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I pochi operai a lavoro, non aprono né i cancelli né la bocca

I pochi operai a lavoro, non aprono né i cancelli né la bocca

Cinque arresti per il crac Amato, tra cui anche Giuseppe Amato junior ma nessuno commento arriva né dai lavoratori né dal gruppo Di Martino (subentrato dopo il fallimento) sugli arresti effettuati dalla Guardia di Finanza nell’ambito del fallimento del pastificio Amato (nella foto). Il Pastificio appare quasi deserto ed i pochi operai che sono all’interno si mantengono lontani, se non fosse per il passaggio attraverso i cancelli di qualche mezzo sembrerebbe abbandonato, l’unica consolazione è che almeno, finalmente, si è ripreso a produrre. Nello stabilimento, che da poco ha ripreso a funzionare dopo quasi un anno di inattività grazie all’assegnazione in affitto al gruppo di Gragnano attraverso la società interamente partecipata “Dicado”, si lavora senza più dar peso alle vicende giudiziarie, che vedono coinvolti Giuseppe Amato Jr, Simone Labonia, Paolo e Mario Del Mese e Antonio Anastasio, che evidentemente per le  maestranze rappresentano ancora una ferita aperta. Sono serviti un anno di lotte e di prese di posizione per salvare il proprio posto di lavoro e ora che, dopo tanti colpi di scena, dietrofront e azzeramenti delle gare, forse l’unico pensiero degli operai è quello di ritornare a lavoro sotto la direzione della nuova gestione, lasciandosi alle spalle il pur recente passato. Non si esprime nessuno  del gruppo industriale che si è aggiudicato l’azienda, dopo non poche difficoltà. Dopo il fallimento del concordato preventivo tentato dalla famiglia Amato con l’imprenditore siciliano Giovanni Giudice e il conseguente veto della procura alla sua proposta di affitto del ramo d’azienda, con l’imprenditore che lasciava Salerno e 140 operai messi in cassa integrazione, ci fu, nel marzo scorso, un secondo bando, vinto questa volta dal costruttore napoletano Passarelli. La vicenda sembrava essere giunta ad un lieto fine, salvo il clamoroso dietrofront dei vincitori a cui, è subentrato grazie all’intervento del giudice del tribunale fallimentare, il gruppo Di Martino. Queste burrascose vicende evidentemente hanno segnato le parti coinvolte, che adesso hanno solo voglia di guardare al futuro e di lasciarsi questa intricata vicenda alle spalle, senza tornare a rivangare il passato con responsabilità, osservazioni, colpe e accuse verso chi faceva parte della famiglia Amato e della vecchia dirigenza.

(f.c.)

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