I vescovi campani danno ragione a Don Manganiello. Senza dirlo

I vescovi campani danno ragione a Don Manganiello. Senza dirlo

Chissà se il vescovo di Nola, Beniamino De Palma, ha ripetuto alla conferenza episcopale campana che si è svolta alla presenza del Cardinale Sepe, e che ha messo sotto accusa la gestione delle feste religiose e popolari (dopo le vicende di Barra e in passato di Nola) ha ripetuto quello che disse a giugno contro “l’anatema” di don Aniello Manganiello. Oggi i vescovi danno ragione al religioso guanelliano – che lanciò una petizione per fermare la festa dei Gigli – ma allora il vescovo intervenne, invece, «per affermare la distanza della Festa dei Gigli di Nola da logiche di gestione camorristiche ma soprattutto per testimoniare la ferma volontà della Chiesa di Nola, come di quella Campana, di lavorare per educare le coscienze a scelte di vita rispettose della convivenza civile e, per quanti, attraverso la devozione ai Santi testimoniano la fede in Cristo, rispettose della verità evangelica». Il Vescovo allora non si sentì di condividere «l’accusa generalizzata verso un intero popolo, verso un’intera città che attraverso la festa vuole ogni anno ripromettersi di essere migliore». Chissà se il Vescovo ha cambiato idea dopo che le feste popolari sono state poste all’attenzione della conferenza episcopale campana che si è riunita a Montevergine (Avellino) sotto la presidenza del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Nel corso della riflessione è stata sottolineata la delicatezza della problematica che troppo spesso registra una sostanziale confusione tra feste religiose e feste laiche. Ma per l’assemblea dei vescovi, cosa inquietante, grave e preoccupante, è il rischio di una ingerenza malavitosa che con fermezza la Chiesa condanna e respinge, affidandosi alla preziosa e insostituibile competenza dei livelli istituzionali preposti alla cura dell’ordine pubblico. In particolare la Cec sottolinea che le solennità propriamente religiose sono celebrate nelle chiese e poichè sono espressione di antica tradizione di pietà popolare spesso si articolano all’esterno dell’edificio sacro con processioni e manifestazioni pubbliche. Tali feste sono di esclusiva competenza e autorizzazione dell’autorità ecclesiastica che coinvolge in genere le forze dell’ordine per il necessario servizio di vigilanza e sicurezza. Ma, è stato ribadito durante la Cec altra cosa sono le feste popolari che nulla hanno di religioso e non sono riferibili all’autorità ecclesiastica, perchè attengono ad appositi comitati, fatti storici a consuetudini locali, a motivazioni culturali o folcloristiche o turistiche. Rispetto a tali manifestazioni la conferenza episcopale campana sottolinea e conferma “la totale estraneità della Chiesa, annunciando per l’occasione che prossimamente verranno definite e diffuse opportune norme per regolamentare lo svolgimento delle solennità religiose a carattere popolare”.

m.amelia

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