Il bene discreto

Il bene discreto
di Michele Santangelo

DM_02_08Leggendo i brani di sacra scrittura di questa VI domenica del tempo ordinario ho pensato che la prima e la terza lettura, l’una tratta dal libro del Levitico, l’altra dal Vangelo di Marco, sono strettamente legate tra di loro e, paradossalmente, per contrasto.  Al centro c’è sempre l’uomo, caso portatore di un’umanità ferita, miserevole, in condizione di totale marginalità. Nel Levitico è presentata la condizione del lebbroso, portatore di un’esperienza tragica, agghiacciante, condannato a girare per le strade gridando: “Immondo! Immondo!” affinché tutti ne stessero lontani per non correre il rischio di essere contaminati. Nel Vangelo, il protagonista è sempre lui, il lebbroso, lo stesso rottame di uomo, ma questa volta decisamente più fortunato, in quanto sulla sua strada non incontra solamente gli obblighi della legge ebraica, preoccupata di apprestare ogni possibile difesa della società contro un contagio sempre incombente, legge che non si preoccupa di chi sta male ma di chi sta bene; incontro a Lui va Gesù  che non solo non lo evita, ma gli stende la mano, lo tocca e addirittura lo guarisce. Sono presentate così due situazioni assolutamente contrastanti: da un lato, l’immagine del lebbroso secondo la legge è quella dell’uomo escluso, allontanato ed emarginato, un uomo disgregato nel corpo che cade a pezzi, ma disgregato anche nello spirito, perché la sua malattia racconta a tutti che egli porta addosso gli effetti del peccato, secondo la visione della Legge ebraica.  Nell’esperienza d’Israele, infatti, la sanità del corpo e la malattia erano legate alla fedeltà o meno all’ alleanza. Il modo assolutamente nuovo di Gesù di rapportarsi con la malattia potrebbe indurci a pensare che con ciò Egli volesse rinnegare tutte le tradizioni religiose di cui egli stesso era figlio. Ma a riguardo egli è chiaro: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”.  Nel portare a compimento la legge antica, comunque spesso a Gesù capita di apportare una vera e propria rivoluzione, come nel caso raccontato da Marco. La tradizione ebraica metteva al centro la legge e le sue prescrizioni, per Gesù, invece, la legge è per l’uomo e non viceversa. Nel caso della lebbra soprattutto, esisteva un vero e proprio “statuto del lebbroso” che comportava per il poveretto l’esclusione dalla convivenza comune, in quanto con la malattia sopraggiungeva per l’individuo una condizione di impurità. Pertanto il malato era escluso perfino dalla frequenza dei luoghi di culto. Ma Gesù, opera in favore dell’ammalato una reintegra totale. Una volta liberato il lebbroso dalla malattia, lo reintroduce nella frequenza della città e in quella della comunità e, anche per non accreditare per sé l’immagine di uno che turbava l’ordine costituito, lo invita ad osservare le prescrizioni previste nel caso di guarigione: “…va’, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato a testimonianza per loro”. Voglio sottolineare un particolare della scena che si svolge tra Gesù e il lebbroso. Questi, nel vederlo, intuisce che in Lui sta la sua salvezza, ed al grido di “immondo” che gli impone la Legge nell’incontrare le persone sostituisce, con fede ma anche con umile franchezza, l’invocazione: “se vuoi, puoi purificarmi”. A questo punto si innesca una specie di meraviglioso crescendo: “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». ”E subito la lebbra scomparve…” Quello di tendere la mano e toccarlo non è il tocco distaccato della bacchetta magica, ma è il gesto amorevole per infondere fiducia, speranza, sicurezza e il miracolo avviene. Dopo di che Gesù non va alla ricerca di meriti, né gli interessa farsi propaganda: “Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote…” La lezione per noi: anche il bene va fatto con discrezione, prestando attenzione  alla dignità di chi riceve, affinché non si senta umiliato e schiacciato dal proprio bisogno.

 

 

redazioneIconfronti

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