Il Cardinale Sepe scomunica i camorristi: in chiesa nemmeno da morti

Il Cardinale Sepe scomunica i camorristi: in chiesa nemmeno da morti

«Chi semina morte raccoglierà solo morte. Se gli uomini dei clan non si pentono, così ho detto ai miei sacerdoti, non potranno entrare in chiesa neanche da morti». L’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe (foto), lancia il suo anatema proprio mentre ricorda le vittime innocenti della camorra. La Chiesa cattolica di Napoli con le altre confessioni religiose dovranno «tutte insieme fare – ha auspicato – una barriera per arginare il dilagare del male», male che troppo spesso significa dolore e morte; sangue di mamme, padri e giovani innocenti. E così questa sera cattolici, ortodossi, buddisti, evangelici, protestanti e islamici si sono ritrovati fianco a fianco – in una marcia silenziosa da piazza Carità alla galleria Umberto, nel cuore della Napoli straziata dai morti di camorra – per dire che la città onesta vuole dire no alla criminalità e che vuole vivere dei «quei valori autentici religiosi e civili». E per gli uomini dei clan, se non si convertiranno, non si pentiranno sinceramente, ha ammonito ancora l’arcivescovo di Napoli le porte delle parrocchie rimarranno sbarrate, «perché non sono degni di ricevere i sacramenti e neanche quando muoiono possono entrare in chiesa». I vescovi della Campania stanno facendo sentire la loro voce. A Castellammare di Stabia l’arcivescovo Alfano, dopo una lunga polemica, ha impedito che la processione del santo patrono passasse sotto la casa di un presunto boss. «E’ gente spietata che ha venduto la dignità», ha aggiunto Sepe. «Ai camorristi dico convertitivi», ha detto perché loro «non distruggono solo le loro famiglie ma anche le nostre comunità». «Come i ragazzi che nascono a Gaza e vivono con la guerra – ha detto Lorenzo Clemente, il marito di Silvia Ruotolo uccisa mentre rientrava a casa mentre era a prendere il figlio a scuola – i nostri figli crescono in un paese che è in guerra». A Napoli le «vittime innocenti della camorra sono sempre in mezzo a Napoli, vivono con noi» ha aggiunto il cardinale Crescenzio Sepe salutando Rosanna, la fidanzata di Lino Romano, il giovane ucciso nelle scorse settimane per uno scambio di persona dai sicari della clan in guerra per il controllo dello spaccio della droga. La ragazza in corteo ha esposto uno striscione con la scritta: «Siamo di più».

m.amelia

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