i problemi annidati dietro tale “alienazione” sembrano non terminare qui.
Per rendere legittima e incontestabile dalla Corte dei Conti la ricapitalizzazione di una società partecipata vi è una procedura normativa a senso unico da rispettare: quella consistente nel far precedere su tutto l’adozione del “sacro” principio dettato dall’art. 194, c. 1, lett. c), Tuel; D, Lgs. n. 267/2000 e cioè – detta in termini pratici –, la inderogabile ”procedura del riconoscimento di legittimità di debiti fuori bilancio da effettuarsi con delibera di consiglio comunale (e ciò anche in ossequio al principio n. 2, punto n. 106 dell’Osservatorio per la finanza e la contabilità degli enti locali).
Tutto ciò però non solo non è avvenuto ma ha aggiunto altra superficialità e imperfezione sull’iter procedurale utilizzato da tecnici&politici comunali già in occasione della mancata applicazione dell’art. 6 comma 4 del dl 95/2012. Tale norma prevedeva l’indifferibile recupero entro il 31.12.2013 delle differenze rilevate tra i conti del Comune di Salerno e Salerno Solidale risultati di appena € 2.180.830,21 e conseguente attivazione – anche in tale circostanza – della procedura di riconoscimento del debito fuori bilancio. Tutto ciò sarebbe dovuto avvenire entro i termini previsti dell’adozione della delibera degli equilibri di bilancio dello scorso novembre. Ma così non è stato.
Sono in tanti, inoltre, a prevedere che le plusvalenze registrate nel recente conferimento/vendita immobile della Pia Casa di Ricovero servirà – con nuovi artifici e raggiri – anche a colmare dei “vuoti“ nel bilancio comunale 2013, specie nella sua parte “corrente”.
Direttive normative e esplicite raccomandazioni della Corte dei Conti vanificate non solo da parte dei preposti dirigenti del Comune di Salerno ma anche da parte dell’organo politico, rivelatosi distratto e assente anche nelle necessarie e opportune sollecitazioni.
In conclusione, è sempre più chiara la coscienza che la veloce e anomala procedura della dismissione del bene pubblico di proprietà del Comune di Salerno è stata effettuata per soddisfare (o tentare di soddisfare) gli “snervanti” creditori privati della società comunale. Un interrogativo è sorto spontaneo a tanti: nel caso fossero accertate e conclamate da parte di pubblica autorità tutte le criticità che hanno accompagnato la vendita della casa Pia di Ricovero, chi si accollerà l’esosa parcella del professionista incaricato dal Tribunale e che ha stimato in € 8.100.000 il valore complessivo dell’immobile alienato?

redazioneIconfronti

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