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I Sud del mondo depredati con la complicità della storia

I Sud del mondo depredati con la complicità della storia
di Alfonso Liguori

sudChiariamo subito: io sono un terrone. Ma Terrone con il DOCG. Si è sempre i terroni di qualcuno, altri lo sono e non lo sanno. Qualcuno è terrone austriaco, qualcun altro terrone svizzero, tedesco ed anche norvegese. Ed una volta arrivati alla punta estrema del globo, pensando di essere “salvi”, basta chiedersi se sia quello certamente il Nord, e se quella determinazione Polo Nord-Polo Sud non sia solo una convenzione geografica, visto che da entrambe le parti fa lo stesso freddo porco, e che i poli sono in realtà ribaltabili.
È tutto da dove si guardano le cose.
Io, infatti, che sono di Salerno, il DOCG ce l’ho per consapevolezza storica, non geografica, e il mio amico Santi, che è di Siracusa mi accusa di essere un polentone. Santi, poi, è ancor più snob, perché quando parlo della bellezza dei templi di Paestum, egli, schizzinoso, sottolinea: “Quella è Magna Grecia, noi siamo Greci!”.
La consapevolezza storica è importante, perché come ci insegnavano a scuola, chi non conosce la Storia la ripete. Ma nel corso degli anni abbiamo imparato anche che la Storia la scrivono i vincitori. E allora tutta quella consapevolezza che fine fa? Se la storia è stata “manipolata”, come oggi si dice, è molto probabile che le mie informazioni siano incomplete e replicherò gli errori. Bel guaio.
Da un bel po’ d’anni, grazie alla pazienza e alla tenacia di alcuni studiosi, le cose sono state un po’ chiarite. Qualcuno lo chiama revisionismo, qualcun altro affermazione della verità… dipende dalle convenienze.
Alcuni dati certi, però, a questo punto, visto che i documenti son saltati fuori, li abbiamo. Per esempio quelli che ci dicono che il Regno delle due Sicilie era terra ricchissima, dove si faceva economia reale e non finanziaria, e che quel Regno fu invaso e depredato di tutti i suoi beni, economici e culturali. Nel contempo, il Regno Sabaudo era debolissimo, in forte crisi economica, povero di risorse, e vi si fosse fatta tanta speculazione finanziaria. Cosa ci poteva essere di meglio, dunque, sfruttando il sogno e la giusta passione di un gruppo nutrito di giovani intellettuali, che andare a occupare le terre ricche, prendersi tutto quello che si poteva e risanare le proprie finanze? Effettivamente poco o nulla.
E brigando e tessendo, filando e costruendo, così fu, e il sogno di quei giovani, che doveva portare prosperità e giustizia a tutti, divenne l’incubo di una parte. Per tali motivi, lo stesso autore dell’Unità, messer Garibaldi, si dimise dal Parlamento e mandò il figliolo a combattere con i cosidetti Briganti; e solo una ventina di anni da quel 1861, dal Regno (delle due Sicilie) verso il quale fino a poco prima si emigrava in cerca di lavoro, cominciò una emigrazione che portò via pare una quindicina di milioni di persone.
Non finì qui, perché non solo si depredò tutto ciò che si poteva, ma si attuò una vera e propria opera di lavaggio del cervello collettivo, per cui i signori del Sud furono descritti come dei lavativi, “spaparanzati” al sole, senza voglia di sgobbare, sporchi, brutti e cattivi, mafiosi e intrallazzatori, pronti in qualsiasi momento a vivere di prebende e farsi, sopra tutto, mantenere dal Nord virtuso che doveva girargli parte delle proprie tasse. Il Nord era virtuoso, il Sud sprecone. Il Nord formica, il Sud cicala. Al Nord c’erano i buoni, al Sud i cattivi.
Questo meccanismo mediatico ante litteram funzionò al punto che gli stessi sudisti si convinsero della loro condizione di inferiorità, e secondo alcuni, pur di non prendere coscienza della situazione venutasi a creare, per non morire di rabbia preferirono morire di sensi di colpa. In fondo era più semplice dire, a se stessi e agli altri: “sì, avete ragioni, siamo maiali” piuttosto che alzare i forconi per una nuova rivoluzione.
Così la Storia è andata avanti credendo tutti alla storiella del Mezzogiorno salvato dai nordisti, magari nascondendo il fatto che le aziende del Nord non solo hanno prosperato grazie alla forte immigrazione, continuata nei decenni, di manovalanza meridionale, ma anche che la pletora di forestali calabresi se non prendesse uno stipendio non potrebbe consumare i prodotti delle fabbriche tosco-piemontesi, e quei fondi trasferiti da Nord a Sud fecero sì che l’economia delle zone sub alpine prosperasse, tanto che qualche economista ha calcolato che contro 45 miliardi di euro portati da su a giù, ne ritornino su circa 70.
Chissà se i dati sono veri, certo è che senza un mercato cui venderli, cosa diavolo li produci a fare i televisori i frigoriferi o le automobili? E allora… forse… è probabile… non si sa… mantenere vivo quel mercato può avere delle convenienze.
Questa per sommi capi la Storia, o la storiella. Storia che chi non la conosce… replica.
Basta dunque fare un parallelo, farsi qualche domanda, e il quadro potrebbe apparire un po’ più netto. La prima domanda, credo, da farsi, infatti, è: cosa pensano i tedeschi di noi, di noi Italiani, tutti? No, non i burocrati, ma la gente comune che sentiamo nelle interviste. Ma guarda un po’, che siamo cicale, lavoriamo poco, produciamo meno e vorremo campare sui soldi che sarebbero costretti a mandarci.
Il lavaggio del cervello, dunque, su loro avrebbe già funzionato, ma pare cominci a funzionare anche su noi, che infatti parliamo di “liretta”, di Paese “con bassa produttività”, che campa sul debito, ecc. Tutte quelle cose, insomma, che sentiamo continuamente ripetere innanzi tutto dai nostri politici, alla faccia dell’orgoglio nazionale; politici che poi, però, vanno ripetendoci: “l’Italia è un grande Paese”, creandoci non poche frizioni psicologiche che non voglio sapere quanto ci costeranno di psicoterapia!
Alla manipolazione interiore, la peggiore, si aggiunge quella economica, per cui i dati rimbalzano come la palla da basket da un numero all’altro, ma sempre dimostrando che siamo brutti, sporchi e cattivi. Noi, i greci, gli spagnoli, i portoghesi…
Chi non sa la Storia la ripete, ma la Storia la scrivono i vincitori. E allora?
Allora viene da chiedersi quale sia la differenza tra ieri, la Storia italiana, e oggi, la Storia dell’Unione Europea. Se avete fatto un po’ d’occhio a ciò che ci accade intorno e sulla testa, vi è già chiaro: il Nord depreda il Sud, da sempre! Lo hanno fatto gli USA con l’America latina, lo ha fatto la Gran Bretagna con le sue colonie, gli Stati Uniti del Nord con quelli del Sud, i Savoia con il Regno di Napoli. Con la differenza che i Savoia da un giorno all’altro chiudevano la siderurgia calabrese e la trasferivano al Nord, lavoratori compresi, ai giorni nostri le cose vanno fatte con più cura, più subdolamente, e per prendersi un asset determinate ci vogliono un po’ di anni e un po’ di strategie. Un tempo il Potere era sfacciato, oggi deve agire con cautela, ma il gioco è lo stesso.
Ecco quindi che, di colpo, una serie di lavoratori onesti e operosi del Nord Italia si ritrovano psicologicamente spiazzati. Loro, che hanno sempre faticato, che hanno costruito la propria
ricchezza col sudore della fronte, con le loro belle mani callose, si sentono improvvisamente additare come “sfaticati, lavativi, maiali…”. E non ci capiscono più nulla. Fino, a volte, alla tragedia. A noi Terroni non accade o accade meno, in un secolo e mezzo ci siamo abituati e tutto questo non ci spaventa più. Chi non sa la Storia la ripete. Ma ciò che accadrà, almeno per noi Terroni, non è diverso da ciò che è già accaduto.
Improvvisamente, noi Italiani siamo divenuti tutti Terroni, senza distinzione, Terroni d’Europa, e se il processo di Unione andrà avanti, con la storiella dei trasferimenti di fondi dal Nord formica al Sud cicala diverremo, tutti, la Calabria d’Europa.
Quello che da anni si sta cercando di fare con il Sud Europa, prima con meccanismi come lo SME e poi con l’Unione Europea/Euro, è la stessa cosa che fu fatta al Sud sfruttando la passione di un gruppo nutrito di giovani intellettuali in buona fede, così come oggi si cerca di sfruttare il sogno onesto di generazioni di giovani in ottima fede.
In entrambi i casi, ad un concetto geografico viene forzosamente sostituito un concetto politico-economico che va solo a beneficio di pochi e a discapito di tantissimi altri.
Per questo sono contro l’Unione Europea, perché ho visto cosa è accaduto alla mia amata terra!
E sono certo che la replica della Storia è la via che “il Potere” sta percorrendo.
Resta solo una consolazione: passati centocinquant’anni, girando per le linde e operose città del Nord, ho trovato più Terroni e figli di Terroni che indigeni, Terroni che, sempre con una profondissima nostalgia nel cuore, si sono piano piano portati su tradizioni e cultura; è stata la nostra inconsapevole vendetta: li abbiamo ricolonizzati.
Tra centocinquant’anni i PIIGS avranno invaso il Nord dell’Europa, portandosi dietro paella e mandolino, Dante ed Euripide, e state certi che la migliore parmigiana del mondo la mangerete a Berlino.
Ma è una magra consolazione…

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Commenti (1)

  • Alfonso Liguori

    mi accorgo solo ora, rileggendo, che a un certo punto c’è un errore, una frase scritta male, non chiara.
    me ne scuso.

    Rispondi

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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