Il battesimo di Gesù, una vera teofania

Il battesimo di Gesù, una vera teofania
di Michele Santangelo

domenico_ghirlandaio_009_battesimo_di_gesù_1486Solo qualche giorno fa, con la festa dell’Epifania, abbiamo lasciato Gesù ancora bambino e fatto oggetto di adorazione da parte dei Re Magi. Durante le celebrazioni delle feste natalizie, i fatti considerati si sono susseguiti secondo un ordine cronologico, tutto sommato, corrispondente all’ordine in cui essi si erano verificati nella realtà. Con la celebrazione del Battesimo di Gesù, la liturgia ci fa compiere un salto di circa trent’ anni nel considerare la vita di Gesù, anni dei quali, nei vangeli non viene raccontato quasi nulla ed è il periodo che il Maestro  ha vissuto insieme alla sua famiglia di origine. Vengono raccontati solo alcuni episodi della sua infanzia. L’evangelista Luca ne fa una rapida sintesi, essi, però, proiettano una luce chiara sui trent’anni che Gesù trascorse a Nazaret. Dopo aver raccontato l’episodio della visita di Gesù al tempio dove il fanciullo appena dodicenne, all’insaputa dei genitori si ferma a discutere con i maestri, l’evangelista conclude: : “Partì dunque con loro (con i genitori) e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso. E la madre custodiva nel suo cuore tutte queste cose. E Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia davanti a Dio e davanti agli uomini”. Dopo di ciò lo ritroviamo, sulle rive del fiume Giordano, dove un profeta, Giovanni Battista, dopo aver trascorso un tempo abbastanza lungo nel deserto, predicando un cambiamento di vita e annunciando il tempo della liberazione ai poveri e agli oppressi, forse avendo nella mente e nel cuore le parole del profeta Isaia che si leggono nella prima lettura: “cercate il Signore mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona”. Il battesimo, infatti, che Giovanni “il Battezzatore” stava amministrando non era un gesto semplicemente rituale, né sacramentale come lo sarà poi nell’esperienza cristiana. Esso aveva soprattutto un valore morale, doveva, cioè, rappresentare un evento di conversione. Il Battista, peraltro, non è un miserabile, anzi la sua provenienza gli avrebbe consentito, se lo avesse voluto, un inserimento di tutto rispetto nella società del tempo, ma egli aveva operato una scelta, quella della povertà per essere completamente libero, in modo da potersi dedicare anima e corpo all’attività di preparazione dell’avvento del Messia. Ed è proprio al culmine di questa attività preparatoria che avviene un fatto straordinario, dopo che tanta gente si è convinta della necessità di un radicale cambiamento di vita per poter essere degna di un mondo dove regna la giustizia e la pace, che Giovanni annuncia come  prossimo venturo. Al Battista si presenta colui del quale egli andava dicendo che uno più forte di lui sarebbe venuto e al quale egli non era degno di “chinarsi per sciogliere i legacci dei suoi sandali” e che avrebbe battezzato nello Spirito Santo. In mezzo a quella folla che attende di immergersi nelle acque del fiume arriva Gesù, si mette in fila con i peccatori, umile tra gli umili, in spirito di assoluta condivisione, senza clamore e annunci particolari. Nel raccontarlo, l’evangelista sembra quasi volerlo far passare come un fatto assolutamente normale, ordinario: “Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni”.  Invece è una vera e propria Teofania: “E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Con il Battesimo di Gesù si ha una vera e propria teofania. Nel battesimo del Signore, Dio per mezzo dello Spirito Santo proclama Gesù suo Figlio, l’Unico, l’Amato e lo fa nel momento in cui Gesù stesso manifesta di essere assolutamente solidale con l’uomo, essendo egli entrato nella famiglia umana prendendone su di sé la fragilità e il peso della “carne”. S. Ambrogio afferma che Gesù, con il suo battesimo non riemerge dalle acque del Giordano da solo,  ma porta con sé in alto tutto intero il cosmo.

 

 

redazioneIconfronti

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