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I lugubri colori del Mediterraneo

I lugubri colori del Mediterraneo
di Luigi Zampoli

morto_annegato_tunisia_NIl nesso acqua-vita trova a volte drammatiche eccezioni: la realtà spezza tragicamente due parole che sembrano sinonimi.
Le immagini di qualche giorno fa, rese pubbliche dalla Guardia Costiera, girate ad inizio ottobre sui fondali a sud della Sicilia, ci mostrano il “grande blu” nella sua versione macabra e agghiacciante.
Non ci sono pesci e creature marine dai movimenti rapidi e guizzanti ad illuminare di vita quei fondali, ma corpi umani vaganti, rigidi, trascinati giù dal “giogo delle avverse stelle” e dalle correnti di morte che attraversano i mari della migrazione.
Non tutti i corpi immersi nei fluidi soggiacciono al principio di Archimede, i corpi di chi ha avuto una vita da fuggiasco, clandestino, invisibile sono destinati a questa condizione anche da morti.
L’occhio delle telecamere, scese in profondità, ci ha mostrato in tutta la sua crudezza questa “Spoon River” negli abissi di un mare-cimitero, qual è diventato il canale di Sicilia.
Quei corpi divenuti manichini trascinano se stessi e le loro storie in fondo al mare, sono storie sconosciute e, nonostante ciò, immaginabili: desideri di una nuova vita, fiducia nel futuro, privazioni e sofferenze da cui fuggire a qualunque costo. Adagiati sulla sabbia, impigliati tra le stive dei barconi, oppure fluttuanti come se fossero nello spazio in assenza di gravità: la posizione traduce il loro ultimo pensiero, l’ultimo gesto, l’ultimo soffio di vita rimasto soffocato in gola. Sono istantanee dell’estremo disperato epilogo di una vita disperata.
Al naturale silenzio del “grande blu“ si aggiunge un silenzio di morte, osceno, forse, per chi preferisce non vedere cosa accade ai confini dell’Europa.
Neanche l’infinita coltre del mare può soffocare il grido che arriva da quei cadaveri all’indirizzo della vecchia e sorda Europa, perché le implorazioni non muoiono con chi le rivolge, al contrario diventano più strazianti e penetranti.
Diventino pure chiodi conficcati nelle coscienze di noi che, il 25 maggio, dovremo dare il nostro voto per una nuova idea di Unione Europea; quei cadaveri in mare sono la sconfitta ed il monito per chi immagina ancora un‘Europa chiusa ed identitaria, ripiegata su se stessa, come se fosse questa la panacea di tutti i mali.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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