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Quando in cattedra i professionisti del “precariato di Stato”?

Quando in cattedra i professionisti del “precariato di Stato”?
di Ida Cutolo*

Sempre più drammatica la condizione di noi insegnanti precari della scuola.
L’anomalia tutta italiana di diversificazione tra idoneità e abilitazione all’insegnamento ha determinato per i docenti non abilitati con servizio (reclutati dalle Graduatorie di Istituto di IIIa Fascia), più noti come “i precari della scuola”, una situazione paradossale.
Si tratta di insegnanti che, in attesa di un concorso pubblico a cui partecipare, lavorano da anni in istituzioni scolastiche statali e/o paritarie, svolgendo le stesse attività di un titolare di cattedra, ma senza una professionalità riconosciuta.
I più fortunati stipulano contratti a tempo determinato sino alla conclusione delle attività didattiche o al 30 giugno. Altri, durante i periodi di vacanza, sono “licenziati” per essere poi “riassunti” alla riapertura delle scuole. I più bistrattati, pur di maturare un punteggio, firmano ricevute di stipendi mai percepiti perché “devoluti” alle casse delle scuole paritarie che li sfruttano. Ci sono poi anche supplenti disposti a lavorare per un solo giorno, come accade nella Scuola Primaria, pur di raggiungere l’agognato requisito dei 360 giorni di servizio. L’esercito dei precari è così abituato a condizioni lavorative mortificanti, scandite da incertezza e sacrifici. Pesa non poco la necessità di dovere spesso viaggiare o trasferirsi in altre province, anche a migliaia di Km di distanza da quelle di residenza, pure per poche ore di insegnamento e uno stipendio esiguo.
Fino al 2004, a partire dagli anni ’70, il MIUR aveva quindi previsto per questi docenti precari un percorso abilitante riservato. Oggi, invece, il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento impone anche a loro, equiparandoli ai giovani neolaureati, il superamento delle prove d’accesso al TFA (Tirocinio Formativo Attivo) per la partecipazione a un futuro concorso a cattedra.
Il quadro si completa con la mancata attivazione del TFA per alcune cattedre di concorso, come quella degli insegnanti di discipline artistiche e musicali, che rischiano di rimanere privi di ogni possibilità di accesso per un altro anno.
Sorgono quindi non poche perplessità al cospetto di uno Stato che non esita a impiegare i precari come docenti, nonché come commissari interni o esterni d’esame, ma poi ne disconosce ogni competenza, rigettandoli nel limbo dell’insicurezza e dell’incertezza professionale.
Se la cultura è ciò che rimane quando si è dimenticato tutto, ci si chiede allora quale potrà essere quella di un Paese come il nostro, dove la bandiera dell’emergenza economica  fonda l’esigenza di rigore e selettività nel reclutamento dei futuri docenti ma giustifica, al contempo, l’accesso e l’uscita certificata da scuola e università di pletore di studenti  inadeguati e ignoranti, purché “paganti”.


*Docente precaria di discipline artistiche e musicali e libera ricercatrice universitaria

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Numero di voci : 3413

Commenti (19)

  • Alfredo

    Pensavo peggio… vedo che qualcuno ha le idee chiare ed è consapevole dei propri diritti.
    Piccole luci in un oceano di soprusi antigiuridici.
    Una volta c’erano i Sindacati esistono ancora?

    I ricorsi sono onerosi, ma chi li legge è ben documentato?

    La nave Scuola affonda i naufraghi si accapigliano per salire sulle scialuppe di salvataggio, ma il
    Capitano ha di già abbandonato la nave e si e messo in salvo, lasciando al proprio destino i poveri passeggeri.

    Con un Euro ciascuno si può incaricare uno stuolo di avvocati Esperti in materia di diritti nazionali e internazionali che rappresenti tutta la categoria, ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta.

    Provate ad immaginare cosa accadrebbe quando verranno presenteranno I ricorsi.

    Trovate lo Studio, sarò il primo a fare un bonifico a favore dello Studio Legale che si incaricherà di rappresentarci.

    Del resto o a torto o a ragione tutti noi abbiamo versato mediamente 100 euro per farci prendere in giro da Test a dir poco demenziali, zeppi di errori, risposte inesistenti e domande Ambigue.

    Ci facessero sapere chi li ha ideati e formulati , tutti i giornali ne hanno parlato, che la Magistratura si faccia carico di aprire un indagine, tutti hanno il diritto di sapere.. aspiranti docenti ammessi e non ammessi, la verità mette il cuore in pace.

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  • Giuseppe

    L’articolo di Ida Cutolo, che ho letto attentamente e che reputo essere molto valido, poiché descrive con dovizia di particolari la realtà dolorosa del precariato degli insegnanti non abilitati con titoli di servizio, rappresenta la summa del dramma che un docente come il sottoscritto vive quotidianamente con la speranza che un giorno possa fuoriuscire dal gorgo dell’incertezza. Sono un dottore di ricerca in Linguistica italiana che ha al suo attivo un numero considerevole di pubblicazioni scientifiche, di titoli culturali, nonché di docenza, e che non vede ancora riconosciuto l’intenso lavoro che svolge da anni sia in ambito scolastico che universitario. E’ assolutamente ingiusto che i docenti con almeno trecentosessanta giorni di servizio, dopo aver acquisito notevoli competenze, non abbiano il diritto di fruire di un percorso riservato ai fini del conseguimento dell’abilitazione, visto che le prove dei TFA ordinari, previsti, tra l’altro, solo per alcune classi di concorso, si fondano su un nozionismo sterile che non consente una valutazione obiettiva della preparazione di ciascun candidato. Spero che il Ministro si attivi affinché vengano premiate soprattutto le capacità di coloro che finora hanno affrontato l’attività di insegnamento come una missione, perché mossi da profonda passione con l’intento di trasferire conoscenze e competenze agli educandi, tenendo presenti le loro istanze emotive e di apprendimento.

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  • salvo

    Gentile Segretario del PD Bersani,
    Affido queste seplici parole alla Sua sensibilità ed onestà intellettuale che a mio umile giudizio La contraddistingue, La prego di considerare la condizione di noi 360-giornisti nella scuola pubblica in molteplici contratti con il miur!!! …. consideri concretamente la possibilità di battersi per il riconoscimento del nostro umile servizio prestato per un accesso lineare e decoroso all’abilitazione per lo stesso insegnamento che tante e molteplici volte abbiamo già profuso con passione ai nostri studenti.

    G R A Z I E! per l’attenzione che vorrà concederci.

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  • valentina quattrone

    L’articolo appena letto tocca i punti salienti della nostra condizione di perenni precari. Nessuna sicurezza a noi viene data, eppure noi siamo sempre stati pronti a spostarci da una parte all’altra dell’Italia o ad avere cattedre su 2 o 3 scuole, senza venir mai meno ai nostri obblighi e senza far esaurire la nostra passione per l’insegnamento… Vorrei capire come avrebbe fatto ad andare avanti la scuola pubblica senza di noi, senza la linfa vitale di noi giovani, che ci sacrifichiamo, che piangiamo e ridiamo con i nostri alunni e ogni anno quando ci chiedono…”Prof, ma ci sarà il prossimo anno?” nostro malgrado, con una stretta al cuore dobbiamo rispondere:” Forse, mah, speriamo” e troviamo alunni delusi e confusi. e magari anche arrabbiati con noi, perchè si sentono abbandonati Cosa dobbiamo dire, allora? Sapete, lo Stato italiano non ci riconosce come professori e allora non abbiamo il diritto di continuare a lavorare con voi, a formarvi, ad aiutarvi a crescere…
    E tutto viene rimandato a Settembre, sperando di avere la fortuna di esser chiamati dalla scuola con più ora, più vicina a casa, con colleghi con cui si possa avere un rapporto e confronto… Un arido meccanismo lavorativo, in un ambito dove di arido non ci dovrebbe essere nulla.
    Come non ci è stato regalato nulla finora, allo stesso modo non vogliano niente in dono, soltanto ciò che è nostro diritto avere: il riconoscimento della nostra professionalità di insegnanti, di persone che hanno scelto di dedicare la loro vita a un mestiere tutt’altro che semplice, per cui ci vuole passione e dedizione continua.

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  • fabio

    L’articolo rispecchia pienamente ciò che viviamo quotidianamente nel periodo scolastico, l’angoscia di non esser chiamati, l’ansia di cercar casa, la paura di situazioni sempre nuove,l’attesa snervante dei familiari, il sentirsi perennemente dietro di un passo rispetto ai colleghi, e poi la gioia di aver svolto un buon lavoro e ancora i complimenti dei genitori e i sorrisi misti al pianto degli alunni al momento dell’addio. Tutto questo, perchè non viene messo in discussione la nostra professionalità o il nostro impegno, ma perché dopo un periodo più o meno lungo viene a cessare la nostra utilità e torniamo ad essere buttati in un ripostiglio in attesa che il perverso meccanismo di angoscia, gioia e dolore si rimetta in movimento. Non vogliamo favori o regali, vogliamo semplicemente essere riconosciuti per ciò che noi siamo e facciamo da settembre a giugno per ogni anno della nostra vita.

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  • chiara curina

    Ho cominciato ad insegnare nel settembre 2008, dopo la chiusura delle Ssis. Non mi è stata data per ben 4 anni la possibilità di abilitarmi sebbene al bisogno sia stata chiamata a coprire posti vacanti lasciati da miei colleghi già abilitati o di ruolo.Ho svolto lo stesso lavoro di questi, anzi molto di più poichè ho tenuto corsi di approfondimento e di recupero pomeridiani anche a classi che non mi appartenevano. Siamo sempre stati definiti “docenti non abilitati” e trattati in alcuni casi come appestati come se la mancanza di abilitazione fosse una colpa…Colpa di cosa, perchè sono giovane? Ora esce il tfa…In questi anni di sacrifici ho maturato 4 anni di esperienza nella stessa cdc, sono ancora giovane ma meno rispetto al 2008, ora ho una casa, una famiglia, un mutuo da pagare…devo essere trattata come una neolaureata? E perchè quando ero io fresca di laurea non mi è stata data alcuna opportunità? Sono delusa…

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  • Amalia Farina

    In questi giorni abbiamo dovuto subire l’essesima umiliazione: ci siamo dovuti sottoporre a test ridicoli ed essere trattati come neolaureati alle prime armi. Dopo anni di umiliazioni e sacrifici, ancora non riconoscono la nostra attività ed il nostro contributo per la scuola italiana. Sono davvero sconfortata e scoraggiata per ciò che avviene in Italia, in cui vi é uno stato che non tutela affatto i propri lavoratori e chi lavora duramente.

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  • Paola

    Se noi precari di terza fascia facciamo tutto questo, è perché amiamo un lavoro che ci guadagniamo con fatica, ma spinti da una grande passione. E la vera riconoscenza è degli alunni che abbiamo in classe!

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  • Margherita Stimolo

    Docente di matematica e scienze di terza fascia..lontana dai miei figli e dalla mia famiglia con i 1500 km che mi separano da loro…solo per amore e per rispetto alla mia professione…ma ne vale la pena? Oggi invece di un aiuto morale e tangibile la scuola mi fa sentire inetta e perdente…

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  • Daniela Gardiol

    È opinione dei Docenti di III^ Fascia di Istituto che l’attuale percorso dei TFA ordinari mortifichi la dignità dei Docenti non abilitati con esperienza proprio perché chiamati a sostenere test preliminari sulla sola preparazione disciplinare. Nessuno aspetto delle prove vaglia la conoscenza della scuola nell’aspetto e normativo e strutturale. Il lavoro di Docente non comprende infatti solo l’aspetto conoscitivo delle disciplina.
    Un docente deve “imparare a stare in classe”, ad essere pronto a sostenere anche situazioni difficili e di scontro intellettuale con gli alunni, deve “ saper dare la nozione” in base anche alla struttura umanamente eterogenea del gruppo classe.
    Tutto questo i Docenti non abilitati con esperienza lo hanno già vissuto e lo vivono quotidianamente.
    L’avere esperienza vuol dire anche sapere come redigere un verbale di un consiglio di classe, cosa è uno scrutinio o anche il solo saper interagire con i genitori degli alunni. Sono dunque conoscenze che un Docente con esperienza possiede già.

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  • Salvo

    Sono esausto!!! stanco di inseguire una semplice ma importante abilitazione, per potere semplicemente e serenamente partecipare ad un concorso per il ruolo. Ho accumulato 650gg in una singola classe di concorso, pur non vantando il 3×180 gg per anno ho la combinazione 2×180 gg per anno + tantissimi altri giorni “variamnte contrattualizzati con il MIUR”…. ho passato le selezioni “sbarramento” TFA , ho insegnato anche in altre classi di concorso praticamente in tutta la penisola , ho in sintesisi 27 contratti in mano stipulati con il dicastero del Ministro PROFUMO, ………. renderci l’ABILITAZIONE non vuol dire renderci precari…. poichè ciò lo siamo già……!!!!!!!!!!! … il CONTROLLO DEL NUMERO DI ABILITATI è LOGICA DI PURO PROFITTO!!

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  • Diana Raffaella

    I docenti con 360 giorni di servizio hanno già effettuato il loro tirocinio, inteso come esperienza lavorativa come prevede il DM 249/2010 ma sono considerati ancora “aspiranti docenti”. Questi insegnanti hanno lavorato nella scuola da 2 a 10 anni e sono “docenti di fatto”, seppur non abilitati: sono stati coordinatori di classe, commissari agli esami di maturità, hanno promosso e bocciato alunni, firmato registri e documenti ufficiali, hanno lavorato come docenti di III fascia su cattedre vacanti, su supplenze di maternità o malattia anche a centinaia di Km da casa e con uno stipendio a volte insufficiente a coprire le spese quotidiane di affitto e altro. Tutto questo oggi non viene valutato nella giusta misura dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che li considera ancora aspiranti docenti alla stregua di neolaureati o di chi è privo di servizio. A questi “docenti di fatto” è richiesta una ulteriore“formazione iniziale” TFA (tirocinio attivo formativo), previo il superamento di un triplice test d’ingresso come se anni d’esperienza non valessero nulla. Dal 6 luglio i docenti si stanno sottoponendo a dei test d’ingresso improntati al puro nozionismo e spesso formulati in maniera errata perché il MIUR, alla data di oggi, non ha ancora riconosciuto la loro professionalità nonostante se ne serva da anni. Chiediamo che tutto questo scempio finisca e che finalmente sia data dignità ad una categoria di lavoratori ormai da troppo tempo bistrattata.

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  • Barbara

    Quello che sta succedendo con questi TFA e’ vergognoso e mortificante per chi, da anni, svolge questo mestiere con passione e professionalità ed ora si vede preclusa un’opportunita attraverso dei test prettamente nozionistici ed assolutamente inutili. La cosa ancora più grave e’ che siano pochi coloro che si preoccupano di risolvere la situazione, utilizzandoci, grazie alla nostra esperienza e competenza (non nozionistica ma pratica), per supplenze anche brevi/brevissime per poter mandare avanti il complicato mondo della scuola. Da insegnante, ma soprattutto da mamma che cerca di far capire alla propria figlia che la correttezza e la serietà pagano sempre, mi auguro che tutti coloro che fino ad ora hanno fatto gli struzzi alzino la testa per dare DIGNITÀ a noi insegnanti di Terza Fascia che tanto abbiamo dato e continueremo a dare alla Scuola Italiana.

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  • Daniela

    D’accordo con tutti voi vorrei aggiungere che non solo è ingiusto il trattamento riservato ad insegnanti che dietro ad una cattedra si ritrovano ad avere gli stessi doveri dei docenti di ruolo, qualche volta anche amplificati dal fatto che ai precari “disabilitati” rimangono sempre da gestire le situazioni più difficili,ma soprattutto non si hanno gli stessi diritti. Le feste non pagate, stipendi dimezzati, incertezze continue e a quanto pare neanche più il pagamento delle ferie non godute.
    Il Tfa ordinario poi è un discorso a parte che ha dell’obriobrioso. Impossibile credere che le competenze della futura classe insegnante, per quanto esigua, possano essere certificate da dei quizzoni alla Gerry Scotti. E se non altro con Chi vuol essere milionario si può sperare di cambiare vita, i precari della scuola devono avere fortuna (o disonestà) semplicemente per poter continuare a fare la stessa faticosissima vita di sempre!

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  • rossella

    Sono completamente d’accordo con chi ha detto e ribadito più volte, che i tfa sono fatti per “selezionare” e virgoletto selezionare, persone che sono disposte a tutto pur di insegnare.. Partendo dal presupposto che, nulla verte sul fabbisogno effettivo dei docenti e sui reali bisogni educativi speciali dei singoli alunni, mi chiedo come si a fa a essere così “complici” di un sistema oramai malato e saturo. Io a questo sistema non ci sto, non voglio essere complice di di un simile degrado, perchè altro non è.
    Si è vero mi sono preclusa una possibilità ieri, quella di partecipare al tfa per le mie classi di concorso, e non contenta ho intrapreso un ulteriore percorso universitario, ma per ora sono fermamente decisa che se vogliamo che le cose cambino e che il sistema cambi, dobbiamo essere i primi a razionalizzare, e a prendere consapevolezza che il cambiamento non dipende dagli altri, ma dai noi stessi..

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  • Santina Russo

    E’ assolutamente aberrante ciò che accade solo in Italia: un insegnante che ha lavorato per diversi anni nelle scuole non viene considerato abilitato… ma se non è abilitato vuol dire che ha svolto questa professione in maniera illegittima? Assolutamente no! Il docente è stato convocato dalle graduatorie, ha svolto la sua professione regolamentata da un contratto, ha firmato registri, partecipato a consigli di classe, promosso e bocciato alunni, partecipato agli esami di stato come commissario, eppure… non è abilitato e per abilitarsi dovrebbe frequentare un TIROCINIO ( quello svolto finora cosa sarebbe stato) previo superamento di un triplo test che, se superato, prevede il pagamento di una quota di iscrizione che si aggira intorno ai 2500 euro. Ma la cosa ancora più scandalosa accade proprio in questi giorni. Durante il mese di luglio, infatti, si stanno svolgendo le selezioni preliminari per l’accesso al TFA e i risultati sono davvero sorprendenti: domande mal formulate che vengono annullate dal MIUR, segnalazioni di irregolarità che piovono da tutta Italia, quesiti ambigui e non compresi nei programmi ministeriali delle discipline oggetto d’insegnamento. Il risultato è che pochissimi candidati riescono a superare la prova, non arrivando a coprire i posti disponibili per ciascuna università. Per gli aspiranti docenti di filosofia, per esempio, molte università non potranno attivare il relativo corso TFA in quanto nessun candidato ha superato la prova preliminare…
    Sembra un bluff… forse lo è. Di fatto i candidati hanno smascherato i numerosi errori presenti nei testi formulati dal MIUR e sono pronti ad impugnare un ricorso per chiedere l’accesso diretto al TFA, se non addirittura il riconoscimento del titolo abilitante che, secondo le normative europee, andrebbe riconosciuto ai docenti che hanno maturato almeno 3 anni di servizio.

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  • vincenzo pane

    Perché I Confronti non adotta la battaglia di noi insegnanti precari?
    Abbiamo bisogno di amplificare le nostre ragioni, perché la crisi economica e l’aumento del debito pubblico diventeranno un alibi per cancellare ulteriormente i nostri diritti.
    Perché il blog I Confronti non organizza un attivo, una grande manifestazione nel Mezzogiorno?
    Noi ormai siamo persone senza più speranza, ma soprattutto è diminuita la fiducia nelle agenzie tradizionali che fino ad oggi avrebbero dovuto tutelare i nostri diritti e la nostra condizione.
    In America i blog stanno riscrivendo la storia. Perché non tentiamo anche noi?

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    • rossella

      vincenzo per fare quello che dici, dovremmo essere in tanti a farci sentire..
      non abbiamo scusanti, fin quando i nostri colleghi sgomiteranno per un master, un corso per 1 o 2 punti da inserire in graduatoria, ogni tentativo sarà vano..
      abbiamo si bisogno di visibilità, ma dobbiamo partire da noi stessi, simulare degli esempi non è il massimo, è poco concreto e per nulla realizzabile.. la realtà contingente ci ha messo dinnanzi a un sistema al quale non possiamo e non dobbiamo assolutissimamente sottostare..
      Sono iscritta all università di salerno, e non si è mai fatto nulla per organizzare un pullman, una manifestazione, nulla, ecco dovremmo partire da queste piccole cose.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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