Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

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I partiti in crisi, il nuovo civismo e la forma dell’acqua

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di Carmelo Conte
di Carmelo Conte

newCarmelo_Conte_Salerno_I risultati delle recenti elezioni amministrative sono stati un test politico anche se non partitico che si presta a una duplice lettura. Infatti, se analizzati da un punto di vista nazionale, appare sorprendente che il Pd, pur essendo attraversato da una grave crisi interna, abbia conquistato tutti i sindaci delle città capoluogo chiamate al voto; che la destra, a distanza di tre mesi da una campagna elettorale politica di rimonta che l’ha riportata al Governo, abbia subito una débacle; e che il M5S sia stato drasticamente ridimensionato rispetto al voto politico. Mentre, gli stessi risultati, se visti dal basso ovvero dal vivo in cui sono maturati, si rivelano portatori di un messaggio nuovo quanto preoccupante che li giustifica e li rende normali: sono espressione della crisi politica o meglio della forma che essa assume nel farsi della vita amministrativa delle città, di là delle ideologie. Laddove Sinistra e Destra, come ha sostenuto Ernesto Galli Della Loggia, vivono entrambe una condizione di incompletezza. La prima ha una cultura politica organizzata e diffusa nella società civile che non è mai diventata maggioranza nell’urna, tant’è che per vincere cerca di coinvolgere forze che non sono di sinistra, come è risultato evidente anche in questa occasione. La destra è, invece, maggioranza nel Paese perché l’Italia è intimamente moderata ma, per il suo scarso insediamento sociale e culturale, non riesce a concretizzarla in voti, e soprattutto stenta ad essere centro credibile di aggregazione di forze diverse, come lo è stata a livello nazionale con la Lega. È, di fatto, un movimento di opinione e, come tale, è esposta a continui alti e bassi. Risente nel bene e nel male dell’influenza che esercita sul suo elettorato la comunicazione politica nazionale. Tanto è vero che ha conquistato il controllo di Città e Regioni solo quando (2008-2010) il grande comunicatore è riuscito coinvolgere tutti i livelli sociali: faceva opinione anche nelle competizioni locali. Mentre in queste ultime Berlusconi, di fatto assente, è stato percepito, per la prima volta, come sopraffatto dagli eventi, compresi quelli giudiziari, e quindi ritenuto incapace di un colpo di reni per rialzarsi e continuare a lottare. Più in generale, il fiorire delle liste civiche riflette la difficoltà dei partiti ad assumere un’identità nuova dopo avere declinato e lacerato quella ideologica originaria, non hanno più la forza ideale per integrare e dominare il qualunquismo, lo subiscono. Sicché il civismo, funzionalmente nobile in quanto ispirato al bene comune, debordando incontrollato ha assunto ruoli impropri. Ha finito con l’esprimere un sentimento di anti-politica che è ben diverso da quello di Grillo: il M5S promuove l’opposizione dal basso e nella società civile per costruire una propria egemonia, mentre le liste civiche mirano a vincere e a far vincere per amministrare, assicurano un consenso trasversale e non ideologico al candidato sindaco e solo attraverso di lui anche ai partiti. È un fenomeno che se dovesse affermarsi nelle Regioni, come in parte è avvenuto in Sicilia, a Trieste e in Val D’Aosta, potrebbe diventare un fattore di cambiamento nazionale. Basti considerare che Marino, il nuovo Sindaco di Roma, per sollecitare il voto ha avvertito l’esigenza di agitare lo slogan: “Non è politica. È Roma”. Un motto che esprime la convinzione di potere conquistare la Città sdoppiandosi e facendo prevalere l’immagine di cittadino su quella dell’uomo di partito.  È un modo di prendere forma della politica, in particolare a livello locale, che ricorda La forma dell’acqua, un’immagine mirabilmente tratteggiata da Andrea Camilleri, divenuta di recente anche il titolo di un bel libro di Giuseppe D’angelo, storico e cattedratico salernitano, di cui vale riportare un estratto del dialogo che la definisce: Un mio amico aveva messo sull’orlo di un pozzo una ciotola, una tazza, una scatola di latte, una teiera, una scatola di latta quadrata, tutte colme d’acqua e le osservava attentamente. Che fai gli domandai? E lui, a sua volta, mi fece una domanda. Qual è la forma dell’acqua? Ma l’acqua non ha forma, dissi ridendo, piglia la forma che gli viene data.

(da La Città del 16 giugno 2013)

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