Sab. Lug 20th, 2019

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Il bene comune c’entra qualcosa con lo Stato?

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di Antonio Memoli
di Antonio Memoli

BeneComune

Senza il ‘bene comune’ non si potrebbe capire l’esistenza stessa della società. La politica, la gestione dello Stato fatta dai nostri politici ha realizzato una cosa bellissima, un antidoto al  bene comune: il futuro derubato ai giovani, il debito pubblico che schiaccia l’economia, i privilegi delle caste. In una sorta di gioco al contrario sembra proprio che quasi tutto quello che lo Stato fa è dannoso per quasi tutti. Ma noi sappiamo che il bene comune deve essere qualcosa nell’interesse di tutti, che addirittura chi fa del male deve poter auspicare almeno per sé.  Lo Stato deve essere l’espressione sostanziale in un contesto giuridico-formale del bene comune. Oggi si è persa coscienza del ruolo dello Stato ed è questa perdita di coscienza, questa conoscenza che andrebbe recuperata prima di cercare di arginare qualsiasi altra privatizzazione dei beni comuni. Oggi di fatto lo Stato è privatizzato. Sarà che oggi va di moda immaginare, dire, affermare che lo Stato siamo noi che distrattamente cosi facendo ci siamo dimenticati che lo Stato è un bene comune e del quale nessuno ne può disporre per propri fini, interessi, progetti, idealizzazioni. Se oggi infatti vogliamo individuare una dittatura essa la scoviamo in quell’offuscamento che viene fatto della dicitura che avverte che lo Stato è un bene comune, lo Stato oggi è considerato un bene privato da gestire perché si è avuto un mandato elettorale o perché si è un burocrate iperspecializzato. Si tratta dunque di un governo, di amministratori, di politici che si sono impossessati dello Stato. Non a caso oggi assistiamo ad un paradigma comportamentale che allontana la forma perché non funzionale , non efficace e rende tutto disponibile al singolo capriccio/scelta privata, come se chi governa non sia altro che un privato cittadino che è lì perché inviato da altri privati cittadini senza alcun obbligo di norma che non sia il sondaggio quotidiano. Un dato visivo su tutti, oggi gli incontri tra politici, governanti, vengono sempre più spesso presentati nella forma degli incontri informali fra amici, in luoghi privati, ville, isolotti e dacie vacanziere.

Dovremmo prima ricordarci di noi stessi che siamo privatizzati dalle mode e dal cosi si fa, per poi accorgerci ancora una volta che lo Stato è un bene comune e forse arrivare ad una rivoluzione copernicana sul nostro pensare lo Stato.  Secondo Rousseau soltanto la volontà generale può guidare lo Stato a realizzare il bene comune, perché la sovranità, inalienabile e indivisibile, deve esprimersi in un corpo collettivo. Ma infine la volontà generale, per Rousseau, non coincide con la somma delle singole volontà individuali e private: essa è una realtà nuova e autonoma.

J.J. Rousseau, Il contratto socialeLa volontà generale soltanto può dirigere le forze dello Stato secondo il fine per cui questo è stato istituito, cioè il bene comune; […] Spesso vi è una gran differenza fra la volontà di tutti e la volontà generale: questa ha di mira soltanto l’interesse comune, l’altra ha di mira l’interesse privato e non è che una somma di volontà particolari […] Occorre quindi, per avere l’espressione vera della volontà generale, che non vi sia nello Stato alcuna società parziale e che ogni cittadino pensi con la propria testa”.

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