I vantaggi delle dimissioni

I vantaggi delle dimissioni
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Non è mai stato un segreto che le dimissioni dei politici navigati della prima repubblica arrecassero più vantaggi che danni a chi le offriva su un piatto d’argento sull’altare di una (a volte solo presunta) correttezza istituzionale. Molti sapevano che sarebbero rientrati comunque a gioco e bastava attendere solo il momento propizio. Ma si trattava di una ben diversa fase storica, nella quale un minimo di decenza e di senso dello Stato emergeva nei comportamenti della classe dirigente del paese.
Quella di oggi è altra storia, perché, a proposito dell’oramai ex ministra Guidi, si tratta di dimissioni indotte non tanto dalle pressioni della piazza, ma da ragionamenti di comodo, che, sul piano politico, hanno anche una loro fondatezza.
La Guidi è stata fatta dimettere essenzialmente per disinnescare la possibile protesta del M5S e della Lega, che continuano, il primo più che la seconda, a mietere previsioni di voto e sondaggi molto lusinghieri. Dunque, Renzi non poteva lasciare che questa scabrosissima vicenda legata al petrolio potesse rivelarsi una bomba ad orologeria alla vigilia della Direzione Nazionale del PD, prevista per lunedì prossimo e, ancor più, in vista delle imminenti elezioni amministrative. Nelle quali il partito democratico potrebbe ricevere qualche scudisciata ammonitrice da un elettorato sempre più diviso tra ascari fedeli e “nemici” del re e con segni di insofferenza verso il governo che si moltiplicano.
Renzi ha voluto evitare anche che il caso-Guidi, se non fosse stato risolto, si sommasse politicamente al caso-Boschi, che invece risulta irrisolto, o meglio, scivolato via senza le dimissioni della ministra. Nella circostanza della Boschi, il conflitto d’interessi con le vicende paterne e con i benefit distribuiti generosamente dal governo alle banche ci appare grave tanto quanto lo spinoso caso della ministra Guidi e lasciar cumulare le due vicende avrebbe potuto avere un effetto dirompente, tanto più che Renzi per la Boschi ha parlato di inesistenza di un conflitto d’interesse, cosa che, invece, non ha potuto negare per la Guidi.
Resta un pastrocchio, senza alcun dubbio, perché è ben evidente l’incongruenza dei comportamenti da parte di Renzi e degli apparati del suo partito nella gestione differenziata delle due vicende.
Altra possibile e concatenata lettura. Si sacrifica la Guidi per salvare la Boschi un’altra volta, tanto più che nelle intercettazioni il nome di quest’ultima emerge a chiare lettere. Al punto che l’opposizione, ottenuto lo scalpo della Guidi, sta iniziando il pressing proprio contro la Boschi.
Ne esce male, malissimo, il PD. Non si può immaginare un conflitto d’interesse evocato quando fa comodo, a singhiozzi.
La perla delle perle nell’avvilente scenario resta, infine, Berlusconi, che invoca da par suo la illegittimità delle intercettazioni, che violerebbero la privacy, ma non cogliendone deliberatamente, il contenuto. Ancora una volta è dimostrato che senza questo strumento il marcio del paese resterebbe sotto traccia a beneficio dei potentati e delle lobby.
Il nostro resta un paese anormale, spudoratamente corrotto e con bugiardi al potere che interpretano le leggi non secondo le esigenze del paese ma per finalità strumentali.
Si potrà tenere ancora a lungo l’anello al naso della gente?

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno.

In copertina, Maria Elena Boschi e l’ex ministro Guidi (a destra)

Andrea Manzi

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