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Il bello e la “vera vita” sono qui, non li cerchiamo nell’altrove

Il bello e la “vera vita” sono qui, non li cerchiamo nell’altrove
di Pasquale De Cristofaro

L’Italia ha insegnato per anni il “bello” al mondo intero. La cultura e le arti italiane sono state il “canone” per eccellenza in secoli non tanto lontani e, ancora oggi, in molti settori siamo all’avanguardia. La nostra Costituzione, in modo poco rituale, ma con grande efficacia ha ribadito inequivocabilmente quanto il nostro vastissimo patrimonio culturale vada preservato. La politica, dal canto suo, avrebbe dovuto, invece che affossare definitivamente, rilanciare tale settore per ridare prestigio al nostro stremato paese. Purtroppo, in questi ultimi tempi, ha vinto la tesi che con la “cultura non si mangia” e, anzi, tale risorsa è stata percepita come un peso non più sostenibile per i sempre più fiacchi bilanci statali. Detto questo, sarebbe forse opportuno chiedersi, che cosa sia questo “bello” in generale? E se è possibile dare una definizione del “bello” in generale, cos’è bello, in particolare? È bello, forse, quel che piace? Ma così, non si relativizza un po’ troppo dando credito alle ormai spompate filosofie nichiliste degli ultimi anni? In realtà, fin dal famoso Simposio platonico, l’idea del “bello” che è passata nel nostro pensiero occidentale è un ideale al quale tutte le “cose belle” partecipano. Una operazione questa, non neutra ma che, invece, ha addirittura posto in essere la filosofia stessa; ha rappresentato, cioè, per il pensiero occidentale la condizione necessitante per il concetto di “metafisica”. La bellezza in sé non sarebbe dunque nelle singole cose ma in un “Ideale metafisico”, in un altrove difficile da cogliere nell’immediatezza del mondo fenomenico. Per raggiungere quest’Ideale di bellezza, all’uomo non resta che salire una “ scala della bellezza”, che lo condurrà in un mondo di essenze pure dove il corporeo ha ceduto definitivamente il passo all’incorporeo. Il pensiero orientale, in opposizione alla nostra tradizione, ha, invece, sempre inteso il bello legato in modo indissolubile alla vita”. L’Occidente ha così, come sdoppiato il mondo; l’Oriente ha, al contrario, imparato a convivere in una prospettiva di trasparenza mutante. Ha imparato, cioè, a non aver paura di ciò che naturalmente cambia senza essere ossessionato dall’idea di “consistenza”. Per noi, da allora, il bello Ideale è qualcosa che sussiste al di là di ogni cambiamento. Una cosa verso la quale aspirare con purezza di cuore. In questo modo, però, si consuma e si spreca la vita vera in attesa di una pienezza futura e, forse, illusoria. È possibile separarci dalla dolorosa vera vita che si consuma nel tempo dislocando la “vita vera” in un eterno e immutabile altrove?

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