Home
Tu sei qui: Home » Blog/Inchiesta » Il Cavaliere non ce la fa più, getta la spugna e indice le primarie

Il Cavaliere non ce la fa più, getta la spugna e indice le primarie

Il Cavaliere non ce la fa più, getta la spugna e indice le primarie

Dopo diciannove anni, da quel novembre 1993 che lo vide schierarsi con Gianfranco Fini candidato al Comune di Roma, Silvio Berlusconi per la prima volta non sarà della partita, non si ripresenterà come candidato a premier. Lo rende noto lo stesso esponente Pdl con una dichiarazione in cui dice di farlo “per amore dell’Italia”. Farà solo il consigliere dei giovani. Sempre Berlusconi annuncia le primarie per il Pdl il 16 dicembre. Probabilmente, hanno pesato su questa decisione anche i sondaggi molto sfavorevoli. «Con elezioni primarie aperte nel Popolo della Libertà, sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni. Il movimento fisserà la data in tempi ravvicinati (io suggerisco quella del 16 dicembre), saranno gli italiani che credono nell’individuo e nei suoi diritti naturali, nella libertà politica e civile di fronte allo Stato, ad aprire democraticamente una pagina nuova di una storia nuova, quella che abbiamo fatto insieme, uomini e donne, dal gennaio del 1994 ad oggi». Lo scrive in una nota Silvio Berlusconi, lanciando elezioni primarie per il Pdl. «Lo faranno con un’investitura dal basso – spiega – nella quale ciascuno potrà riconoscere non solo i suoi sogni, come in passato, e le sue emozioni, ma anche e soprattutto le proprie scelte razionali, la rappresentanza di idee e interessi politici e sociali decisivi per riformare e cambiare un paese in crisi, ma straordinario per intelligenza e sensibilità alla storia, che ce la può fare, che può tornare a vincere la sua battaglia europea e occidentale contro le ambizioni smodate degli altri e contro i propri vizi», conclude.
«Siamo stati chiamati spregiativamente populisti e antipolitici della prima ora. Siamo stati in effetti sostenitori di un’idea di alternanza alla guida dello Stato sostenuta dal voto popolare conquistato con la persuasione che crea consenso. Abbiamo costruito un’Italia in cui non si regna per virtù lobbistica e mediatica o per aver vinto un concorso in magistratura o nella pubblica amministrazione. Questa riforma “populista” è la più importante nella storia dei centocinquant’anni dell’unità del Paese, ci ha fatto uscire da uno stato di sudditanza alla politica dei partiti e delle nomenclature immutabili e ha creato le premesse per una nuova fiducia nella Repubblica», ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio. «Sono personalmente fiero e cosciente dei limiti della mia opera e dell’opera collettiva che abbiamo intrapreso, per avere realizzato la riforma delle riforme rendendo viva, palpitante ed emozionante la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini. Questo non poteva che avere un prezzo, la deriva verso ideologismi e sentimenti di avversione personale, verso denigrazioni e delegittimazioni faziose che non hanno fatto il bene dell’Italia. Ma da questa sindrome infine rivelatasi paralizzante siamo infine usciti con la scelta responsabile, fatta giusto un anno fa con molta sofferenza ma con altrettanta consapevolezza, di affidare la guida provvisoria del paese, in attesa delle elezioni politiche», a Mario Monti. «Il nostro futuro è in una Unione più solida e interdipendente, in un libero mercato e in un libero commercio illuminato da regole comuni che vanno al di là dei confini nazionali, in una riaffermazione di sovranità che è tutt`uno con la sua ordinata condivisione secondo regole di parità e di equità fra nazioni e popoli», ha concluso Silvio Berlusconi.
Ed una delle prime reazioni è proprio di Daniela Santanchè che dice: «Devo dire che Berlusconi ha fatto bene a fare questa dichiarazione così ha tolto l’immobilismo politico. Certamente che mi candiderò dopo la battaglia che ho fatto. Non ho paura di nessuno e credo che ci sono tante personalità di cui auspico la candidatura. Ognuno farà la sua competizione, poi vincerà chi avrà raggiunto maggior consenso». E’ quanto affermato l’esponente del Pdl che nei giorni scorsi aveva chiesto la “rottamazione”. La Santanché lancia ufficialmente la sua candidatura alle primarie del centrodestra. Sulla sua idea di partito aggiunge: «La mia idea di partito è innanzi tutto quella di trovare il nome giusto del partito, poi adotterò lo slogan del meno 50% sul costo della politica. Inoltre non accetterò che in nome dell’Europa si uccidano le famiglie e gli italiani non dovranno imparare il tedesco».
Mentre invece Pierferdinando Casini replica: «Per me dopo Monti c’è Monti, non c’è Alfano, Vendola o Renzi». Così il leader dell’Udc dice che se Monti non fosse disponibile a ripetere l’esperienza di Governo «noi avremo bisogno ancora di chiedere a una personalità di questo tipo di continuare il lavoro», ha precisato Casini, che ha ribadito l’intenzione di presentare una “lista per l’Italia” con «persone che stanno in questo Governo» e rappresentanti della “società civile”. Casini ha aggiunto: «Se questo nostro lavoro sarà condiviso da altri nel Pdl e nel Pd, magari». Quanto al Pdl, «la linea del Pdl se è quella della Santanché, non la condividiamo», mentre «Alfano è diverso, è una persona che io stimo e speriamo venga emancipato da questa scelta di Berlusconi perché ce n’è bisogno».

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 1291

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto