Sab. Lug 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

I partiti escano dal palazzo e riprendano il dialogo con i cittadini

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Lega e Pdl dimezzano i consensi, il Pd è a -28%: segnali inequivocabili di un rapporto saltato
di Alfonso Conte

beppegrilloNegli ultimi anni, dalla Spagna alla Grecia e al nord Africa, l’intera area mediterranea è stata teatro di frequenti proteste di piazza, spesso sfociate in scontri violenti e caratterizzate anche dal diffuso malcontento popolare verso i propri governanti, ritenuti incapaci di distribuire proporzionalmente i costi della crisi ed interessati soprattutto a tutelare privilegi incomprensibilmente goduti. Fino alle elezioni di qualche giorno fa, solo l’Italia non aveva mostrato analoga insofferenza, nonostante frequenti casi di corruzione e di uso improprio dei finanziamenti pubblici ai partiti avessero riguardato la classe politica nostrana in misura per molti aspetti superiore che altrove; ma, giunto il momento atteso da tanti, milioni di persone sono entrati in cabina elettorale determinati a vendicare in maniera composta e riservata gli oltraggi alla democrazia perpetrati dai vari Lusi, Fiorito e Belsito, esprimendo in forma diversa, per molti aspetti più controllata e matura, la stessa indignazione manifestata qualche mese prima nelle piazze dei paesi vicini.
Rispetto alla precedente consultazione del 2008, partiti come Idv e Udc sono letteralmente scomparsi, mentre altri hanno pagato a caro prezzo lo spettacolo offerto dai propri dirigenti negli ultimi tempi; i dati sono frutto di mie elaborazioni e qualche decimale potrebbe non essere esatto, ma in sostanza è avvenuto che Lega (-54%) e Pdl (-46,2%) hanno pressoché dimezzato i consensi, perdendo complessivamente circa otto milioni di voti, mentre il Pd (-28,5%) è stato abbandonato da quasi tre milioni e mezzo di elettori. A beneficiare di tali emorragie, com’è noto, è stato soprattutto il M5s, in grado di incanalare la protesta ed ottenere oltre otto milioni e mezzo di consensi, ma non va dimenticato che una testimonianza del malcontento è stata espressa anche dai tanti i quali sono andati ad ingrossare le fila dell’astensionismo, portando la percentuale complessiva a livelli da record (24,7, pari ad un italiano su quattro). Tali dati confermano sia il lento tramonto del voto fidelizzato, tipico della prima repubblica, sia l’affermazione di un elettorato mobile, di opinione, radicato soprattutto nelle più giovani generazioni, sganciato da appartenenze ideologiche ritenute ormai obsolete. Ciò significa che metà dell’elettorato italiano è stanca della lunghissima stagione fondata sulla logica delle tifoserie contrapposte, della faziosità acritica, delle partigianerie precostituite, ed intende scegliere di volta in volta e più laicamente che in passato a chi affidare il mandato di rappresentarli. La sostanziale tenuta di Sel, ossia di uno dei partiti a maggiore connotazione ideologica, rispetto al 2008, con un lieve scostamento (solo -3%), confermerebbe tale analisi.
Ora, in fase di commento del voto, la parte dell’elettorato rimasta fedele ai partiti tradizionali accusa l’altra di irresponsabilità, di aver reso ingovernabile il paese, esponendolo ai rischi della speculazione finanziaria e dell’isolamento a livello internazionale, dimenticando che i partiti da loro stessi difesi ben scarse testimonianze di responsabilità hanno offerto nell’ultimo ventennio. Un solo esempio per tutti: era davvero così difficile da comprendere che l’assunzione di impegni chiari e precisi in campagna elettorale riguardo al finanziamento ai partiti e al ridimensionamento dei privilegi dei parlamentari avrebbe fortemente limitato il travaso dei voti a vantaggio del M5s? In realtà, è vero che il voto del 2013 provoca rischi reali per il paese nel breve periodo, ma è altrettanto vero che potrebbe garantire quella riforma del sistema politico da troppo tempo attesa, in grado di riportare la nostra democrazia nell’alveo di quelle occidentali. A condizione, però, che i dirigenti politici comprendano finalmente che gran parte dell’elettorato non è più disponibile a firmare deleghe in bianco, né a garantire ingiustificate impunità, preferendo salti nel buio piuttosto che prolungare una lunga agonia; che è improcrastinabile uscire dai palazzi del potere e riprendere il dialogo da tempo interrotto con i cittadini; che, infine, è arrivato il momento di farsi da parte (di arrendersi, direbbe Grillo), essendo stati essi stessi ad aver scavato il baratro davanti al quale siamo oggi.

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