Dom. Lug 21st, 2019

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I poltronisti del Pdl tengono in vita la giunta Formigoni

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Solo 23 consiglieri Pdl hanno firmato le dimissioni in bianco, inclusa Nicole Minetti

Non tutti i consiglieri regionali lombardi del Pdl stanno con Roberto Formigoni. Il fronte – non esteso ma che rischia di allargarsi – si è aperto oggi, quando alla riunione con il governatore sono state “formalizzate” al capogruppo Paolo Valentini le dimissioni in bianco che, nelle intenzioni di Formigoni, serviranno a far sciogliere il Consiglio giovedì 25 ottobre, dopo la seduta sulla riforma elettorale. Angelo Giammario, Gianluca Rinaldin e Paola Camillo non hanno però accettato. Massimo Buscemi era assente, solo in serata ha fatto sapere che firmerà. L’ex assessore Stefano Maullu ha invece ritirato la sua adesione. Calcolando che nemmeno Formigoni ha messo a disposizione le sue dimissioni (per questioni di ruolo), così come Domenico Zambetti (in carcere), ci sono 23 firme (inclusa quella di Nicole Minetti) su 29, che pur lasciando un ampio margine indicano che non sarà facile orientare in modo compatto il gruppo del Pdl. I critici parlano di una “eccessiva fretta” da parte di Formigoni di liquidare la legislatura per votare a Natale. «A fronte di una volontà suicida più simile ai kamikaze di Bin Laden che al pensiero moderato e anche cattolico, a cui molti dicono di ispirarsi – ha scritto Giammario in una lettera – ho detto di no. Abbiamo fatto la legge elettorale? Si è formata la Giunta tecnica? E’ stato rispettato l’accordo con Maroni e Alfano? No! No! No!». Maullu ha chiesto che Formigoni «si prenda le sue responsabilità politiche: si dimetta lui», accelerare «non serve a nulla, se ne occupi il partito a livello nazionale e trovi la soluzione migliore». Diversi consiglieri del Pdl pensano, infatti, che la linea del partito non sia esattamente quella di Formigoni, dunque attendono di capire come comportarsi quando (e se) chiamati a depositare per davvero le loro dimissioni. A quel punto, stando ai rumors seguiti a telefonate che sarebbero arrivate dai vari referenti nazionali anche per raccomandarsi di non creare tensioni con la Lega, il fronte – soprattutto fra i “laici” – potrebbe essere più ampio. Di firme, «ce ne servivano almeno 14, dunque ne abbiamo in abbondanza», si è detto sicuro stamani il capogruppo Paolo Valentini, pensando ai 28 consiglieri di opposizione che hanno già messo a disposizione le loro dimissioni.
Intanto Roberto Maroni fa capire che la Lega non vuole discutere ora la possibilità di un’intesa con il Pdl per le elezioni politiche del 2013 lascia poco spazio alle interpretazioni. Il segretario della Lega apre alla proposta arrivata da Ignazio La Russa di tenere delle primarie di coalizione per la scelta del candidato che sfiderà il centrosinistra alla guida della Lombardia, ma altro non è disposto a concedere. Ecco perchè sono in molti a via dell’Umiltà a mostrarsi scettici sulla possibilità che alla fine si arrivi ad un’intesa. Se è vero infatti che, al di là di Formigoni, nessuno nel Pdl ha intenzione di andare subito al voto (lo dimostra anche la resistenza di alcuni consiglieri a rassegnare le dimissioni), l’idea di dover ‘subire’ un candidato lumbard senza che questo porti alla possibilità di allargare l’intesa a livello nazionale fa storcere il naso a molti nel partito. Una situazione caotica dunque a cui va aggiunta la ‘resistenza’ dell’attuale governatore a fare passi indietro e lasciare che altri nel partito gestiscano la fase finale della sua legislatura. Che ormai sia in atto uno scontro anche all’interno dello stesso Pdl è sotto gli occhi di tutti: «Immagino sia uno scherzo», è il commento del Celeste. A ‘pesare’ poi, in quella che sembra sempre di più una partita a scacchi, è l’atteggiamento di Silvio Berlusconi. Il silenzio ufficiale dietro cui si è trincerato il Cavaliere è la chiave per capire quali siano le sue intenzioni: prendere le distanze il più possibile dal Pdl. Berlusconi – è la convinzione che serpeggia nei corridoi di via dell’Umiltà – ha promesso da tempo a Maroni la poltrona della Lombardia. Ecco perchè nel partito provano a prendere delle contromisure proponendo le primarie e facendo pressing su Gabriele Albertini, affinchè decida di scendere in campo contro il candidato lumbard. La convinzione dei pidiellini lombardi infatti è che l’ex sindaco di Milano potrebbe essere l’uomo giusto anche per agganciare l’ala moderata (Udc in testa) e avere buone chance nella ‘battaglia’ contro il candidato lumbard anche se questo dovesse essere lo stesso Maroni. A via dell’Umiltà sanno però che il fattore tempo non gioca a loro favore. Il tergiversare di Maroni – è il ragionamento fatto nel Pdl – è pura tattica. Il rischio di nuove inchieste giudiziarie, la tensione per l’atteggiamento del Cavaliere nei confronti del partito e il rischio di debacle alle elezioni in Sicilia potrebbero essere fattori determinanti per spianare la strada all’ascesa del Carroccio. Tra l’altro chi è andato ad Arcore due giorni fa ci ha trovato anche Nicole Minetti e ha potuto constatare quanto Silvio Berlusconi sia concentrato solo sul ‘caso Ruby’, intenzionato nel caso a recarsi in Aula venerdì se la sua presenza dovesse servire alla causa. Tutto il resto per il Cavaliere viene in secondo piano, anche se ai suoi ospiti l’ex Capo del governo ripete di voler formare una lista composta da sindaci e da esponenti del mondo del lavoro e della società civile, non certo da politici.
Ma la partita è tutt’altro che chiusa e non si esclude affatto, quindi, che il Governatore della Lombardia (lunedì pomeriggio intanto potrebbe presentare la nuova Giunta) piuttosto che darla vinta al Carroccio presenti una sua formazione. Anzi, Formigoni ci starebbe già lavorando. Berlusconi per ora non si espone, ma il suo silenzio alimenta le voci di un Cavaliere nelle vesti di ‘rottamatore’ della dirigenza di via dell’Umiltà e sempre più propenso a mettere in pratica un nuovo progetto al quale starebbe lavorando da mesi l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Ma i ‘big’ del partito già hanno fatto intendere di non essere disposti a farsi mettere da parte. Si aspetta in ogni caso le elezioni in Sicilia, «fino ad allora – prevedono fonti pidielline – non succederà nulla».

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