I resti pietosi della speranza tradita

di Luigi Zampoli

2356763-ragusaIl momento più difficile è quello che precede il raggiungimento di uno scopo, di una meta; quegli ultimi attimi che ti restano prima di lasciarsi tutto alle spalle.
Perché sono proprio gli ultimi momenti di una sfida, di un percorso, di un viaggio che nascondono le insidie più pericolose.
Devono averlo pensato anche i migranti che, ieri mattina, stavano per porre fine ad una lunga odissea nei mari del Mediterraneo per approdare sulle spiagge di Scicli, nel Ragusano, in Sicilia; dopo un interminabile viaggio su di un barcone di fortuna e sotto le grinfie spietate di carcerieri senza scrupoli, vedere quella spiaggia affollata di gente, turisti, gli ultimi bagnanti di fine settembre, sarà stato un sollievo per gli sguardi esausti di uomini che erano fuggiti da paesi lontani, lacerati da guerre civili, povertà e miseria.
La visione di quel miraggio, almeno ai loro occhi, non aveva fatto ancora i conti con l’ultimo fatale sussulto di violenza e sopraffazione che il destino aveva in serbo per vite che avevano conosciuto ogni genere di dolore e privazione.
Quando è arrivato il momento dello sbarco per raggiungere la rive, gli scafisti-carcerieri hanno infierito con fruste e spintoni sui corpi dei migranti, per “accelerare “ le operazioni, perché per loro, prezzolati Caronte dell’ultimo viaggio, quelli erano soltanto corpi e non vite in cerca di una nuove e migliore esistenza.
Gettati in mare come zavorre di cui liberarsi al più presto, per poi fuggire via e ritornare sulle sponde da cui hanno inizio questi viaggi della disperazione.
Sono annegati in 13, non ce l’hanno fatta, nonostante i soccorsi delle persone presenti sul posto e dei carabinieri.
I sopravvissuti ora sono negli ospedali dei centri d’accoglienza, con il terrore di chi ha visto i loro compagni inghiottiti dal mare e poi restituiti alla spiaggia ormai esanimi.
Chissà se gli occhi di quei tredici morti, prima di chiudersi, conservavano ancora, nonostante tutto, quell’espressione di fiducia e sollievo che avranno avuto i loro volti, vedendo avvicinarsi le coste della Sicilia e la fine di un incubo.
Che sia stato questo lo stato d’animo che hanno provato, anche sotto le frustate degli scafisti, prima di dire addio alla vita, nel più crudele dei giorni?
Sono stati messi in fila quei corpi e coperti con delle lenzuola bianche, lì, su quell’ultima spiaggia che forse conserva ancora le impronte di quelle sagome, prima che il mare le cancelli per sempre.

Un pensiero riguardo “I resti pietosi della speranza tradita

  • 3 Ottobre 2013 in 17:29
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    Erano tredici a Scicli….ora sono centinaia a Lampedusa….

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