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È crisi irreversibile per i giornali, El Paìs licenzia 150 redattori

È crisi irreversibile per i giornali, El Paìs licenzia 150 redattori

La crisi globale si sta accanendo sull’editoria più che su ogni altro settore.
Alle difficoltà economiche del momento si sommano quelle derivanti dall’uscita di scena della informazione tradizionale, che mese dopo mese perde vertiginosamente in copie di giornali vendute e in fatturati pubblicitari. Il dato è allarmante, perché le difficoltà non riguardano soltanto i quotidiani piccoli e medi ma anche i colossi dell’editoria europea. El Paìs che, con circa 500mila copie vendute al giorno, è il quotidiano non sportivo più diffuso della Spagna (2,1 milioni di lettori secondo l’Estudio General de Medios) ha dato il benservito nei giorni scorsi a 150 redattori, ai quali è stato preannunciato l’imminente licenziamento. I 470 dipendenti della testata sono sul piede di guerra e hanno già scioperato per tre giorni non appena è stata loro comunicata la drastica decisione dell’azienda di procedere a 129 licenziamenti e a 21 prepensionamenti.
Il Gruppo Prisa, che è l’editore della testata, assicura di aver tentato negli ultimi tempi ogni iniziativa tendente a scongiurare la spaventosa ristrutturazione aziendale: le tirature sono state ottimizzate per operare un rilevante risparmio sulle spese relativa all’approvvigionamento della carta, sono stati varati piani di risparmio, sinergie massive, ma a nulla è valso il contenimento dei costi di esercizio di questo quotidiano molto autorevole che nacque nel 1976, nel periodo della transizione democratica spagnola, scegliendo come modello di riferimento contenutistico e di stile il giornale francese Le Monde. Nel solo secondo trimestre del 2012 il quotidiano ha perso 54 milioni di euro per il crollo delle vendite e della pubblicità. Due anni fa la testata era già in perdita vertiginosa per la catastrofica riduzione delle entrate e la maggioranza del gruppo editoriale fu rilevata dal fondo di investimento americano Liberty, operazione che non ha prodotto però i positivi risultati sperati. Dall’inizio degli anni ’90, El Paìs ha partecipato ad una rete di servizi comuni con altri giornali europei, al fine di ridurre i costi di esercizio. Ma neanche questa rete virtuosa, tessuta con molta convinzione con la Repubblica e Le Monde, quotidiani con linee editoriali comuni, ha prodotto la sperata crescita dei consensi.
Si tratta del mesto declino di un giornale che, nonostante la non lunga vita, si è imposto come simbolo forte di informazione democratica, ponendosi altresì al centro dell’attenzione come quotidiano dalle grandi aspirazioni stilistiche. Celebre in tutto il mondo il “Libro de estilo”, che è una guida per un corretto linguaggio giornalistico europeo da trent’anni a questa parte.
El Paìs esce in tre edizioni: quella spagnola, un’altra europea e una terza internazionale in lingua inglese. Destò vivo scalpore l’edizione del 5 giugno 2009 per la pubblicazione delle foto di alcune feste privare del premier italiano Silvio Berlusconi non pubblicate dai giornali italiani per interdizione della magistratura. Il titolo dell’articolo era: “En la villa del Papi”, superflua ogni ulteriore specificazione.

(a. m.)

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